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martedì 28 febbraio 2017

Tortelli di frolla e mele per Carnevale

Non ho mai amato le feste di Carnevale. Fin da bambina ero super timida e l’idea di vestirmi da maschera mi atterriva. Ho una ‘bellissima’ foto, avrò avuto forse 6 anni, io e mia sorella mascherate da Primavera con un vestito coloratissimo, svolazzante e pieno di fiori e farfalle, la sottogonna di tulle che lo rendeva un po’ da principessa e le maniche lunghe orlate di trina. Abbiamo entrambe in mano un panierino pieno di coriandoli, lei ride allegrissima io piango disperata. Questa era la mia visione del Carnevale da bambina.
Per quello che ricordo io, ho partecipato ad un’unica festa di Carnevale, a parte quelle ‘obbligatorie’ organizzate dalle maestre dell’asilo e poi della scuola. Quando facevo la terza media, la mia compagna di banco organizzò la festa del suo quattordicesimo compleanno proprio il giorno del sabato di Carnevale. Non so perché ci tenessimo così tanto a festeggiare i 14 anni, ma non potevo mancare. Ovviamente la festa era in maschera e ovviamente non erano ammesse partecipazioni .. in borghese. Così fui costretta a improvvisare qualcosa che non fosse troppo distante dal mio abbigliamento consueto, niente trucco paradossale, abiti coloratissimi e strani o cappellini di carta. Non avevo nemmeno una dose sufficiente di humor per scegliere una maschera ‘maschile’, che so, cow boy o cose del genere. Decisi di vestirmi da ballerina forse o da piccola principessa, non ricordo che titolo avessi dato alla mia maschera. Avevo un maglioncino di angora bianco (che portavo regolarmente sui jeans perché all’epoca vivevo in jeans) ed ero riuscita a procurarmi non so dove una sottana di tulle azzurro pallido lunga ben oltre il ginocchio. Avevo scelto un paio di ballerine di pelle lucida celeste cielo che avevano un piccolo pon pon argentato sulla punta e mia mamma con grande pazienza mi aveva applicato sul tulle della sottana una quantità di stelle argentate. A pensarci ora era una maschera davvero graziosa. Di quella festa ricordo solo tre cose: che i genitori della mia amica avevano trasformato il giardino della loro casa in un bosco di rificolone (le lanterne di carta coloratissime che fanno parte della tradizione fiorentina), sembrava una foresta incantata, che fino all’ora di cena quando i miei genitori vennero a prendermi rimasi seduta a mangiare noccioline in una poltroncina vicino al camino acceso perché avevo freddo, che appena arrivata a casa mi sentii male, forse a causa delle troppe noccioline o dell’influenza. Quella è stata la mia prima e ultima festa di Carnevale (anche se mai dire mai nella vita, ma non è il mio genere). Questo non significa che non mi piaccia il Carnevale, ogni martedì grasso a casa nostra si cena con un antipasto leggero, un piatto di verdure e una quantità di dolci che per due è davvero esagerata. Non possono mancare i cenci fritti, piccoli bomboloni ripieni di marmellata e da qualche anno ho inserito nei miei dolci tradizionali questi tortelli di frolla ripieni di mele, li ho sperimentati variando il ripieno, ma questa versione è quella che preferisco.




TORTELLI DI FROLLA E MELE




Ingredienti per 10 tortelli (il numero dipende dal diametro dello stampino utilizzato, il mio è 5 cm):

Per la frolla:

80 gr di burro
80 gr di zucchero a velo
2 tuorli di uovo
200 gr di farina ‘00’
1 pizzico di zenzero in polvere

Per il ripieno:
1 mela renetta
1 limone bio
1 cucchiaino di caffè di cacao amaro in polvere
1 pizzico (generoso) di cannella
15 mandorle private della buccia

In una terrina mescola il burro a temperatura ambiente con lo zucchero a velo e lo zenzero.
Appena il composto si amalgama aggiungi i tuorli d’uovo. Mescola rapidamente e inserisci la farina setacciandola sul composto, poco alla volta. Aggiungi farina fino a quando la pasta è lavorabile con le mani (potrebbero bastare 180 gr, dipende dalla grandezza delle uova).
Trasferisci l’impasto su un piano infarinato e impasta rapidamente formando un panetto.
Avvolgilo nella pellicola e metti a riposare in frigorifero per almeno 2 ore.
Mentre la pasta riposa in frigorifero prepara il ripieno.
Lava e sbuccia la mela, tagliando ogni spicchio in cubetti piuttosto piccoli (altrimenti sarà difficile chiudere i tortelli se la mela è affettata troppo grande).
Metti i cubetti di mela in una terrina, aggiungi la buccia del limone grattugiata, un cucchiaio o due di succo di limone per non fare annerire la frutta e il cacao amaro. Amalgama tutto e metti a riposare in frigo.
Tosta le mandorle in una padellina antiaderente per qualche minuto, in modo che diventino un poco abbrustolite e croccanti. Quando sono tiepide tagliale grossolanamente.

Trascorso il tempo di riposo della pasta, accendi il forno a 160 gradi.
Stendi la pasta su un piano infarinato in una sfoglia abbastanza sottile.
Usando un tagliapasta (io di solito li faccio rotondi, ma sono molto belli anche rettangolari) ricava 20 cerchi di pasta.
Aggiungi le mandorle alle mele e metti un cucchiaino di questo composto su metà dei cerchi preparati (se il composto di mele avanza, puoi farlo cuocere rapidamente in una pentolina e servire a parte con del gelato). Sovrapponi a ciascuno dei cerchi con il ripieno un altro disco di pasta in modo da chiudere i tortelli, sigilla bene con le mani e metti i tortelli in una teglia foderata di carta da forno.
Fai cuocere in forno già caldo per 20 minuti o fino a quando i tortelli avranno un colore dorato.
Servili tiepidi o freddi (non caldi) spolverati di tanto zucchero a velo.
Si conservano solo un giorno in una scatola di latta per biscotti.

EASY: da preparare per una festa di Carnevale tra bambini, un po’ più leggeri dei soliti dolci fritti (che però sono buonissimi!).



CHIC: da servire con il tè e pochissima panna appena montata anche alle mamme dei piccoli invitati e alle amiche di sempre.


venerdì 6 gennaio 2017

Sorbetto al Mandarino

Non ho mai considerato il 31 dicembre una vera festa e non mi piacciono le feste di capodanno, quelle con i cappellini, la musica a tutto volume e i giochi da tavolo. La mia festa di capodanno ideale sarebbe una cena a due con una tavola apparecchiata come piace a me, una musica lieve in sottofondo e tante candele accese. Da qualche anno trascorriamo capodanni molto tranquilli in compagnia dei soliti quattro amici, una cena a casa, per la quale ognuno prepara qualcosa. In montagna davanti ad un grande camino acceso oppure in città, l’occasione per noi ‘ragazze’ per divertirsi a indossare un abito un po’ più aggraziato e leggero al riparo del caldo dei termosifoni, invece dei soliti jeans e maglioni pesantissimi.
Quest’anno cena in città, appuntamento per le nove, eravamo invitati quindi liberi fino a quell’ora. Abbiamo fatto una passeggiata in centro, in una città insolitamente silenziosa e tranquilla per essere sabato sera. Non c’era quasi nessuno per le strade e ci siamo divertiti ad indovinare quali case ospitavano una festa: alcune finestre erano solo debolmente illuminate, da altre si intravedevano alberi decorati di mille lucine, altre ancora avevano luci intermittenti sui terrazzi e l’eco di musica e chiacchiere. Quella cui eravamo diretti noi aveva le finestre riparate da tende pesanti dietro le quali si intravedeva il lampadario acceso e una piccola ghirlanda di rami di abete e lucine brillanti appesa al balcone. Abbiamo iniziato a cenare alle nove in punto, aperitivo in piedi, poi una cena lenta e molto piacevole in assoluto relax. Poco prima di mezzanotte abbiamo spento lampadari e abat jour e la stanza è rimasta illuminata solo dalle luci bianchissime che avvolgevano l’albero di natale e da una quantità di candele sparse ovunque sulla tavola e vicino ai divani. A mezzanotte sono comparsi un vassoio di marrons glacés, uno di cioccolatini – in queste feste ho mangiato una quantità di cioccolato.. oltre ogni limite – e una bottiglia di prosecco. Abbiamo stappato, brindato con il rituale cin cin e scambio di baci sotto il vischio e fatto gli auguri a quelli a cui vogliamo bene, che festeggiavano lontani da noi. Anche quest’anno avevamo una piccola scorta di palloncini bianchi cosparsi di polvere argentata che abbiamo lasciato volare nel vento con i nostri desideri, piccoli o grandi, ognuno i suoi. All’una eravamo a casa. Il mio contributo alla cena sono stati gli antipasti e questo sorbetto al mandarino cosparso di chicchi di melagrana che sono bellissimi da vedere e – dicono – beneauguranti.
Buon anno a tutti e un bacio speciale al mio papà perché oggi è il suo compleanno!!


SORBETTO AL MANDARINO


(le dosi sono per circa 300 gr di sorbetto)

250 ml di succo di mandarino (per ottenerlo io ho spremuto 700 gr di mandarini)
100 gr di zucchero semolato
100 ml di acqua

In un pentolino metti l’acqua e lo zucchero e fai sciogliere sul fuoco a fiamma bassissima in modo da ottenere uno sciroppo fluido. Lo zucchero deve sciogliersi completamente ma non deve mai arrivare a bollire. Appena è pronto togli dal fuoco e lascia raffreddare.
Mentre lo sciroppo si raffredda, spremi i mandarini e misura 250 ml di succo. Filtralo e quando lo sciroppo di acqua e zucchero è freddo, aggiungilo al succo di mandarino filtrato. Mescola e versa tutto in un recipiente che possa andare nel congelatore.
Copri con pellicola e metti il mix di succo e sciroppo ne congelatore.
Ogni due ore estrailo, mescola in modo che on si formino cristalli di ghiaccio troppo spessi e rimetti nel congelatore.
Dopo 8 ore e .. 4 mescolate il sorbetto è pronto.
E’ più buono se prima d servirlo sta una 10 / 15 minuti a temperatura ambiente, in modo da tornare più cremoso.

EASY: puoi servirlo nel pomeriggio a chi non gradisce il tè. Prepara dei mezzi mandarini, privandoli della polpa interna e utilizzando le mezze scorze come ciotoline: servi il sorbetto all’interno dei mezzi mandarini cosparso di chicchi di melagrana.



CHIC: a fine pasto come dessert molto light. Mi piace servirlo all’interno dei calici da spumante con sopra, se piace, poco prosecco insieme ai chicchi di melagrana.



lunedì 31 ottobre 2016

Muffins neri con ragnatele di meringa

Più passa il tempo e più mi convinco che la vita debba essere affrontata con leggerezza e un pizzico di ironia. Non parlo dei problemi veri e importanti che tengo fuori dai discorsi frivoli e piuttosto sciocchi di questo blog. Mi riferisco ai piccoli contrattempi di ogni giorno che, se presi troppo sul serio, possono rendere la vita una specie di corsa a ostacoli difficilissima. Facevamo questa considerazione qualche sabato fa con una mia amica, sedute di fronte alla solita tazza di tè… beh solita per modo di dire. Tazze e teiera erano appoggiate su tre pile di libri di altezze diverse, io ero seduta su una poltrona di rattan che starebbe benissimo nell’angolo di un giardino invece che in una grande stanza completamente invasa di scatole di cartone mezze vuote e lei era riuscita a recuperare una vecchia sedia di cucina con il sedile di paglia quasi consumato. A maggio lei e il marito hanno deciso di lasciare la città e trasferirsi in campagna, non toppo lontano, quel tanto che basta per avere un po’ di aria pulita e spazio sufficiente a far crescere tre bambini. La casa che hanno scelto non era proprio in buone condizioni ma l’architetto e una squadra di operai molto convincenti le avevano assicurato che tre mesi di lavoro intenso l’avrebbero resa perfetta. Bastava rinunciare alle vacanze e impegnarsi a fondo. Così è stato. Di mesi ne sono passati cinque e la casa è ancora in condizioni scoraggianti. Le mattonelle soggiornano ancora nelle loro scatole, sparse un po’ ovunque, qua e là ci sono secchi di vernice ancora intatti, l’imbiancatura è lontana e mucchi di calcinacci invadono il giardino. Nel frattempo il marito è stato trasferito per un anno all’estero, così lontano che non riesce a rientrare più di una volta al mese. Lei il venerdì sera dopo una settimana di lavoro, treni, asili, scuole e impegni vari suoi e dei bimbi, carica la macchina con tre figli – il più ‘grande’ ha sette anni -, qualche scatolone di attrezzi, una buona dose di cibo quasi pronto, qualche giocattolo indispensabile e si trasferisce lì, per un fine settimana all’insegna della lotta con gli operai. Che, pare, non hanno ben chiaro che la proprietaria è lei e insistono a fare come vogliono.
"E' l'anno giusto per festeggiare Halloween" - mi ha detto. Fino ad ora aveva cercato di resistere e spiegare ai bambini – piuttosto delusi -  che Halloween non è una festa della nostra tradizione e che per vestirsi da strega o fantasma dovevano aspettare Carnevale. Quest’anno ha ceduto, un po’ per la stanchezza (‘non posso combattere anche con loro tre’) un po’ .. chissà.. magari nella notte delle streghe qualche strega di quelle ‘serie’ o un fantasma amante dei veri ruderi decide di fermarsi .. e dare una mano! L’idea mi è sembrata pienamente convincente e poiché anche a me in questo momento farebbe comodo un po’ di magia ho deciso per la prima volta anche io di festeggiare Halloween. Niente di che, certo non vado in giro con il cappellone nero a punta e una veletta nera cosparsa di ragni finti, ma ho comprato una dose generosa di candele bianche e arancioni, zucche ornamentali da spargere qua e là sulla tavola e preparato per cena un menu stregato. Per colazione questi muffins neri con le ragnatele di meringa. Certo le ragnatele sono tutt’altro che perfette e ho cercato inutilmente dei ragni di glitter argentato per completare la decorazione, ma ho deciso proprio all’ultimo momento e il tempo per organizzarsi bene e fare qualche prova-ragnatela in più non c’è stato.
In omaggio a ragnatele e fantasmi, leggeri ed evanescenti questi muffins sono davvero light: niente burro, solo un po’ di olio e un solo uovo.


MUFFINS NERI CON RAGNATELE DI MERINGA



Ingredienti per 8 muffins medi o 6 muffins grandi

Per i muffins:

125 gr di yogurt bianco intero
30 gr di olio extra vergine di oliva dal gusto delicato (io ho utilizzato un olio ligure)2
100 gr di latte intero
1 uovo
180 gr di farina “00”
180 gr di zucchero semolato
20 gr di cacao amaro
2 cucchiaini da caffè di lievito per dolci

Per le ragnatele di meringa:

40 gr di albume d’uovo
40 gr di zucchero a velo
40 gr di zucchero semolato.

Prepara anche il giorno prima le ragnatele di meringa.
Scalda il forno a 100 gradi.
Rivesti una teglia con carta da forno, ungila appena appena con un filo di olio di semi insapore.
Mescola insieme i 2 tipi di zucchero e suddividi il composto di zucchero in due parti.
Metti in una ciotola gli albumi e inizia a montare con un frullino o un mixer. Dopo qualche minuto aggiungi la metà del composto di zucchero e continua a montare fino a quando gli albumi saranno a neve ben ferma.
A questo punto incorpora a mano l’altra metà dello zucchero agli albumi montati, utilizzando una spatola di silicone e facendo attenzione a non smontare il composto.
Quando lo zucchero è tutto incorporato, riempi con la meringa una tasca da pasticcere e forma direttamente sulla teglia le ragnatele. Ci vuole un po’ di pratica, ammetto che le mie siano venute piuttosto male.
Cuoci in forno a 100 gradi 30 / 40 minuti (il tempo di cottura dipende un po’ dal forno). Lascia raffreddare le ragnatele prima di utilizzarle, si rompono molto facilmente.
Con questa dose di albumi otterrai molte ragnatele, alcune servono ‘di scorta’, con il resto della meringa puoi preparare mini meringhe con una bocchetta a stella oppure delle meringhette a forma di fantasmino per restare in tema.

Per preparare i muffins:
Prepara gli stampini, io utilizzo gli usa e getta di alluminio e all’interno inserisco i pirottini di carta.
Scalda il forno a 180 gradi.
La tecnica è sempre la stessa: si mescolano da una parte tutti gli ingredienti liquidi, dall’altra tutti i solidi e poi si uniscono i due composti (i solidi nei liquidi) mescolando il meno possibile per ottenere muffins soffici. Sembra strano ma è così.
Setaccia in una ciotola la farina con il cacao, unisci lo zucchero e il lievito e mescola in modo da amalgamare gli ingredienti.
In un’altra ciotola inserisci gli ingredienti umidi: yogurt, latte, olio e l’uovo appena sbattuto. Mescolali fino ad ottenere una miscela omogenea. 
Versa il mix di farina e zucchero nella ciotola con  gli ingredienti umidi ; mescola rapidamente, quel tanto che basta ad amalgamare i due composti.
Riempi gli stampini che hai preparato e cuoci in forno già caldo a 180 gradi per 20 minuti.
Quando i muffins sono freddi, decorali con le ragnatele di meringa e qualche cioccolatino a forma di zucca.


EASY: per una colazione o una merenda ‘spaventosa’, servili accompagnati da una tazza di tè aromatizzato all’arancia e una coppettina di panna (non dolcificata, c'è già la meringa) per chi proprio ha voglia di esagerare.






CHIC: confeziona ogni muffin in una bustina di plastica per alimenti, aggiungi una ragnatela di meringa e un cioccolatino a forma di zucca. Chiudi con un nastro arancione e la sagoma di una strega ritagliata in cartoncino nero. Sistemali su un bel vassoio e distribuiscili ai bambini questa sera.



venerdì 25 marzo 2016

Pan di Ramerino

Se qualcuno oggi mi offrisse di assaggiare il pan di ramerino probabilmente direi ‘no grazie’. Perché nel pan di ramerino c’è l’uvetta e io in genere evito tutto quanto la contiene perché non la amo per niente. E invece questi panini fanno eccezione, li preparo con l’uvetta e riesco anche a mangiarli! E’ uno di quei casi in cui i ricordi di quando si era piccoli sono superiori a qualsiasi antipatia. Il pan di ramerino è un pane che si fa in Toscana (a Firenze soprattutto) alla fine della quaresima. E’ insaporito con olio aromatizzato con il rosmarino (ramerino, appunto) e ricco di uvetta. Io da piccola lo mangiavo scartando accuratamente l’uvetta e me lo ricordo profumato e bellissimo nella panetteria dove si serviva mia mamma. Qualche giorno prima della Pasqua comparivano queste pagnottine rotonde, lucide di zucchero con una piccola croce segnata sopra, come vuole la tradizione. Li trovavamo per merenda quando tornavamo da scuola: mi è sempre piaciuto il tè e questi panini spalmati con un velo di marmellata, soffici e lievemente zuccherini mi piacevano tantissimo. Poi siamo andati via da Firenze e del pan di ramerino ce ne siamo dimenticati tutti. L’ho riscoperto qualche anno fa, in una Pasqua piena di acquazzoni che io e mio marito abbiamo trascorso a Firenze, bighellonando tra musei e negozietti di artigianato e specialità. Li ho visti in vetrina e in un attimo mi sono ritrovata piccola, seduta in cucina davanti ad una tazzina di tè, in attesa delle vacanze di Pasqua. Abbiamo scelto il fornaio che ci piaceva di più, ne abbiamo comprati una mezza dozzina appena sfornati, ancora tiepidi e li abbiamo mangiati con grandissimo gusto passeggiando sotto l’acqua. E adesso da qualche anno li faccio in questo periodo per la colazione, la tradizione vuole che il pan di ramerino si prepari per il giovedì santo.
Ed è singolare come tradizioni simili si ritrovino in paesi tanto diversi. In Gran Bretagna in questo periodo preparano gli hot cross buns, naturalmente non con l’olio, ma con una dose generosa di burro, spezie e uvetta e con una piccola croce che li decora. Esattamente come da noi.
Qualche nota. Il gusto di questi panini può essere .. dosato a piacere. Se piace, il sapore del rosmarino può essere molto acuto, io preferisco che si senta solo lievemente. Per renderlo più intenso aumentate la quantità di aghi di rosmarino e prolungate il tempo di infusione nell’olio prima di utilizzarlo per fare il pane. Discorso analogo per l’uvetta. Io ne metto giusto un pizzico perché non mi piace e la lascio rinvenire solo in acqua tiepida. C’è chi invece abbonda e sceglie di tenerla a bagno nel vinsanto per dare ai panini un gusto ancora più deciso. Come tutte le ricette della tradizione ne esistono tante versioni, tutte simili ma .. personalizzate.  

PAN DI RAMERINO



Ingredienti per una decina di panini

Per il preimpasto:

150 gr di farina W260 
5 gr di lievito di birra fresco
100 gr di acqua

Per l’impasto:

350 gr di farina 00
75 gr di zucchero semolato
180 gr di acqua
20 gr di olio extravergine di oliva possibilmente toscano
1 cucchiaio da minestra di aghi di rosmarino fresco
5 gr di sale
50  gr di uvetta (ma se volete abbondate, io ne metto davvero poca)

Per la finitura:
Acqua e zucchero semolato

Metti a bagno l’uvetta in acqua tiepida per farla rinvenire.
Se vuoi che il pane sia molto aromatico metti subito in infusione il rosmarino, altrimenti puoi rimandare questo passo al momento dell’impasto.
Scalda l’olio a fiamma bassissima in un pentolino, spengi e metti in infusione gli aghi di rosmarino lavati e asciugati.
Prepara il preimpasto. Fai sciogliere il lievito di birra nell’acqua appena tiepida e aggiungilo alla farina. Impasta velocemente con un cucchiaio e lascia riposare coperto per un’ora e mezzo, fino a quando sarà raddoppiato.
Se non hai già fatto l’infusione di olio e rosmarino, preparala dieci minuti prima dell’inizio dell’impasto.
Quando il preimpasto è lievitato, aggiungi nella ciotola tutta la farina dell’impasto, e comincia ad impastare inserendo l’acqua poco alla volta, potrebbe non servire tutta.
Unisci anche l’olio aromatizzato filtrandolo con un colino in modo da escludere il rosmarino.
Continua ad impastare, fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico. Ci vorranno circa quindici minuti se lo fai a mano. Aggiungi il sale e impasta ancora qualche minuto.
Da ultimo aggiungi l’uvetta sgocciolata e tamponata con carta da cucina.
Forma una palla e metti l’impasto a lievitare in una ciotola lievemente unta di olio e coperta da pellicola.
Deve raddoppiare, io ho impiegato circa 2 ore e mezzo.
Quando l’impasto è lievitato, suddividilo in 10 palline dello stesso peso e forma i panini.
Mettili su una teglia rivestita di carta da forno, incidi sulal superficie di ogni panino una croce e fai lievitare coperto da un canovaccio ancora un’oretta.
Accendi il forno a 180.
Appena è in temperatura e i panini sono lievitati cuocili fino a quando diventano dorati in superficie. 
Sfornali e spennellali con uno sciroppo ottenuto facendo scaldare qualche cucchiaio di acqua e zucchero, non deve caramellare, deve solo sciogliersi lo zucchero.
Sono ottimi tiepidi.


EASY: a colazione, tiepidi, spalmati di pochissimo burro salato e serviti con caffè e latte.


CHIC: preparali piccoli come mini sandwich, farciscili con marmellata di agrumi, solo un velo e servili con il tè nel pomeriggio.


lunedì 16 febbraio 2015

Ciambelle al forno zuccherate

Ci sono solo due cose che mi piacciono del Carnevale: le maschere del Carnevale di Venezia e alcuni dei dolci che si preparano per martedì grasso. Non sono stata molte volte a Venezia in questo periodo o almeno non quante avrei voluto, ma ogni volta sono rimasta incantata dalla bellezza dei costumi che si vedono sfilare per le strade. Spesso non si riesce a capire nemmeno se dietro la maschera si celi un uomo o una donna, tutti sembrano muoversi con una grazie e una leggerezza unica, nonostante gli abiti dai lunghi strascichi, i pesanti mantelli di velluto, le maschere che lasciano scoperti gli occhi e poco altro. E’ come tuffarsi per un momento nella Venezia di qualche secolo fa, ritrovandosi in un quadro di Canaletto. Sarà che adoro Venezia, la considero una delle più belle città del mondo, non solo per i suoi monumenti, ma per gli angoli nascosti che si trovano girando senza meta per le calli. Da qui non sono troppo distante e a Venezia sono stata tante volte, ma ogni ‘gita’ mi porta a scoprire qualcosa di nuovo. Lo so che concentrarsi sui particolari in una città che offre Piazza San Marco e tutto il resto sia difficile, ma a me piace scoprire le piccole finestre che sembrano ricamate nella pietra, i rari giardini che si intravedono oltre i portoni, i riflessi dei palazzi nell’acqua.
Ma tornando al Carnevale: in questo periodo si preparano alcuni dolci buonissimi, cenci fritti, bomboloni e krapfen con la crema, ciambelline fritte ricoperte di zucchero. Non amo friggere, lo faccio raramente e un po’ mal volentieri, ma per martedì grasso non rinuncio a preparare un piatto di cenci fritti e ciambelle perché la tradizione è la tradizione. Quest’anno ho fatto una piccola variazione: invece di friggere anche le ciambelle ho provato questa ricetta tratta dal blog ciliegina sulla torta, ciambelle morbidissime soffici e golose cotte in forno. Rispetto alla ricetta originaria ho ridotto la dose di burro (tra parentesi ho indicato le dosi originarie) e utilizzato lievito di birra fresco (mentre la ricetta prevede quello disidratato). L’impasto non è dolcissimo (a me i dolci troppo dolci non piacciono, quindi per me è perfetto): rendetele ‘dolci a piacere’ con una spolverata più o meno abbondante di zucchero semolato e/o zucchero a velo. Mangiate tiepide sono deliziose, da fredde sono migliori se inzuppate in qualcosa di caldo: cioccolato, latte o un tè nero aromatizzato alla cannella.


CIAMBELLE AL FORNO ZUCCHERATE




Ingredienti per una quindicina di ciambelle:

1 uovo a temperatura ambiente
225 ml di latte intero tiepido
60 gr di zucchero semolato
180 gr di farina ‘00’
270 gr di farina manitoba
10 gr di lievito di birra fresco (7 gr di lievito di birra disidratato nella ricetta originale)
50 gr di burro a temperatura ambiente (100 gr nella ricetta originale)
i semi di 1/2 bacca di vaniglia
1 pizzico di sale

per decorare:
zucchero a velo
zucchero semolato

Versa nella planetaria l’uovo leggermente battuto, lo zucchero, il latte (tranne qualche cucchiaio), i semi della bacca di vaniglia e un pizzico di sale.
Mescola bene utilizzando il gancio K.


Sciogli il lievito di birra nel latte che hai tenuto da parte.
Aggiungi all’impasto nella planetaria i 2/3 della farina e il lievito sciolto nel latte.
Impasta a bassa velocità fino a quando l’impasto diventa omogeneo.
Sostituisci il gancio K con quello per impastare e aziona la planetaria a velocità medio-bassa.
(Si può anche fare tutto il procedimento impastando a mano: ho provato, ci vuole un po’ di energia, ma vengono ugualmente molto bene, forse solo leggermente meno soffici).
Aggiungi il burro in piccoli pezzi, un pezzetto per volta, ed impasta fino a quando l’impasto non avrà assorbito tutto il burro.
Aggiungi la farina rimasta un po’ alla volta: potrebbe non servire tutta, l’obiettivo è quello di ottenere un impasto morbido non troppo appiccicoso.
Quando l’impasto è pronto, mettilo sulla spianatoia leggermente infarinata e lavoralo brevemente a mano fino a quando non si attaccherà più alle mani.
Trasferisci l’impasto in una ciotola unta con poco olio di oliva, copri con pellicola e lascia lievitare in un luogo tiepido fino al raddoppio (io ho impiegato quasi due ore).
Trascorso il tempo della lievitazione, preleva l’impasto dalla ciotola e stendilo ad uno spessore di circa 1 cm.
Ricava le ciambelle con l’aiuto di due taglia pasta di diametro diverso e sistemale ben distanziate su una teglia rivestita di carta forno.
Copri con un canovaccio e fai lievitare ancora fino a quando saranno raddoppiate di volume (circa 30 minuti).
Nel frattempo accendi il forno a 200 gradi.
Quando le ciambelle sono lievitate, cuocile in forno già caldo per circa 8 minuti (nel mio forno) fino a quando sono leggermente dorate.
Quando sono cotte, estrai dal forno le ciambelle, spennellale con una miscela di poca acqua e zucchero a velo (nella ricetta originale burro fuso) e cospargile con una dose abbondante di zucchero semolato.


EASY: servile per la merenda di carnevale appena tiepide spolverate con una dose abbondante di zucchero a velo e poca poca cannella in polvere.



CHIC: colazione della domenica. Con lo stesso impasto prepara delle piccole trecce da servire a colazione cosparse di granella di zucchero. Servile con marmellata di arance e una tazza di cioccolata bollente.


martedì 6 gennaio 2015

Rotolo dolce con panna e crema di marroni

Oggi un post molto veloce, ma indispensabile per fare gli auguri di buon compleanno al mio papà. La scelta della ricetta era obbligata visto che lui è il più goloso della famiglia. Poi prometto che per un po’ smetto di proporre ricette di dolci. Quella di oggi è una versione semplificata del tronchetto di natale, il bûche de Noël che mi affascina sin da quando ero piccola.
Ricordo di averne fatto uno … un certo numero di anni fa, andavo ancora al liceo: impiegai un intero pomeriggio a farlo, farcirlo con una specie di ganache, rivestirlo di cioccolata e rigarlo lentamente con una forchetta per simulare la corteccia dell’albero. Poi l’avevo decorato con bacche rosse e foglie di pungitopo, se non ricordo male e spolverato di zucchero a velo. Alla fine il risultato era un po’ barocco e non esattamente ‘bello ed essenziale’, penso di avere da qualche parte ancora una fotografia - la passione di fotografare tavole apparecchiate, pietanze e dolci ce l'ho sempre avuta, ancora prima di sapere cosa era un blog e spesso con risultati deludenti, ma il ricordo è rimasto ed è quello che conta.
Quella di oggi è una versione senza cioccolata perché in questo periodo ne ho mangiata davvero troppa, un semplice rotolo farcito con panna crema di marroni e marrons glacés. Sufficientemente dolce, spero, per piacere a mio papà (anche se è un assaggio solo virtuale il suo, visto che ad andare a Siena proprio non ce l’ho fatta) e con un aspetto ancora vagamente natalizio per concludere questo periodo di festa. Domani smonto l’albero, ripongo le decorazioni e torno a vivere in una casa ‘normale’ senza balocchi qua e là e questo un po’ mi dispiace.
A mio parere è migliore se viene lasciato riposare in frigorifero qualche ora, anche mezza giornata. Spolveratelo di zucchero a velo solo prima di servirlo, abbondante quanto una nevicata di quelle vere, quelle che da queste parti da tempo non si vedono più.
Buon compleanno papà !!


ROTOLO DOLCE CON PANNA E CREMA DI MARRONI



Ingredienti per 4 persone:

Per la pasta biscuit (io uso una teglia rettangolare 30 x 40):

3 uova intere
80 gr di zucchero semolato
80 gr di farina 00
Un pizzico di bicarbonato (la punta di un cucchiaino da caffè)

Per evitare che si attacchi in cottura:

Una noce di burro
Un cucchiaio di farina
Due cucchiai di zucchero semolato (dopo la cottura)

Per la farcitura:

200 ml di panna fresca
15 gr di zucchero a velo
125 gr di crema di marroni
50-75 gr di marrons galcés (io ne metto solo 50 perché per me è già troppo dolce, ma dipende dai gusti personali)

Per servire:
zucchero a velo q.b.

Prepara la teglia per cuocere il rotolo: metti sulla teglia un foglio di carta da forno, imburralo con la noce di burro molto bene e cospargi di farina, scuotendo via l’eccesso.
Separa i tuorli dagli albumi. Metti da parte gli albumi e metti i tuorli in una ciotola insieme allo zucchero.
Io per montare i tuorli uso la planetaria, vanno bene anche le fruste ma devono essere montati molto a lungo fino a quando diventano chiari e spumose (con la planetaria 12 minuti).
Mentre i tuorli montano accendi il forno a 180 gradi.
A parte monta gli albumi a neve ferma (io lo faccio con le fruste mentre la planetaria lavora i tuorli).
Quando i tuorli sono montati, aggiungi al composto la farina setacciata con il bicarbonato in tre volte successive, continuando dopo ogni aggiunta di farina a lavorare brevemente l’impasto con le fruste elettriche o con la planetaria.
Dopo aver incorporato tutta la farina aggiungi gli albumi montati a neve ferma.
Anche gli albumi non vanno aggiunti tutti insieme ma in quattro volte successive, mescolando ogni volta a mano con una spatola di silicone dal basso verso l’alto e dall’esterno verso l’interno, come quando si fanno le meringhe facendo attenzione a non smontare il composto.
Procedi con l’aggiunta successiva, solo quando il composto è ben amalgamato.
Quando l’impasto è pronto versalo nella teglia già preparata livellandolo delicatamente con la spatola in modo che sia ben distribuito ai lati e al centro per ottenere un biscuit di spessore uniforme.
Cuoci in forno già caldo per 10 minuti.
Mentre la pasta cuoce nel forno, prepara un canovaccio pulito e cospargilo con i due cucchiai di zucchero semolato.
Metti in frigo la ciotola e le fruste che userai per montare la panna.
Estrai la pasta dal forno e rovesciala sul canovaccio, in modo che il lato con la carta da forno rimanga verso l’alto e l’altro appoggi sul canovaccio ‘zuccherato’.
Stacca la carta da forno delicatamente (se è ben imburrata è facile) e con l’aiuto del canovaccio arrotola la pasta formando il rotolo.
Lascialo raffreddare così.
Mentre raffredda (è sufficiente un quarto d’ora/venti minuti) prepara la farcitura.
Monta la panna ben fredda con fruste e ciotola ben fredde, aggiungendo lo zucchero a velo.
Quando la panna è ben montata aggiungi la crema di marroni mescolando delicatamente con una spatola di silicone.
Da ultimo inserisci i marrons glacés spezzettati.
Se la pasta si è raffreddata, srotola delicatamente il canovaccio, farcisci con la panna evitando di arrivare fino ai bordi e trasferisci tutto su un foglio di carta da forno pulito.
Con l’aiuto della carta arrotola la pasta con al sua farcitura formando un salamino.
Chiudi a caramella gli estremi della carta e metti in frigo a raffreddare per almeno due ore.
Prima di servire cospargi abbondantemente con zucchero a velo.


EASY: a merenda per i bambini accompagnato da una piccola tazzina di cioccolata calda.


CHIC: dessert dopo cena: servi ogni fetta su un piattino accompagnata da una violetta candita e una dose generosa di zucchero a velo.

venerdì 2 gennaio 2015

Biscotti da inzuppare con farina di riso e quattro spezie

L’addobbo natalizio più bello lo avevo realizzato a Milano, nella prima casa dove avevo abitato, che per esigenze di lavoro di mio marito non era nostra, ma affittata ammobiliata.
A differenza della nostra casa vera, questa prima casa milanese era ammobiliata in modo modernissimo, camera da letto e studio del marito essenziali, bagno gigante tutto specchi e luci (impietose la mattina appena sveglia, non le accendevo mai e avevo messo una mini abat jour su una delle mensole portata dalla mia casa vera che emanava una luce delicata e gentile). E poi un salone con un angolo cottura minuscolo ma ben attrezzato (niente forno a microonde ma quello vero!) e una terrazza affacciata su un giardino interno curatissimo e molto verde. Era la stanza dove trascorrevo la maggior parte del tempo. Lì per lì l’idea dell’angolo cottura mi aveva un po’ deluso ma era talmente ben sistemato che dopo poche settimane mi sembrava quasi una cucina vera: l’unica cosa che non riuscivo a fare era impastare, nella mini cucina non c’era spazio e il tavolo da pranzo era così bello che si poteva solo guardare. Mi ero attrezzata con una spianatoia di legno che appoggiavo ‘delicatamente’ sulla scrivania di mio marito - che era molto più spartana -e lui, ora che ci penso, forse non lo ha mai saputo….
Ma tornando agli addobbi di Natale in questo bel salone ultra moderno e dall’aspetto un po’ freddino il soffitto era percorso da lucidissime travi di acciaio che sorreggevano i faretti. Nei due Natale che abbiamo trascorso lì ho impiegato tutto il pomeriggio dell’8 dicembre (data in cui tradizionalmente a casa mia ‘si fa l’albero’) ad attaccare alle travi palline di natale di formato e colore diverso - argento oro e blu, alcune piene di glitter e brillantini. Le appendevo alle travi ad altezze diverse con un filo di nylon trasparente (quello da pesca con cui si facevano le collane di perline da piccoli) e l’effetto era stupefacente: entrando nella stanza con le luci dei faretti al minimo sembrava un piccolo bosco di stelle galleggianti nell’aria. Ricordo che mi piaceva moltissimo il pomeriggio quando rientravo a casa sedermi anche solo un attimo con la tazza di tè e un mini biscotto speziato, con le luci al minimo e guardare questi piccoli pianeti scintillanti che ondeggiavano sulla mia testa, alcune palline erano così piccole che bastava muoversi per la stanza che si mettevano a oscillare lievemente.
Nella casa dove abito adesso non posso mettere palline galleggianti…restano però i biscotti speziati. Ora che le feste si stanno esaurendo – manca solo la befana – c’è il tempo il pomeriggio per sedersi un attimo con calma a leggere e i biscotti che preferisco per questi ‘ritmi lenti da fine vacanza’ sono questi da inzuppare. Non sono così belli per offrirli alle amiche con il tè e sono poco adatti ad un invito perchè vanno inzuppati per apprezzarli davvero. Sono i classici biscottoni da latte e sono riservati ai pomeriggi tranquilli da trascorrere a casa in famiglia. Io li faccio con una parte di farina di riso e la miscela 4 spezie (la compro ad un mercatino provenzale che fanno a Torino sotto Natale e si compone di noce moscata, zenzero, chiodi di garofano, cannella e un pizzico di pepe, quindi alla fine le spezie sono 5!) che dà loro un aroma ancora natalizio perché mi piace prolungare fino alla fine l’atmosfera del Natale. Nel resto dell’anno sostituisco le spezie con i semini di una bacca di vaniglia e li conservo in un contenitore di vetro per una settimana.

P.S. C’è chi in famiglia si lamenta perché sono poco dolci… ma non sono dei veri frollini!! Sono biscotti da tranquilla colazione del mattino, o tè in relax nel pomeriggio solo poco poco zuccherati.
Per dosare la miscela quattro spezie regolatevi con i vostri gusti, io ne metto un pizzicotto abbondante, ma è meglio, specialmente la prima volta, andare cauti.

E naturalmente .. buon anno.



BISCOTTI DA INZUPPARE CON FARINA DI RISO E QUATTRO SPEZIE




(Con questa dose ottengo una trentina di biscotti, ma dipende dalla dimensione degli stampini tagliabiscotti)


200 gr di farina 00
75 gr di farina di riso
40 gr di burro
100 gr di zucchero semolato a grana fine (tipo Zefiro)
1 uovo intero
50 gr di latte intero
1 pizzico di lievito per dolci
1 pizzicotto abbondante di miscela quattro spezie (qui dipende un po’ dai gusti)


In una ciotola mescola lo zucchero con il burro a pezzetti (si ottengono delle briciolone).
Aggiungi l’uovo leggermente battuto con il latte (unisci uovo e latte a parte in un bicchiere) e amalgama rapidamente.
In un recipiente setaccia le due farine e aggiungi la miscela quattro spezie e il pizzico di lievito.
Unisci le farine al composto con burro zucchero uova e latte e impasta rapidamente fino a quando tutti gli ingredienti sono ben amalgamati, senza scaldare troppo la pasta con le mani.
Togli l’impasto dalla ciotola, forma una panetto, avvolgilo nella pellicola e lascia riposare in frigorifero per almeno due ore.
Trascorso questo tempo, stendi la pasta dello spessore che preferisci, tenendo conto che avendo un po’ di lievito i biscotti gonfiano leggermente in cottura.
Taglia la pasta utilizzando un tagliabiscotti.
Sistema i biscotti su una teglia che possa andare in forno coperta di carta da forno.
Lascia riposare una decina di minuti in frigorifero mentre scaldi il forno a 170 gradi.
Quando il forno ha raggiunto la temperatura inforna i biscotti e cuoci per 15 / 18 minuti al massimo, dipende dal forno, non devono colorire in superficie.
Quando sono cotti lasciali raffreddare un attimo prima di trasferirli in un barattolo di vetro.





EASY: a colazione con una tazza di latte o per merenda con un tè melange agli agrumi.




CHIC: per essere offerti vanno resi un po’più .. gentili: tagliali con un tagliabiscotti a forma di ciambella piuttosto piccolo, quando sono cotti rivestili per metà con cioccolato fondente fuso, lascia raffreddare e servine uno con il caffè del dopocena.


venerdì 19 dicembre 2014

Panettone vaniglia e marrons glacés fatto con lievito di birra

Questo non è certo un blog perfetto, dove metto solo ricette perfette e foto inappuntabili. E’ semplicemente un diario di cucina, anzi della mia cucina, che non è esattamente una cucina perfetta, nella quale tutte le ciambelle riescono con il buco per usare una frase fatta. Faccio molti esperimenti che si rivelano fallimenti veri e propri, ogni tanto preparo delle cene davvero pessime – l’altra sera tanto per dirne una, ero così stanca che anche piatti che cucino normalmente erano immangiabili. Ovviamente non sono così audace da rendicontare qui i pasticci più clamorosi che faccio, evito di pubblicare alcuni piatti che erano buoni d’accordo, ma con foto talmente brutte da far passare la voglia di provare e insomma… escludo da queste pagine tutto ciò che è oltre ogni limite.
Ma è capitato anche in passato (questi biscotti per esempio e la pappa al pomodoro qui) che abbia deciso di pubblicare qualcosa che pur non essendo orribile era lontano dall’essere come avrebbe dovuto. Perché? Forse perché appunto questo è solo un diario e uso questo blog per puro divertimento e – cosa che non guasta – nel totale anonimato. Credo di aver parlato di questo blog alla mia famiglia e solo a 3 dei miei amici/amiche. Nei diari di solito si registrano cose di ogni tipo, non solo quelle dove va sempre tutto bene e quindi ho deciso di inserire il mio primo esperimento con il panettone che è stato un successo solo a metà – il che dopo tutto vuol dire che è stato un mezzo fallimento.
Sono anni che raccolgo ricette di panettone e non avevo mai provato a farlo. Sabato scorso ho deciso che era arrivato il momento. A inizio mese avevo acquistato lo stampo di carta e dopo aver letto e riletto la mia collezione di ricette ho scelto quella tratta da questo libro perché ho già sperimentato altre ricette e sono venute tutte bene. Inoltre la ricetta utilizza il lievito di birra e non il lievito madre che io non ho. Rispetto alla ricetta originale ho apportato solo piccole modifiche: ho setacciato in ogni fase la farina, sciogliendo il lievito nell'acqua prima di inserirlo nella farina, ho aggiunto ancora una piccola parte di lievito nella quarta lievitazione e l’ho farcito ‘a modo mio’ con i marrons glacés perché proprio non sopporto i canditi e tanto meno l’uvetta e ho messo la vaniglia perché mi piace molto sentirne l’aroma. La ricetta del libro prepara il panettone con albicocche mirtilli e cioccolato.
Le cose positive dell’esperimento sono state tantissime:
- è molto divertente da fare e non particolarmente impegnativo; richiede è vero un’intera giornata di attenzione ma si tratta di pochi ‘interventi’ tutto sommato semplici a distanza di qualche ora;
- il profumo è assolutamente delizioso, comincia a diffondersi in cucina mentre si impasta ed è irresistibile quando il panettone cuoce nel forno;
- a mio parere ha un gusto buonissimo, non troppo dolce - come dovrebbe essere il vero panettone - e trovo che i marrons glacés ci stiano benissimo. L’idea del panettone ai marrons glacés non è mia, ma del mio pasticcere torinese preferito che ne prepara uno davvero squisito, l’unico panettone che io mangio volentieri.
I lati negativi, dovuti – immagino – al fatto che ho sbagliato qualcosa nell’ultima fase di impasto sono questi:
- è venuto morbido ma non soffice e non è ‘arioso’ come il vero panettone;
- la lievitazione non è stata fatta bene, penso, perché non mi è ‘cresciuto’ abbastanza e non aveva il look bello alto del vero panettone, anche se il suo stampino di carta e la granella di zucchero sopra gli davano un’aria piuttosto .. professional.
Comunque sia, in tre giorni lo abbiamo finito, inzuppandolo a colazione nel latte (dove dà il meglio di sé) e assaggiando una fettina la sera dopo cena.. così, tanto per chiudere la cena in dolcezza.
Penso che lo rifarò prima della fine delle vacanze con l’intento di ottenere un panettone sofficissimo! Ora invece mi devo proprio dedicare ai regali di Natale: li devo scegliere, acquistare e incartare ancora tutti. E al momento non ho nessuna idea intelligente……
Nello scrivere la ricetta ho adottato lo stile del libro che mette le ore nelle quali vengono fatte le diverse lavorazioni. Ho messo gli orari che ho seguito io.

PANETTONE VANIGLIA E MARRONS GLACES (con lievito di birra)





Ingredienti per 2 Panettoni da 750 grammi (tra parentesi le dosi della ricetta originaria):


690 gr di farina Manitoba
110 gr di acqua (100 gr ma dipende da quanta ne assorbe la farina)
10 gr di lievito di birra fresco (6 gr)
180 gr di zucchero
70 gr di tuorli – sono circa 3 tuorli (30 gr)
250 gr di uova intere – sono circa 4 uova (300 gr)
150 gr di burro
2 bacche di vaniglia (la ricetta usava come aromi rum e scorza di arancia)
7 gr di sale
400 gr di marrons glacés (vanno bene anche quelli in pezzi, la ricetta originaria prevedeva 130 gr di albicocche secche, 100 gr di mirtilli e 120 di gocce di cioccolato)


Per decorare:
qualche cucchiaio di latte
una manciata di granella di zucchero


PRIMO IMPASTO ore 7.00 del mattino (tutti gli ingredienti sono tolti dalle dosi totali)


20 ml di acqua
3 gr di lievito di birra fresco
1 gr di zucchero
30 gr di farina Manitoba


Sciogli il lievito in acqua a temperatura ambiente.
Setaccia la farina in una ciotola, aggiungi lo zucchero e la miscela di acqua e lievito.
Impasta rapidamente con una forchetta e lascia lievitare coperto di pellicola in un luogo lontano da correnti d’aria. Deve raddoppiare di volume (io ho impiegato un’ora).



SECONDO IMPASTO ore 8.00 (tutti gli ingredienti sono tolti dalle dosi totali)

10 gr di tuorlo d'uovo
30 ml di acqua
60 gr di farina Manitoba
4 gr di zucchero

In una ciotola setaccia la farina con lo zucchero.
Aggiungi l’acqua e poi il tuorlo e mescola rapidamente con una forchetta.
Aggiungi questo mix all’impasto precedente e impasta tutto insieme (la miscela è ancora fluida e non ho impastato a mano, ma solo con la forchetta).
Copri la ciotola con pellicola e lascia lievitare ancora fino al raddoppio (per me un’ora e mezzo).



TERZO IMPASTO ore 9.30 (tutti gli ingredienti sono tolti dalle dosi totali)

50 ml di acqua
10 gr di tuorlo
100 gr di farina Manitoba
3 gr di lievito di birra fresco
5 gr di zucchero


Sciogli il lievito in acqua a temperatura ambiente.
Setaccia la farina in una ciotola, aggiungi lo zucchero e la miscela di acqua e lievito.
Impasta rapidamente con una forchetta e aggiungi anche l’uovo.
Aggiungi questo mix all’impasto precedente e impasta tutto insieme in modo da ottenere un impasto omogeneo.
Copri con pellicola e lascia lievitare fino al raddoppio (per me due ore).



QUARTO IMPASTO ore 11.30 (tutti gli ingredienti sono tolti dalle dosi totali)


4 gr di lievito (la ricetta originaria non prevede lievito in questo quarto impasto)
10 ml di acqua (non prevista nella ricetta originaria)
500 gr di farina Manitoba
50 gr di tuorli
250 gr di uova
170 gr di zucchero
150 gr di burro
i semi di 2 bacche di vaniglia
7 gr di sale
400 gr di marron glacés.



Questo quarto e ultimo impasto può essere fatto con la planetaria.
Sciogli il lievito nell’acqua.
Nella ciotola della planetaria (se la usi) metti l’impasto precedente, setaccia sopra tutta la farina meno 4 cucchiai e aggiungi l’acqua con il lievito.
Inizia ad impastare, quando l’impasto inizia a formarsi aggiungi metà dello zucchero, le uova e i tuorli.
Impasta bene fin quando l’impasto inizia ad incordare. A questo punto inserisci il resto dello zucchero con i semini della bacca di vaniglia e continua ad impastare fino ad ottenere un amalgama liscio e compatto.
Inserisci il burro morbido nell’impasto un po’ alla volta in questo modo: un pizzicotto di burro e un cucchiaio di farina di quelli lasciati da parte. Impasta in modo che il burro si disfi nell’impasto e aggiungine ancora insieme ad un altro cucchiaio di farina. Così per 4 volte.
Infine resta da aggiungere solo il sale, mettilo nell’impasto e continua ad impastare fino alla incordatura.
Questa quarta fase di impasto l’ho fatta con la planetaria ed ho impiegato una ventina di minuti (mi è venuto il dubbio che siano stati troppi).
Aggiungi i marrons glacés spezzettati e impasta un’ultima volta (a mano) molto rapidamente.
Dividi l’impasto in due palle e mettile a lievitare su una teglia appena infarinata per 40 minuti coperte da un canovaccio pulito.
Trascorso questo tempo, metti le due palle negli stampi di carta, copri ogni stampo con un sacchetto di plastica capiente (io uso quelli molto grandi per congelare gli alimenti) e lascia lievitare per 5 ore.

Accendi il forno a 175 gradi.
Quando raggiunge la temperatura scopri gli stampi, fai su ogni panettone un taglio in croce, pennella con poco latte e cospargi di granella di zucchero. Io li ho infornati alle 18.30.
Cuoci in forno per circa 40 minuti (il tempo preciso è difficile da indicare, dipende dal forno), se la superficie si scurisce troppo copri con un foglio di alluminio.
Sforna i panettoni e lasciali raffreddare. Nella ricetta originale si richiede di farli raffreddare a testa in giù. Mi è sembrata un’operazione complicata e non l’ho fatta (andrebbero appesi a testa in giù utilizzando dei lunghi spiedi per infilzarli alla base e appendendoli così per esempio sul bordo di una pentola in modo che la testa del panettone sia sospesa all’interno della pentola stessa).




EASY: a colazione la mattina di Natale con cioccolato caldo con un pizzico di cannella e poca poca panna montata oppure con il classico tè di Natale alle spezie.







CHIC: servilo in fettine sottili al termine della cena del 24 sera accompagnato da un cucchiaio di crema inglese aromatizzata all'arancia.







giovedì 4 dicembre 2014

Ghirlanda di biscotti allo zenzero

Ecco ci siamo, è arrivato dicembre e le feste ora sono davvero vicine. Non c’è nessuno che resti indifferente: c’è chi non sopporta il periodo di Natale e vorrebbe già essere a metà gennaio e chi lo adora e vorrebbe che ora il tempo rallentasse tanto tanto per avere il tempo di preparare tutto con cura e assaporare il più possibile l’atmosfera di festa. Io sono tra questi, tra quelli che amano il Natale e tutti i piccoli riti familiari che lo accompagnano. Addobbare la casa l’otto dicembre (basta qualche pallina di vetro sparsa qua e là per ‘fare Natale’), organizzare una cena o un lungo aperitivo con gli amici per scambiarsi gli auguri – regali solo per i bambini, tra ‘grandi’ li abbiamo aboliti da quando erano diventati uno stress invece che un piacere, molto meglio condividere una serata di chiacchiere intorno ad una tavola con cose buone da mangiare e qualche candela accesa. E poi c’è la cena del 24 a casa dei miei genitori che è il vero Natale perché ci ritroviamo finalmente tutti insieme. La casa è quella di sempre ma sembra più luccicante e ancora più accogliente del solito, c’è nell’aria qualcosa di magico, saranno le candele accese, i decori sulla tavola o semplicemente il fatto che è Natale. Ma è ancora presto per parlare di questo. Le feste di Natale a casa mia cominciano ufficialmente l’otto, quando appare l’albero di Natale. Però da quando abito qui ‘al Nord’ faccio un piccolo strappo alla regola dell’otto dicembre, c’è una decorazione, una sola, che si affaccia esattamente il primo dicembre: il calendario dell’avvento. Quando ero piccola non sapevo cosa fosse e non ne avevo mai visti, forse perché da noi in Toscana non usavano. Ho cominciato a notarli quando sono arrivata qua e ammetto che all’inizio non capivo cosa fosse un ‘calendario dell’avvento’, non avevo idea di come si utilizzasse. L’idea di averne uno però mi è piaciuta subito e così qualche anno fa ne ho preparato uno molto artigianale, un pannello di tela grezza con applicazioni in feltro e qualche stellina luminosa con 24 taschine numerate. L’intenzione era di farne poi un altro più bello, prendendo ispirazione dalle vetrine e da tutto quello che si vede in giro: 24 scatoline di legno da disseminare sul davanzale della camera, un mini albero di natale di legno con appese 24 bustine di stoffa natalizia con fantasie diverse… ce n’é per tutti i gusti. Ma poi il mio, vecchiotto, artigianale e appeso in cucina anno dopo anno è diventato un simbolo del nostro natale e me lo tengo così com’è. Il trucco è riempire le 24 caselle con altrettante mini soprese: un cioccolatino, un marron glacé o un biscotto, ma anche un bigliettino con un ‘invito’ per prendere insieme una cioccolata calda con panna in una piccola caffetteria del centro che mi piace tanto, da usare rigorosamente entro il 24.
Questa ghirlanda di biscotti nella tasca del calendario proprio non ci stava, al suo posto c’era un bigliettino con un indizio per trovare ‘il tesoro’, ma era facile… appesa in modo assai instabile nella dispensa in cucina. Il tempo di fare due foto e si è irrimediabilmente frantumata.

P.S. Le ghirlande erano due, non voglio fare ‘cerca le differenze’ ma la ghirlanda della prima foto ha solo otto omini e si è rotta ancora prima di essere appesa, l’altra ne ha nove ed ha resistito solo poco di più. 



GHIRLANDA DI BISCOTTI ALLO ZENZERO



(Con questa dose con il mio stampino che è alto 4 cm ho ottenuto 20 biscottoni)


200 gr di farina 00
40 gr di burro non  salato freddo
40 gr di burro salato freddo
80 gr di zucchero a velo
2 tuorli d’uovo
1 bel pizzico di zenzero in polvere

In una ciotola mescola lo zucchero con tutto il burro (salato e non) a pezzetti (si ottengono delle briciolone).
Aggiungi i tuorli e amalgama rapidamente.
Aggiungi la farina setacciata con lo zenzero e impasta rapidamente fino a quando tutti gli ingredienti sono ben amalgamati, ma senza scaldare troppo la pasta con le mani.
Togli l’impasto dalla ciotola, forma una palla, avvolgila nella pellicola e lascia riposare in frigorifero per almeno due ore.
Trascorso questo tempo, stendi la pasta dello spessore che preferisci (a me i biscotti di Natale piacciono piuttosto spessi e consistenti), tagliala utilizzando la formina fatta ad ‘omino di Ginger’.
Sistema i biscotti su una teglia che possa andare in forno coperta di carta da forno.
Lascia riposare una decina di minuti in frigorifero i biscottoni sagomati in modo che il burro si raffreddi di nuovo prima di formare la ghirlanda.
Estrai la teglia dal frigo e forma una o due ghirlande, a seconda di quanto vorrai farla grande. Il consiglio è quello di provare prima con delle sagome di cartone la ‘forma preferita’.
Rimetti la teglia in frigorifero una decina di minuti e intanto accendi il forno a 170 gradi.
Quando il forno ha raggiunto la temperatura inforna la ghirlanda e cuoci per 15 / 18 minuti al massimo, dipende molto dal forno.
Prima di inserire il nastro nella ghirlanda lascia raffreddare, si spezza con grande facilità purtroppo!




EASY: lavoretto ideale con i bambini per un pomeriggio di pioggia .. in questo periodo ce ne sono in abbondanza. I più piccoli possono ritagliare la pasta e i più grandi formare le ghirlande. I ritagli di pasta possono essere lavorati con altre formine o affidati alla fantasia dei piccoli cuochi.



CHIC: utilizza delle formine più piccole di quelle che ho impiegato io, in modo da ottenere delle ghirlande (diciamo 5 biscotti ciascuna) molo più piccole. Intrecciale con un nastrino argentato e usale come segnaposto per il tè di Natale.


sabato 10 maggio 2014

Biscotti di frolla per la festa della mamma

L’idea di questi biscotti ‘timbrati’ non è mia ma di California Bakery, uno dei miei luoghi-relax preferiti quando abitavo a Milano, nel quale torno ogni volta che mi capita di essere lì per lavoro o quando vado a trovare le mie amiche. Se sono a Milano, insomma, una sosta da California Bakery è d’obbligo: per un tè, un bicchiere di caffè americano e una fetta di cheese cake o un’altra qualsiasi delle mille delizie che preparano. Al limite, se proprio non ho tempo, subito prima di prendere il treno per tornare a Torino prendo al volo un centrifugato di frutta - mele carota e zenzero è il mio preferito - e lo bevo con calma quando sono già in viaggio.
Questi biscottoni sono una delle tante cose carine che preparano: belli tondi, di pastafrolla alta e morbida, decorati da uno strato di pasta da zucchero ‘timbrata’. Li confezionano uno per uno in bustine trasparenti legate da un fiocco di spago. Ho provato a rifarli a casa e per quanto io non sia per niente brava con il cake design e l’utilizzo della pasta da zucchero, questo tipo di decoro è talmente facile che sono riuscita a farlo anche io. Basta avere un timbro per biscotti, sono divertentissimi da fare. A me non piace mangiare la pasta da zucchero, quindi prima di inzuppare i biscotti .. la elimino!
Ho deciso di farli con la pasta da zucchero rosa e di timbrarli con la scritta I love You per dedicarli alla mia mamma, visto che domani è la festa della mamma. A lei devo tantissimo, un’infanzia molto felice, allegra e spensierata, la passione per i libri e la cucina, e migliaia di altre cose che non è possibile raccontare in un piccolo post. Più che dirle Auguri mamma, le devo proprio dire GRAZIE MAMMA! Da parte mia e di Dodi, tanto lei sa chi è!!!!!!


BISCOTTI DI FROLLA TIMBRATI CON PASTA DI ZUCCHERO




Ingredienti (con questa dose ho ottenuto 10 biscottoni):

Per i biscotti:
180 gr di farina ‘00’
2 tuorli di uovo
80 gr di zucchero a velo
80 gr di burro
1 pizzico di zenzero macinato

Per la decorazione:
1 panetto di pasta da zucchero
3 cucchiaini di zucchero a velo

Mettere in una ciotola il burro a pezzetti con lo zucchero a velo.
Mescolare con un cucchiaio di legno fino a quando il burro risulta morbido e lavorabile.
Aggiungere i tuorli d’uovo e mescolare fino a quando sono assorbiti.
A questo punto inserire la farina setacciata con lo zenzero in polvere e appena l’impasto può essere lavorato con le mani trasferirlo sul piano di lavoro e lavorarlo rapidamente senza scaldare troppo la pasta.
Formare un panetto e lasciarlo riposare in frigo per almeno due ore.
Trascorso il tempo di riposo della pasta, stenderla con il mattarello (i biscotti devono risultare spessi almeno mezzo centimetro) e ritagliare delle forme rotonde con un taglia pasta che sia diametro leggermente superiore al diametro del timbro che avete a disposizione.
Trasferire i biscotti su una teglia foderata di carta da forno e riposare di nuovo in frigo per una decina di minuti, il tempo che il forno si scalda.
Accendere il forno a 180 gradi.
Appena il forno è caldo, trasferire i biscotti in forno e far cuocere per 10/12 minuti fino a quando sono dorati.
Sfornare i biscotti, mentre raffreddano preparare la decorazione.
Stendere la pasta da zucchero su un piano spolverato di zucchero a velo.
‘Timbrarla’ con un timbro da biscotti, ricavando dei cerchi con la scritta.
Sciogliere i tre cucchiai di zucchero a velo con qualche goccia di acqua in modo da ottenere una miscela viscosa con la quale attaccare la pasta di zucchero sui biscotti.
Quando i biscotti sono freddi, spennellarli con la miscela di zucchero e acqua, applicare sopra ogni biscotto un disco di pasta da zucchero, premere leggermente in modo da ‘incollare’ la pasta e lasciar riposare un’oretta.

EASY: per la colazione della festa della mamma, serviti con tè verde aromatizzato agli agrumi.





CHIC: confezionali come fa California Bakery in bustine legate con lo spago. Aggiungi un piccolo fiore (una fresia per esempio) e utilizzali come segnaposto a tavola per il pranzo dedicato alla mamma.