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lunedì 8 maggio 2017

Farinata di ceci

Qualche giorno fa ero con una mia amica, seduta alle panchine di un giardino vicino a casa. Lei ha due bambine piccole, 5 e 7 anni, loro dondolavano sull’altalena, noi con maglione pesante a collo alto e un piumino sottile le sorvegliavamo da lontano. In questa ‘primavera autunnale’ non è possibile adottare un abbigliamento più leggero, non si può rinunciare a calze di lana, scarpe chiuse e giubbotti impermeabili. Gli occhiali da sole servono solo per brevi momenti ed è utile avere un paio di guanti di lana (sottili, d’accordo ma sempre di lana) in borsa.
La mia amica è uno spirito romantico, di quelle che hanno sempre un po’ la testa tra le nuvole e da ragazza credeva nel mondo perfetto. Chiacchieravamo guardando le bambine dondolarsi, senza nemmeno concentrarsi molto sulle parole ma lasciandole cadere nel vento che in questi giorni non si ferma mai. Mi diceva che vorrebbe che le bambine non assomigliassero a lei, ma fossero più concrete e decise nei confronti della vita. Lei si coccola con i ricordi di quando era piccola e ha la testa piena di sogni più o meno realizzabili, in sostanza non vive mai nel presente, è sempre sospesa tra passato e futuro. Io lì per lì le ho dato ragione, in fondo non sono molto diversa da lei e capisco che a volte siamo lontane dalla realtà, col rischio di non capire dove stiamo andando. Poi ci ho ripensato, comunque vadano le cose non potrei mai rinunciare ai miei sogni piccoli e grandi, sono convinta che i sogni e i progetti (a volte irrealizzabili) siano parte di me e per qualche strana alchimia rendano la vita più bella. Smettere di sognare vuol dire diventare improvvisamente vecchi, anche a 20 anni. Quindi auguro alle sue bambine di avere sogni grandi e grandi progetti, che diano un senso alla loro vita perché senza sogni… non si va da nessuna parte.

Come dicevo, dato il tempo che fa qui, la farinata è ancora un piatto molto gradito. Ci sono tantissimi modi di farla, modificando le proporzioni tra acqua e farina. Questa è la mia ricetta, a me piace non troppo sottile, poco unta e dalla consistenza un po’ morbida. Se la preferite più croccante aumentate l’acqua (anche fino a 4 volte la quantità di farina) e fatela più sottile. Qualunque sia la proporzione tra acqua e farina è molto importante far riposare a lungo la pastella, almeno 3/ 4 ore. Quando la faccio per pranzo la domenica la preparo la mattina prestissimo (intorno alle 7) e la cuocio all’una subito prima di andare a tavola,
In genere la farinata si gusta con una generosa quantità di pepe nero macinato al momento. Io non amo molto il pepe e lo sostituisco con sale nero, per mantenere lo stesso ‘effetto colore’.
E’ molto buona servita caldissima con una piccola burrata sopra o per una versione più light qualche fetta di primo sale. 



FARINATA DI CECI



Ingredienti per una teglia diametro 28 cm:

200 gr di farina di ceci
400 gr di acqua
2 cucchiai di olio extra vergine di oliva
Sale

Per servire:
sale nero macinato al momento
burrata o primo sale (ma anche lardo di Colonnata)


Metti la farina di ceci in una ciotola e versa sopra lentamente tutta l’acqua, mescolando continuamente.
Fai attenzione a non formare grumi; in ogni caso, lasciando riposare la pasta e mescolando spesso, i grumi poco a poco spariscono da soli (sembra incredibile ma è così).
Lascia riposare la pastella per almeno 3 / 4 ore, mescolando ogni tanto (almeno ogni 20 minuti) per ottenere alla fine una pastella densa e vellutata. In ogni caso più riposa, meglio è.
E’ un piatto da fare nelle domeniche di pioggia, quando si trascorre la mattinata in casa in modo da avere il tempo di .. seguirla un po’.
Trascorso il tempo di riposo della pastella accendi il forno a 200.
Aggiungi alla pastella l’olio extra vergine di oliva, un cucchiaino di sale fino e amalgama bene.
Io non ho la teglia in rame necessaria per la farinata, ne uso una di acciaio foderata di carta da forno, ammetto che non sia la stessa cosa, se la teglia è di rame, la farinata è certo più autentica.
Versa la pastella nella teglia eventualmente foderata di carta da forno e cuoci in forno già caldo per 30 minuti. Con questa dose e una teglia di 28 cm di diametro si ottiene una farinata piuttosto spessa, se piace più sottile, si possono fare due teglie da 18 cm.
La farinata è pronta quando la superficie è di colore dorato e lievemente scura ai bordi.
Servi calda, tagliata a fette con sale nero (o pepe) macinato al momento. Si accompagna molto bene con burrata o lardo di Colonnata.


EASY: per un pranzo leggero di domenica, servita molto calda con una burrata e un’insalatina fresca.

CHIC: preparala come antipasto per una cena tra amici, servila tagliata a piccoli spicchi e metti in tavola ciotoline con fette di lardo di Colonnata, fettine di primosale, patè di olive e una buona qualità di olio extravergine di oliva, in modo che ognuno possa scegliere il condimento che preferisce, anche solo olio e pepe.


martedì 7 giugno 2016

Panzanella

Avrei potuto etichettare la panzanella anche come ‘non ricetta’. Di fatto la ricetta non c’è: pochissimi ingredienti – come sempre in questi casi più buoni sono, migliore è l’esito finale – ed un
procedimento davvero banale, si tratta solo di mettere insieme il piatto, non c’è nessuna cottura da fare e nessuna particolare difficoltà. Un requisito indispensabile però si: il pane toscano. Non quello ‘tipo toscano’, il pane toscano vero. Sarà un po’ campanilistico ma ho provato a farla con pane di tipo diverso e il risultato non è soddisfacente. Per fare la panzanella ci vuole il ‘nostro’ pane, quello sciocco (senza sale), con la crosta sottile e croccante, la mollica soffice e piena di ‘buchini’, mai umida. Un pane che resiste nel suo sacchetto di carta per giorni e giorni, si secca, certo, ma non fa la muffa. Si lascia seccare tagliato in piccoli pezzi, anche una settimana, poi si fa rinvenire a bagno in acqua ghiacciata e si condisce come la tradizione di famiglia prevede – perché credo che ogni famiglia toscana faccia la ‘sua’ panzanella.
La panzanella è tutta qui, una tipica ricetta di riciclo della cucina contadina, dove non si buttava via mai niente, tanto meno il pane. Per me è legata ai ricordi dell’estate di quando ero piccola e forse è per questo che mi piace così tanto perché il gusto che ci sento va al di là di quello dato dagli ingredienti. La mia mamma la preparava il venerdì sera come primo piatto, quando noi eravamo già in campagna in vacanza e mio papà che lavorava a Firenze ci raggiungeva accaldato il venerdì. Arrivava tardi, di solito dopo le otto ma le giornate adesso sono lunghe e c’era ancora luce sufficiente per mangiare fuori al fresco, con la tavola apparecchiata sotto il nostro albero preferito. Firenze è bellissima ma ha un clima infernale e penso che per lui arrivare e trovare la tavola pronta in giardino e un piatto di panzanella fresca e gustosa fosse davvero un ‘risarcimento danni’ per la settimana trascorsa da solo a lavorare in città. La panzanella non mancava mai quando si andava ‘a mangiare in foresta’: chiamavamo così i pic nic nelle foreste del Casentino – che sono tra i boschi più belli d’Italia. Ad Agosto era caldo anche in giardino e la domenica ogni tanto si andava a cercare refrigerio in montagna. La mattina noi bambini e i papà facevamo lunghe passeggiate, mentre le nostre mamme preparavano il pranzo, la panzanella, appunto, c’era sempre. Nel pomeriggio gli adulti tentavano di leggere e chiacchierare mentre noi piccoli schiamazzavamo tutto intorno. Alle 5 veniva già freddo, raccoglievamo tutto e tornavamo a casa.
Da noi insomma la panzanella è un primo piatto che in estate si prepara spesso. Ora molte trattorie toscane la propongono come antipasto e spesso lo faccio anche io: a settembre in Maremma in una piccola trattoria ai bordi della pineta ce l’hanno servita composta in forma di piccola piramide accompagnata da una insalatina di valeriana fresca e croccante e una salsa piccante davvero gustosa. La mia ricetta non è esattamente quella che fa la mia mamma: lei condisce il pane con pomodoro basilico e cipolla fresca, tenuta a bagno un’intera mattina in modo che perda il gusto forte. A me la cipolla cruda non piace e la faccio con pomodori, basilico e cetrioli e per dare una nota un po’ diversa aggiungo qualche goccia di aceto balsamico al fico, che ha un gusto delicato. Questa volta ho utilizzato pomodori piccadilly perché erano belli maturi, ma scegliete i pomodori che preferite, sono ottimi anche i cuori di bue.

PANZANELLA (le dosi sono per quattro persone ma indicative, regolatevi come preferite)



 Ingredienti:

300 gr di pane toscano secco
400 gr di pomodori maturi (per me varietà piccadilly)
3 cetrioli
Olio extravergine di oliva
Foglie di basilico fresco
Aceto balsamico (io ho scelto un aceto balsamico al fico)
Sale

Metti il pane secco tagliato a pezzi in una ciotola piena di acqua ghiacciata (io la uso molto fredda perché mi piace che la panzanella sia bella fresca).
Quando il pane si è ammorbidito (il tempo è difficile da calcolare, il pane è pronto quando si è ben intriso di acqua e si può sbriciolare con le mani, senza disfarsi totalmente) strizzalo con le mani e sbriciolalo in modo grossolano all’interno di una ciotola di vetro.
Condisci il pane con olio extravergine, un pizzico di sale e qualche goccia di aceto balsamico.
Lascia riposare il pane mentre prepari il condimento.
Lava i pomodori, togli i semini all’interno e affettali a cubetti. Condiscili con un pizzico di sale e olio extra vergine di oliva (solo una piccola quantità, conviene aggiustare di sale e di olio, alla fine quando la panzanella è pronta).
Lava i cetrioli, sbucciali e tagliali a dadini. Come i pomodori condiscili con sale e olio ma senza esagerare.
Unisci al pane i pomodori, i cetrioli, le foglie di basilico spezzettate a mano. Amalgama bene, aggiusta di sale, olio e aceto e lascia riposare un’oretta al fresco prima di portarla in tavola (se hai il tempo, altrimenti è buona anche così).


EASY: è un primo piatto molto fresco e leggero, adatto ad una cena in terrazza o in giardino. Può essere seguito da un pesce e verdure alla griglia, frutta al forno accompagnata da gelato.


CHIC: la panzanella può essere presentata anche come aperitivo, servita come piccola monoporzione nei bicchierini. C’è chi la accompagna con ciliegine di mozzarella, ma io trovo che dia il massimo così com’è, nella sue versione più semplice.


domenica 29 maggio 2016

Pomodorini Confit

Quando arriva la bella stagione a casa nostra compaiono sulla tavola i dolci con le fragole e i pomodorini confit. Si, è vero, ormai i pomodori ci sono tutto l’anno, ma – ho provato – utilizzare pomodorini coltivati in serra per questa ricetta a mio parere non funziona. E’ talmente semplice, di fatto c’è un solo ingrediente, che se i pomodori non sono davvero gustosi dolci e maturati al sole …. non è proprio la stessa cosa. Meglio aspettare un intero anno e ricominciare a prepararli quando è il momento giusto. Del resto ognuno ha il proprio modo di dare il benvenuto alla bella stagione. C’è:
- chi festeggia concedendosi una coppa di gelato gigante (la prima della stagione) pigramente seduto ai tavolini di una gelateria del centro, all’aperto tra le sette e le nove di sera, l’ora più bella in queste giornate che sono lunghissime con la luce che rimane fino a tardi
- chi arrotola appena appena i jeans e fa la prima passeggiata a piedi nudi sulla spiaggia, evitando di farsi raggiungere dalle onde perché l’acqua è ancora gelida
- chi compra un nuovo paio di occhiali da sole e un cappello di paglia – ne ho visto uno bellissimo a Firenze la settimana scorsa – da utilizzare ogni fine settimana da qui a settembre
- chi aspetta che torni la primavera per cucinare quei piatti che si fanno solo adesso utilizzando fragole, asparagi, piselli freschi e pomodori appena raccolti.
Trovo che i pomodori preparati in questo modo siano davvero speciali e molto versatili. Si forse un po’ lunghi da preparare, non una di quelle cose che si fanno all’ultimo momento, ma il lavoro maggiore consiste nel sistemarli ordinatamente in una teglia e spennellarli con olio e aceto, poi possono essere ‘dimenticati’ nel forno per quasi tre ore. Una volta pronti, hanno un gusto speciale e possono essere utilizzati in mille modi: per condire un piatto di pasta integrale con olive nere e formaggio tipo feta, per accompagnare sformatini di ricotta come questi, come contorno di un’insalata di pollo, a volte un po’ ‘anemica’ o da soli, così come sono, insieme ad una ciotolina di mandorle salate e una birra ghiacciata come aperitivo il venerdì sera. Senza fretta, in terrazza, aspettando che il sole sia tramontato per iniziare la cena.

POMODORINI CONFIT (le dosi sono del tutto a piacere)



 Ingredienti:

500 gr di pomodori tipo ciliegino
3 cucchiai di olio extra vergine di oliva + 1 per la teglia
2 cucchiai di aceto balsamico
1 cucchiaino di zucchero semolato (io non l’ho messo perché i pomodori erano già dolci)
Origano fresco o secco (io ho usato un mazzetto di origano proveniente dalla Sicilia)
Sale fino

Accendi il forno a 130 gradi.
Lava i pomodori, elimina il picciolo, le foglie e le altre parti verdi.
Asciugali e tagliali a metà.
Fodera con la carta da forno una teglia larga, va bene anche la leccarda del forno e spennella la carta con un cucchiaio di olio.
Disponi i pomodori sulla teglia con il taglio rivolto verso l’alto.
Prepara a parte un’emulsione con i tre cucchiai di olio e l’aceto balsamico. Aggiungi in questa fase lo zucchero se necessario.
Emulsiona bene (io metto tutto dentro un piccolo barattolo a chiusura ermetica e sbatto bene una volta chiuso) e con l’aiuto di un pennellino ungi la superficie di tutti i pomodori. Si, lo so è un po’ lungo, ma a mio parere è il modo migliore per condire in modo uniforme tutti i pomodori.
Non aggiungere il sale adesso.
Cospargi i pomodori con l’origano e metti in forno già caldo.
Devono cuocere per due ore (nel mio forno anche due ore e mezzo) a 130 gradi. Trascorso questo tempo, spengi il forno, aggiungi il sale sui pomodori e rimetti la teglia nel foro spento fino a quando sarà freddo (circa 45 minuti).
A questo punto sono pronti.
Sono buonissimi tiepidi e a temperatura ambiente. Si conservano tre/quattro giorni in frigorifero in un recipiente di vetro chiuso ermeticamente.


EASY: per preparare un facile antipasto: fai tostare delle fette di pane nero, spalma con un formaggio morbido tipo philadelphia, macina sopra qualche fiocco di sale nero e aggiungi su tutto i pomodorini.



CHIC: se la cena che hai preparato prevede un’insalata come contorno, metti in tavola delle ciotoline con i pomodori confit e altre con semi di girasole e zucca appena tostati, in modo che chi vuole possa aggiungerli alla sua insalata per renderla più gustosa e croccante.


domenica 24 aprile 2016

Antipasto di riciclo: palline di spinaci e ricotta

Mi piace molto l’idea del piatto unico, cosa alla quale il mio papà, per esempio, è decisamente contrario. Io e mia sorella (e anche mia mamma ovvio!!) ogni tanto cerchiamo di convincerlo a ‘modernizzarsi’ un po’ e ad accettare l’idea che si possa pranzare o cenare con un solo piatto, invece che con il ‘tradizionale trittico’ primo-secondo-contorno, ma non c’è niente da fare. Penso che il ‘piatto unico’ sia un modo carino per risolvere una cena o un pranzo specialmente nel fine settimana, per fare qualcosa di nuovo e di diverso e non ricadere nella solita routine. Si possono scegliere piatti unici con un tocco un po’ esotico, per esempio a base di cous cous pollo e verdure, oppure riso Venere pesce e verdure serviti in grandi piatti colorati fanno già vacanza. Si può decidere di rimanere su qualcosa di più tradizionale: un’insalata molto ricca che contenga tante verdure, uova, formaggi, una manciata di semini croccanti e qualche quadratino di pane arrostito. Oppure un bel risotto con i carciofi e una dose generosa di fonduta di formaggio o con pomodorini confit e burrata. Insomma in tema ‘piatto unico’ le scelte sono quasi infinite.
L’unico difetto che io trovo al piatto unico è che mi sembra di stare a tavola … troppo poco. A me piace stare a tavola, specialmente la sera a cena, trovo che sia un modo molto piacevole di concludere la giornata. Mi piace apparecchiare con cura e gustare la cena in modo lento, chiacchierando del più e del meno o di qualcosa di più serio. Sistemo sulla tavola una candela e la accendo anche se è un giorno qualsiasi della settimana e non c’è niente da festeggiare (ho una piccola collezione di porta candele di vetro di tutte le forme e un cassetto pieno di candele di colori diversi). Perché crea un’atmosfera rilassata, cosa indispensabile almeno per me dopo un’intera giornata trascorsa a correre. Ed è per questo che quando scelgo come menu il piatto unico devo avere di riserva qualche piccola cosa da mettere a tavola in aggiunta, per prolungare il più possibile il rito della cena. Anche solo del pane nero appena tostato e spalmato di philadelphia e pasta di acciughe (provare per credere, si ottengono dei crostini buonissimi) oppure un avanzo di spinaci e della ricotta con i quali confezionare queste semplici palline. Si preparano in un attimo, si sistemano in piccole coppette al centro della tavola e si smangiucchiano tra una chiacchiera e l’altra.

P.S. Le dosi sono indicative, questa è la dose minima con la quale si ottengono una quindicina di palline grandi come un’oliva. Per dosi maggiori.. moltiplicare! L’impasto non contiene farina e non conviene farle molto più grandi di un’oliva, altrimenti non si riesce a mangiarle tipo finger food prendendole con uno spiedino, perché diventano un po’ cedevoli e serve una forchettina per poterle mangiare comodamente. In ogni caso a voi la scelta: o belle piene e rotonde da servire in un piattino con una mini forchetta o più piccole con il loro piccolo spiedino per poterle raccogliere.

Io sono partita da un avanzo di spinaci utilizzati per questo risotto fatto la sera prima, ma metto di seguito le indicazioni per la ricetta completa.


PALLINE DI  SPINACI  E RICOTTA


Ingredienti per circa 15 palline grandi come una grossa oliva:

120 gr di spinaci (si devono ottenere 80 gr di prodotto pulito)
100 gr di ricotta di mucca
uno spicchio di aglio
un pizzico di noce moscata grattugiata al momento (se piace)
un cucchiaio di olio extravergine di oliva
sale
qualche cucchiaio di farina

Due ore prima di preparare queste palline metti la ricotta a scolare in un colino, in modo da farle perdere il siero e renderla più asciutta e compatta.
Prepara gli spinaci.
Elimina i gambi più grossi e duri e lava molto bene le foglie, in modo da eliminare tutta la terra.
Metti gli spinaci lavati in una pentola capiente, aggiungi un po’ di sale e lascia cuocere coperto a fiamma bassa fino a quando avranno eliminato tutta l’acqua di vegetazione.
Scolali tritali grossolanamente con il coltello e tienili da parte.
In una pentola fai scaldare un cucchiaio di olio e lo spicchio di aglio a fiamma bassissima, in modo che l’aglio rilasci il profumo ma non prenda colore. Elimina l’aglio e aggiungi gli spinaci tritati.
Lascia insaporire a fuoco moderato per qualche minuto.
Spengi e lascia raffreddare, devono essere a temperatura ambiente quando li unisci alla ricotta.
Metti in una ciotola gli spinaci cotti e raffreddati e la ricotta ormai scolata, aggiungi un pizzico di noce moscata appena grattata e amalgama molto bene con una forchetta in modo da sbriciolare la ricotta ed ottenere un impasto uniforme e compatto. Aggiusta di sale se necessario
Preleva l’impasto a piccole dosi, forma delle piccole palline e rotolale nella farina in modo da rivestirle in modo uniforme.
Sistemale in un vassoio e mettile in frigorifero fino a quando sarai pronta a cuocerle (al massimo comunque mezza giornata, sei vuoi prepararle in anticipo; in questo caso ripassale una seconda volta nella farina prima di cuocerle).
Metti a bollire una casseruola piena di acqua con un pizzico di sale.
Appena l’acqua inizia a bollire, metti le palline di spinaci e ricotta, non più di cinque per volta. Lasciale cuocere un minuto da quando vengono in superficie e scolale.
Servile tiepide.

EASY: come semplice antipasto al centro della tavola, sistemate in una ciotolina di vetro e con dei piccoli spiedini di bambù per poterle mangiare come finger food.



CHIC: per una versione più ricca, preparane tre per ogni ospite, leggermente più grandi di come le ho fatte io. Servile a ciascun ospite in un piatto, ricoperte con una fonduta leggera di formaggio e accompagnate da un’insalatina fresca.


mercoledì 11 novembre 2015

Crackers di farro con semi di girasole

Da una decina di giorni qui a Torino la sera accendono le ‘luci di artista’. Nelle vie principali del centro ogni anno in questo periodo sistemano delle luci particolari e molto belle che accompagnano l’inaugurazione di Artissima (la fiera di arte contemporanea) e restano poi fino a dopo Natale. Alcune sono davvero natalizie, come gli alberi di Natale stilizzati fatti di neon verdi e quelli che sembrano frantumi di vetro colorato, altre sono brillanti e luminose, come le ‘costellazioni’, un insieme di lucine dorate che simulano le stelle del cielo. In Piazza San Carlo hanno messo intorno ai lampioni dei vetri colorati gialli, verdi, rossi, blu, quando la sera li accendono l’impressione è quasi magica: la piazza è molto meno illuminata del solito e i lampioni colorati sembrano galleggiare nella notte. Lampioncini colorati pendono anche dagli archi dei portici che circondano la piazza e l’atmosfera è quella di un raffinato presepe.
A mio parere tutto questo ‘fare Natale’ a inizio Novembre è un po’ in anticipo sui tempi, quest’anno poi con questa improvvisa primavera è totalmente straniante, sembra che qualcuno abbia dimenticato di smontare gli addobbi dell’anno prima. Sabato intorno all’ora di pranzo, sotto gli alberi di Natale che pendevano tra un palazzo e l’altro, c’erano tavolini disseminati sui marciapiedi e nelle piazze, affollati di turisti e non-turisti che chiacchieravano sotto i raggi di un bellissimo sole e sorseggiavano l’aperitivo con indosso solo maglioni di cotone e occhiali da sole, come a maggio. Perfino il carrettino che vende caldarroste sembra completamente fuori stagione, un bel gelato o un aperitivo leggero a base di grissini croccanti, crackers, bastoncini di verdure crude e dip cremosi sembra molto più in linea con il clima di queste giornate.
E anche noi non ce lo siamo fatto mancare. Da tempo volevo provare a fare in casa dei crackers croccanti, un po’ diversi dai soliti grissini o dalle mini focacce che preparo di solito. Da abbinare a fettine di salmone affumicato e dip vellutati per un aperitivo a due da consumare velocemente prima di andare a teatro oppure da preparare in dosi abbondanti e servire agli amici con paté di tonno, crema di formaggio alle erbe, chutney piccanti e cubetti di parmigiano. Prima di cena, in sostituzione della cena, magari con un dessert finale e un vino adatto all’occasione oppure in attesa del pranzo, con questo clima anche in terrazza. Come preferite.

P.S. Sono molto buoni appena fatti, se avanzano conservali in un barattolo di vetro, ma durano al massimo un’altra giornata, poi a mio parere perdono molto della croccantezza.

P.S.2 Oggi è San Martino e, almeno qui a Torino, sta rispettando in pieno la tradizione dell’estate di San Martino come giornata più calda dell’autunno, c’è un sole meraviglioso e l’aria decisamente tiepida. Quando eravamo piccoli a scuola si faceva sempre un tema, un piccolo pensierino o un disegno sulla leggenda di San Martino, la maestra ci parlava della divisione del mantello, del caldo improvviso ecc. ecc. Chissà se oggi a scuola i bambini continuano a ricordare queste ‘feste della tradizione’ e a divertirsi con queste favole antiche. Mi piacerebbe pensare di si.


CRACKERS DI FARRO CROCCANTI CON SEMI DI GIRASOLE




Ingredienti per una trentina di crackers :

70 gr di farina integrale di farro
80 gr di farina ‘00’
75 gr di acqua appena tiepida
1 cucchiaino da caffè di sale fino
1 cucchiaio da minestra di olio extra vergine di oliva + quello per ungere la ciotola
4 gr di lievito di birra fresco
qualche cucchiaio di semi di girasole


Sciogli il lievito in 50 gr dell’acqua tolta dal totale e lascia riposare qualche minuto.
Intanto in una ciotola setaccia le due farine.
Aggiungi l’acqua con il lievito ed inizia ad impastare aggiungendo se serve altra acqua (io l’ho utilizzata tutta), in modo da ottenere un impasto morbido e liscio.
Aggiungi il sale e impasta ancora un attimo per incorporarlo bene.
Da ultimo inserisci l’olio e impasta ancora per qualche minuto fino ad ottenere un impasto elastico e compatto.
Mettilo a lievitare in una ciotola pulita leggermente unta di olio e lascialo lievitare per almeno tre ore (deve raddoppiare di volume).
Quando la pasta è lievitata stendila su un piano infarinato utilizzando un mattarello per ottenere una sfoglia sottile (qui devi fare un po’ di prove a me piacciono quando non sono sottilissimi, ma dipende dai gusti).
Taglia i crackers della forma che preferisci (io ho fatto dei piccoli rettangoli, ma sono carini anche tondi tipo ‘ritz’ o a forma di rombo).
Fodera una teglia con carta da forno e appoggia i crackers.
Buca la superficie di ogni cracker con uno stecchino, poi spennellali rapidamente di acqua (pochissima serve solo per far aderire i semi di girasole) e cospargili con un po’ di semi di girasole.
Copri la teglia con un canovaccio pulito e lascia lievitare ancora per un’ora e mezzo.
Trascorso il tempo di lievitazione, accendi il forno a 180 gradi.
Appena il forno è caldo cuoci i crackers per 12/15 minuti, devono diventare dorati.
Sfornali, lasciali raffreddare su una griglia e servili come preferisci.

EASY: aggiungili a cena nel cestino del pane e metti in tavola un po’ di burro salato. Da sgranocchiare mentre si aspetta che la pasta finisca di cuocere.



CHIC: mi piacciono molto da servire come aperitivo in piedi insieme a creme di verdura e di formaggio. Sistema tutto (coppette di vetro con i crackers, ciotoline con dip e creme di formaggio, cubetti di toma, provola e parmigiano per esempio) su un piccolo carrello o un tavolino di servizio, accompagna con vino bianco o prosecco e lascia che i tuoi ospiti possano iniziare a chiacchierare e a fare conoscenza, se necessario, prima di sedersi a tavola.


mercoledì 7 ottobre 2015

Mini pizze per l'aperitivo

Noi eravamo quelli delle vacanze in movimento. Belle, certo, ma riposanti proprio no. Non vacanze ‘zaino in spalla’ perché io non ho quello spirito di sacrificio, non l'ho mai avuto nemmeno a vent’anni, ma comunque vacanze agitate. Lunghi trekking in montagna, viaggi in cui difficilmente si è due sere consecutive nello stesso posto, si vedono tante cose belle, ma forse manca l’attimo di relax per apprezzare in pieno l’atmosfera di un posto, per cogliere quello che gli occhi non consentono di vedere immediatamente ma che devi capire soffermandoti un po’ più a lungo. Con calma. Non abbiamo mai fatto le classiche vacanze ‘sotto l’ombrellone’ a gustare il sole, il profumo del mare e il proverbiale dolce far niente.
Quest’anno però abbiamo detto basta. L’inverno è stato troppo lungo e faticoso per avere anche solo l’energia per progettare una vacanza così. Abbiamo scelto un posto, UNO SOLO, preparato le valige con più libri che vestiti e ci siamo trasferiti lì. A fare niente, solo ammirare il verde dei prati, gustare il ritmo slow delle giornate e a recuperare un po’ di pace. E così abbiamo scoperto un nuovo modo di fare le ferie, senza programmi, senza scadenze da rispettare e senza orari. Abbiamo fatto quello che non ci era mai capitato di fare: seduti alle sei di pomeriggio ad un tavolino lungo la strada con un calice di vino bianco ad osservare i passanti in attesa dell’ora di cena, colazioni di due ore con un libro, una brioche e un succo di frutta che non finiva mai nel giardino di un minuscolo caffè al riparo dal sole, cena tardissimo, tanto non c’è bisogno di svegliarsi presto, non dobbiamo andare da nessuna parte. Abbiamo un po’ stravolto i ritmi della giornata vacanziera rispetto al solito: colazione abbondante e in tarda mattinata, a pranzo solo frutta o poco più e cena tardi, anche alle nove e mezzo. E prima di cena un aperitivo, magari verso le sette. Era la scelta più ‘impegnativa’ della giornata, trovare un posto carino dove soggiornare pigramente prima di cena insieme ad un succo di frutta con una ciotolina di olive oppure un cartoccio di anelli di calamaro fritti con un mini assaggio di vino bianco e frizzante. E questo rito dell’aperitivo prima di cena che fa ancora vacanza ce lo siamo portati a casa. Da ripetere ogni tanto il venerdì sera magari per anticipare l’arrivo del fine settimana o la domenica per prolungare il ritmo vacanziero del week end. In questi casi serve qualcosa di gustoso da preparare in fretta e smangiucchiare chiacchierando prima che la cena sia pronta (oppure da preparare in anticipo come queste pizzette e servire.. quando serve). Quasi come essere ancora in ferie, nelle nostre nuove ‘ferie lente’.


MINI PIZZE PER L’APERITIVO






Ingredienti per una trentina di pizzette:

Per l’impasto:

250 gr di farina 00
140 gr di acqua a temperatura ambiente
5 gr di lievito di birra fresco
20 gr di burro a temperatura ambiente
5 gr di zucchero
5 gr di sale

Per il condimento:

150 gr di passata di pomodoro (per me home made, vedi qui)
1 mozzarella fiordilatte
Origano (se piace io non l'ho messo)
Sale
Olio extravergine di oliva



Per prima cosa metti a scolare la mozzarella in un colino in modo che rilasci l’acqua e non bagni le pizzette.
Sciogli in una piccola ciotola il lievito di birra con la metà dell’acqua e lascia riposare coperto per 15 minuti.
Intanto in una ciotola più grande metti la farina e lo zucchero.
Trascorso il tempo di riposo del lievito, aggiungi alla farina l’acqua con il lievito e inizia ad impastare inserendo gradualmente il resto dell’acqua (potrebbe non servire tutta, l’impasto deve diventare elastico e morbido).
Aggiungi il sale e lavora ancora un po’ l’impasto in modo da farlo assorbire.
Da ultimo aggiungi il burro in piccoli pezzetti e continua ad impastare per una decina di minuti fino a quando la pasta sarà liscia ed omogenea.
Forma una palla, mettila in una ciotola pulita leggermente unta di olio e lascia lievitare fino al raddoppio coperto con pellicola trasparente (io ho impiegato circa due ore).
Quando l’impasto è lievitato accendi il forno a 200 gradi.
Preleva l’impasto dalla ciotola e stendilo prima a mano poi – lievemente – con un mattarello. Per lo spessore della pasta devi fare un po’ di prove, dipende da quanto ‘alte’ vuoi le mini pizze. A me piacciono quando non sono troppo sottili e lascio l’impasto spesso circa mezzo cm.
Con un taglia pasta rotondo ritaglia le pizzette e sistemale su una teglia foderata di carta da forno (lievitano ancora un po’, quindi non metterle troppo ravvicinate).
Su ogni mini pizza metti un cucchiaino di passata di pomodoro e un pizzico di sale e di origano, infine un filo di olio extra vergine di oliva.
Lascia riposare le pizzette coperte da un canovaccio pulito fin quando il forno è in temperatura, quindi inforna per 5/7 minuti (devono gonfiare e colorirsi appena appena).
Nel frattempo taglia la mozzarella a dadini.
Estrai la teglia dal forno, aggiungi su ogni mini pizza una dadino di mozzarella e rimetti in forno per pochi minuti, il tempo per far fondere la mozzarella.
Sono molto buone sia tiepide che fredde.
Si possono congelare da cotte (meglio senza mozzarella) e riscaldare in forno quando serve aggiungendo prima di infornare la mozzarella.

EASY: servile con succo di frutta il pomeriggio per un compleanno o per una merenda …. tra un compito e l’altro.


CHIC: le trovo perfette per un aperitivo con birra artigianale servita freddissima.



lunedì 18 maggio 2015

Biscottini salati al pecorino e semi di papavero

La mia sala da tè preferita è a Firenze. Non è molto grande, ha le pareti rivestite di legno con scaffali che sorreggono barattoli di latta colmi di tè profumato e piccoli tavoli quadrati circondati da poltroncine imbottite e comodissime. Spesso passo da Firenze solo in transito tra un treno e una corriera e mi limito ad una rapida visita per acquistare una delle mie miscele preferite – domenica scorsa è stata la volta di un tè nero aromatizzato con fragoline di bosco e petali di rosa … delizioso. Parafrasando un celebre film – la frase originaria era riferita a Parigi che ‘non è un posto per cambiare aerei’ – Firenze non è fatta per cambiare treni, è talmente bella. Per questo ogni tanto diventa la meta di una gita giornaliera e allora il tempo per sedermi due ore davanti ad una teiera bianchissima lo trovo sempre. Lo servono così lì: in teiere immacolate dalla forma geometrica e tazze altrettanto bianche di porcellana molto sottile. Se si ha la fortuna di trovare una giornata tranquilla è possibile trovare posto in uno dei tavolini che guardano verso un minuscolo giardino interno. La scelta nel menu è ampia, tè verdi, tè neri, tisane che si possono accompagnare con piccoli sandwich – preparano anche quelli al cetriolo.. molto british! – o porzioni di torta servite con tovagliolini di lino.
Ma Firenze è lontana da casa purtroppo. Qui a Torino non ho ancora scoperto una sala da té altrettanto bella, ma un posto dove andare ce l’ho. Una pasticceria che ha una specie di salottino interno dove di solito servono dei pasti veloci per pranzo. Io ci vado ogni tanto il pomeriggio, chiedo una tazza di tè e me la portano sempre con qualcosa da sgranocchiare: due biscotti al burro ricoperti di cioccolato, una ciambellina croccante rivestita di zucchero, un macaron di color pastello. L’ultima volta la signora mi ha chiesto se mi andava di sperimentare qualcosa di salato con il tè. Naturalmente ho detto di si e mi hanno portato tre biscottini salati insaporiti con formaggio e semi di sesamo. Mi sono piaciuti moltissimo: ho chiesto informazioni e mi hanno detto che li chiamano ‘salatini svedesi’ o qualcosa di simile. A me, al di là del nome fantasioso, sono sembrati degli ottimi biscottini al burro preparati con formaggio e qualche spezia. Non sono ancora riuscita a riprodurne esattamente il gusto, ma la ricetta di oggi è quella che ci si avvicina di più. A vostro gusto potete sostituire i semi di papavero con quelli di lino, il pecorino con il groviera per un gusto più deciso oppure con il parmigiano.
Sono i tipici biscottini da aperitivo che si servono insieme a ciotoline piene di olive e un bicchiere di vino fresco o una spremuta di pompelmo rosa, ma provateli anche con il tè, per me sono stati una vera scoperta.

P.S. Io ho utilizzato un burro normale e aggiunto all’impasto un pizzicotto di sale, è possibile utilizzare burro salato, in questo caso non si aggiunge il sale.



BISCOTTINI SALATI AL PECORINO E PAPAVERO




Ingredienti per una quindicina di biscotti (dipende dallo stampino che si utilizza):


80 gr di farina ‘00’
1 tuorlo d’uovo
40 gr di burro
30 gr di pecorino grattugiato non molto stagionato
25 gr di semi di papavero
1 pizzico di sale



Metti in una ciotola il burro a pezzetti con il pecorino grattugiato e il sale.
Mescola con un cucchiaio di legno fino a quando il burro risulta morbido e lavorabile.
Aggiungi il tuorlo d’uovo e i semi di papavero e lavora rapidamente (come ogni frolla non si deve ‘strapazzare’ troppo) fino ad amalgamare il composto.
A questo punto inserisci la farina setacciata e appena l’impasto può essere lavorato con le mani, trasferiscilo sul piano di lavoro e lavoralo rapidamente senza scaldare troppo la pasta.
Forma un panetto e lascia riposare in frigorifero almeno due ore avvolto da pellicola
Trascorso il tempo di riposo della pasta, stendila con il mattarello (lo spessore dei biscotti dipende un po’ dai gusti a me piacciono sottili.. ma non troppo) .
Ritaglia i salatini con una formina da biscotti e trasferiscili su una teglia foderata di carta da forno.
Mettili a riposare di nuovo in frigo per una decina di minuti, il tempo che il forno si scaldi.
Accendi il forno a 180 gradi.
Appena il forno è caldo, trasferiscili in forno e far cuocere per 10/12 minuti fino a quando sono dorati.
Si servono tiepidi o a temperatura ambiente.


EASY: per l’aperitivo: preparane almeno due tipi diversi, ad esempio quadrati con semi di papavero e pecorino e rotondi con semi di lino e groviera. Servili con olive bianche e nere, mandorle salate, vino bianco e spremute di frutta.




CHIC: provali con il tè e altre ‘cose salate’: un semplice tè nero al bergamotto, questi salatini e mini sandwich spalmati di un velo di formaggio cremoso e guarniti da una fettina di pomodoro.    


lunedì 16 marzo 2015

Non ricetta # 8 - Insalata di finocchi arance e olive taggiasche

Vietato calpestare i sogni. Non è certo una frase che ho inventato io – anche se la condivido pienamente – è ricamata con un sottile filo argentato su un runner di lino celeste polvere che ho acquistato alcuni giorni fa. Sono passata davanti alla vetrina del negozio in cui era esposto decine di volte e non mi decidevo mai a comprarlo perché ho una quantità di runner spaventosa, ma alla fine… era troppo carino per lasciarlo lì. E poi – questo nel tentativo di dare una giustificazione all’acquisto dell’ennesimo ‘pezzo di stoffa ricamata’ – un runner può risolvere brillantemente una cena.
Ci sono giornate in cui arrivo a casa tardissimo e il tempo per cucinare è davvero ridotto al minimo, sono quelle in cui servono comode ‘non ricette’, un minimo di improvvisazione (cosa di cui purtroppo non sono molto capace) e un’apparecchiatura speciale. Per ‘non ricette’ non intendo mozzarella e pomodoro, che alla fine di una giornata trascorsa fuori di casa mi mette un po’ tristezza, ma piatti che, pur essendo semplici, hanno l’apparenza di essere studiati e appena appena sofisticati ma sono in realtà rapidissimi da fare. Un paio di piatti così, un runner di lino ricamato, una bottiglia di vino aperta per l’occasione e una candela accesa sulla tavola. Chi potrebbe pensare che non c’era tempo per preparare una cena vera?
L’insalata finocchi e arance di oggi – si, lo so che è super vista e presente un po’ ovunque, ma piaceva metterla anche a me - è a pieno titolo una ‘non ricetta’: si prepara in un attimo e non è la solita ‘insalata verde’. Accompagnatela con un piatto di salmone affumicato, un carpaccio di polipo (tutte cose che si acquistano già pronte e che fa comodo avere in frigorifero) alcune fette di focaccia home made congelata e riscaldata un attimo nel tostapane. Il dessert si prepara velocemente con mele e pere caramellate in poco burro e zucchero accompagnate da una pallina di gelato alla vaniglia e un pizzico di cannella. Non sembrerà una cena rimediata all’ultimo momento per mancanza di tempo. E quanto ai sogni.. non calpestateli, nemmeno quelli semplicissimi come una cena con una candela sulla tavola e un bellissimo runner ricamato.

In questo caso le dosi sono del tutto indicative e dipendono un po’ dai gusti. Io preferisco che i finocchi siano la parte principale poi le arance e in ultimo una manciatina di olive taggiasche.



INSALATA DI FINOCCHI ARANCE E OLIVE TAGGIASCHE




Ingredienti per 4 persone:


4 finocchi
2 arance tarocco
100 gr di olive taggiasche con il nocciol
Olio extra vergine di oliva
Sale



Pela al vivo le arance, nel fare questa operazione lavora sopra una ciotolina, nella quale raccoglierai il succo.
Dividi in due o tre parti ogni spicchio di arancia.
Lava i finocchi, elimina le foglie esterne più spesse e tagliali in fettine molto sottili, tenendo da parte un pochino della ‘barbetta’.
In una ciotola unisci le fettine di finocchio, gli spicci di arance e le olive.
Fai un’emulsione con qualche cucchiaio di succo di arancia, olio extravergine di oliva (secondo i tuoi gusti, io condisco sempre troppo poco.. mi dicono), sale e un pochino della barbetta dei finocchi finemente tagliuzzata.
Prima di servire condisci l’insalata con questa emulsione.




EASY: servi questa insalata a cena come contorno a pollo alla griglia, salmone affumicato o un filetto di pesce passato in padella con limone e prezzemolo.





CHIC: come aperitivo servita in ciotoline individuali e accompagnata da piccole focacce al rosmarino.

martedì 30 settembre 2014

Cuscus con verdure croccanti

“A volte succede coi viaggi, che ci si ricordi delle persone ancora più che dei luoghi” (Alexander Mc Call Smith). Trovo che questa frase sia molto vera, anche se devo aggiungere qualcosa di mio che la rende un po’ meno poetica: a me succede di dimenticare i luoghi, ma difficilmente dimentico .. cosa ho mangiato e dove. So che sembra un po’ paradossale, perché chi mi conosce sa che, per quanto mi piaccia cucinare, fare la spesa e girare per mercati e negozi di specialità io non sono poi di grande appetito. Fin da piccola ho fatto disperare i miei genitori perché non mangiavo niente e solo da qualche anno ho .. messo un po’ la testa a posto, anche se ci sono cose che non mangerò mai (cacciagione, pesce crudo e frattaglie sono le prime che mi vengono in mente ma ce ne sono altre mille). Eppure: posso dimenticare una città che ho visitato, posso scordarne le strade, l’atmosfera, i giardini e le vetrine se non c’era niente che ha colpito i miei pensieri e il mio cuore, ma è difficile che dimentichi quello che ho mangiato in quello stesso posto, come era apparecchiata la tavola, se il cibo era buono e ben presentato, se ho mangiato in un ristorante, in una semplice osteria o in piedi al banco di una caffetteria … non so perché ma è così. Ho dimenticato l’aspetto di molti paesini – so solo di esserci stata – ma ricordo molto bene una minuscola sala da tè dove ho assaggiato per la prima volta il cheese cake, un ristorante piccolo e perfetto in ogni particolare dove abbiamo festeggiato un compleanno con una cena ‘tutta funghi’, una birreria dove di mia iniziativa non avrei mai messo piede e invece la pizza era talmente buona che è stato impossibile non ritornarci….. Anche questo cuscus risale al ricordo di una vacanza di qualche anno fa, una delle rare vacanze al mare perché in genere noi preferiamo la montagna. Un pranzo solo a base di cuscus, organizzato in una terrazza riparata dal sole incandescente e affacciata sul mare. Tavoli quadrati senza tovaglia perché rivestiti di colorate mattonelle azzurre e gialle, al posto dei piatti ciotoline di terracotta smaltata e posate con il manico di porcellana. Tutte le pietanze dall’antipasto al dolce erano fatte con il cuscus, condito con il pesce, con le sole verdure, servito ‘bianco’ al posto del pane insieme a pesce alla griglia e una salsa piccante e molto profumata e per finire aromatizzato con estratto di vaniglia e arricchito con canditi, pistacchi e scaglie di cioccolato fondente.




CUSCUS CON VERDURE CROCCANTI





Ingredienti per 4 persone

320 gr di cuscus precotto
2 peperoni (1 giallo e 1 rosso)
4 carote
6 zucchine piccole
100 gr di feta
1 spicchio di aglio
1 peperoncino (se piace)
1 limone bio
sale
olio extravergine di oliva


Porta a ebollizione 480 gr di acqua.
Quando l’acqua bolle, toglila dal fuoco e aggiungi quattro cucchiai di olio extra vergine di oliva, un cucchiaino di sale, il succo di mezzo limone spremuto e due cucchiaini da caffè di buccia di limone grattugiata.
Versa a pioggia il cuscus nell’acqua bollente così ‘condita’ e sgranalo con una forchetta.
Copri e lascia riposare coperto fino a quando il cuscus avrà assorbito tutto il liquido (circa 20 minuti).
Trascorso questo tempo, aggiusta di sale e trasferisci il cuscus sgranato in un ampio piatto di portata.
Nel frattempo prepara le verdure.
Pela le carote, lavale e tagliale a dadini piuttosto piccoli. E’ solo una questione ‘visiva’ (visto che le verdure vengono cotte con tempi differenti), ma il piatto è più carino se tutte le verdure sono tagliate in cubetti di dimensioni simili.
Togli il torsolo ai peperoni, dividili a metà e togli i filamenti interni. Lavali e tagliali in cubetti.
Elimina le estremità delle zucchine, lavale e tagliale a cubetti.
In una larga padella antiaderente (ancora meglio in un wok) metti a scaldare qualche cucchiaio di olio di oliva, lo spicchio di aglio e il peperoncino.
Lascia insaporire qualche minuto e appena l’olio è caldo elimina aglio e peperoncino e aggiungi i cubetti di carote e un pizzico di sale.
Fai saltare le carote e lasciale cuocere da sole una decina di minuti fin tanto che iniziano ad ammorbidirsi (se tendono ad attaccare, aggiungi qualche cucchiaio di acqua calda).
Dopo dieci minuti aggiungi i cubetti di peperone e ancora un pizzico di sale (sempre poco perché alla fine si aggiunge la feta che è piuttosto salata).
Lascia cuocere i peperoni per qualche minuto in modo che si insaporiscano e quando cominciano ad ammorbidirsi aggiungi anche le zucchine e un ultimo pizzico di sale.
Fai cuocere le verdure fino al punto che preferisci – più o meno croccanti dipende dai gusti, aggiungendo se necessario qualche cucchiaio di acqua calda.
Appena le verdure sono pronte, metti il cuscus su un piatto di portata, aggiungi sopra le verdure e la feta sbriciolata e servi.
E’ buono caldo, tiepido e anche a temperatura ambiente.



EASY: si può trasformare in un piatto unico da domenica sera davanti alla tv inserendo al posto della feta dei pezzetti di petto di pollo cotto alla griglia o – perché no – gli avanzi del pollo arrosto del pranzo.





CHIC: a me piace molto servire il cuscus come antipasto, in piccole ciotoline. E’ comodo da mangiare anche in piedi perché non richiede l’uso del coltello. La dose che ho messo, se servito con gli aperitivi, è per una decina di persone. 

lunedì 22 settembre 2014

Non ricetta # 6 - Mandorle salate home made

Sono molto abitudinaria, ho una ‘collezione’ di piccole abitudini – alcuni sono veri e propri vizi! – che cerco di conservare a tutti i costi. Una di queste è il tè al pomeriggio: qualunque sia l’ora in cui arrivo a casa non rinuncio a preparare una tazza di tè, magari non ho il tempo di prenderlo seduta comodamente, ma lo faccio sempre e lo bevo come posso, preparando la cena o facendo altri lavori .. necessari. Un’altra di queste abitudini-vizio è il relax goloso del dopo cena. E’ uno dei momenti più piacevoli della giornata: ho finito di fare tutto, cena, sistemazione cucina e tutto il resto e mi posso finalmente fermare. Il mio dopocena ideale è leggere uno dei miei tanti libri accoccolata sul divano con una tisana (bollente anche in piena estate.. mi piace così) e una mini golosità: un tartufo di coccolato o anche un semplice quadretto di cioccolata fondente, un piccolo pasticcino alla frutta.. poco più di un boccone insomma, qualcosa con cui concludere in bellezza la giornata, perché a mio parere una ‘coccola’ a fine giornata ci vuole sempre. Ultimamente mi sono ‘fissata’ con le mandorle salate – anche perché dopo gli stravizi estivi è meglio evitare per un po’ il dolce. Ne vado matta fin da quando ero piccola e da quando ho imparato a farle da sola (sono facilissime, specialmente se si acquistano mandorle già sgusciate e spellate) in casa non mancano mai. Sono d’aiuto nel caso in cui si debba preparare un aperitivo all’ultimo momento, tritate in modo grossolano possono insaporire un piatto di pasta, aggiunte ad una crema di formaggi si possono spalmare su pane integrale per comporre semplici tartine e sono ottime anche come golosità del dopo cena. Provare per credere!
Le quantità sono indicative, metto le dosi per 100 gr di mandorle, ma si possono fare più o meno salate a proprio gusto, si devono fare un po' di prove per ottenere 'il livello di salato' che piace di più. Io ho utilizzato un sale di Camargue a grana non troppo fine, ma solo perché mi piace ‘giocare’ con i diversi tipi di sale, va bene anche il sale fino.. certo più particolare è il sale che si sceglie di utilizzare, più buono è il gusto delle mandorle. 


MANDORLE SALATE HOME MADE




Ingredienti :

100 gr di mandorle già private del guscio e della pellicina scura
1 albume di uovo
4 cucchiaini di sale di Camargue (o altro sale a scelta)




Se le mandorle non sono già prive della pellicina scura, è necessario gettarle per qualche minuto in acqua bollente, scolarle e procedere (con pazienza!) alla eliminazione della buccia esterna. Io ho utilizzato mandorle già pelate.
Accendi il forno con la funzione grill a 160 gradi.
Copri con carta da forno una teglia, metti in teglia le mandorle già pelate in modo che non si sovrappongano e mettile in forno già caldo per 5 minuti per farle abbrustolire.
Trascorsi 5 minuti estrai la teglia, gira le mandorle in modo da farle abbrustolire anche dall’altra parte e rimetti in forno per 3 minuti.
Nel frattempo batti leggermente l’albume d’uovo, non deve diventare schiumoso solo appena emulsionato.
Estrai le mandorle dal forno, lasciale raffreddare qualche minuto in modo da poterle toccare con le mani e versale nell’albume sbattuto.
Mescola rapidamente con un cucchiaio per rivestirle bene di albume, quindi rimettile sulla stessa teglia, sempre non sovrapposte e passandole rapidamente tra le mani in modo da eliminare l’albume in eccesso (che altrimenti forma una sorta di glassatura bianca).
Spolvera le mandorle con il sale e rimetti sotto il grill (sempre a 160 gradi) per 6/7 minuti (dipende dal forno).
Sono pronte quando assumono un bel colore dorato e lucido.
Falle raffreddare prima di servire, sono molto più buone.
Si conservano anche una settimana in un barattolo di vetro.



EASY: basta un bicchiere di vino bianco frizzante e una dose generosa di mandorle salate per improvvisare un aperitivo all’ultimo momento.







CHIC:  puoi utilizzare questo sugo per condire delle penne integrali: pomodoro fresco tipo San Marzano pelato e frullato con olio extra vergine di oliva, abbondante basilico e un pizzico di peperoncino. Aggiungi alla salsa così ottenuta una manciata di mandorle salate tritate grossolanamente, aggiusta di sale e condisci la pasta. E’ buona anche fredda.

giovedì 24 luglio 2014

Tarte Tatin di pomodori datterini

Piove piove non smette mai! Che strana estate quest’anno: cielo grigio nuvole sparse e qualche raro raggio di sole – nella migliore delle ipotesi – oppure piove per ore e l’aria è fresca come in autunno. Qui a Torino il sole per ora si è visto poco, spesso l’aria è così ..incolore che guardare il cielo mette quasi tristezza. E sembra che lo faccia apposta: le giornate più cupe sono quasi sempre nel fine settimana. A volte decidiamo di andare ugualmente in montagna, partiamo il sabato mattina con una scorta di libri e riviste da leggere mentre fuori piove e torniamo la domenica sera. Pazienza se piove quasi sempre, almeno si respira aria pulita e lontani dalla città è possibile sentirsi quasi in vacanza, anche se le ferie sono ancora lontane.
Se restiamo a Torino, il programma è quello delle domeniche d’inverno in cui non abbiamo voglia di fare niente, ovvero una ‘gita’ in libreria di .. qualche ora. A volte mi stupisco da sola di quanto tempo riesco a restare in una libreria a curiosare nei miei reparti preferiti. Di solito dò un rapido sguardo alle ultime novità e ai ‘consigli del libraio’, preferisco scoprire da sola quello che mi può piacere. Ammetto che, se non cerco qualcosa di preciso, quello che mi spinge a prendere in mano un libro e a sfogliarlo è quasi sempre la copertina, più raramente il titolo. Inseguendo copertine che mi sono piaciute ho trovato libri bellissimi a volte di autori quasi sconosciti – almeno per me -  che si sono rivelati straordinarie sorprese. E’ così anche per i libri di cucina, ho i miei autori preferiti – dei quali cerco di non perdere nemmeno un libro – ma se devo scegliere tra qualcosa di ‘mai provato’, quello che mi attrae sono le copertine e le foto all’interno.. ancora prima delle ricette, paradossale no? E’ abbastanza difficile che esca da una libreria senza aver acquistato niente, i libri mi affascinano; i libri, proprio quelli di carta, non gli e-reader e gli e-book (mia mamma è molto più .. avanti di me, lei ormai legge quasi solo .. elettronico!). E nell’ultima gita in libreria domenica scorsa sono riuscita a trovare un libro che cercavo da tanto, quello di Michele Cranston che avevo sfogliato a lungo qualche mese fa a casa di una mia amica e sapevo che era ricchissimo di ricette che mi piacciono. Da quel libro è tratta questa tarte  Tatin salata – ho solo sostituito la mozzarella di bufala della ricetta originaria con un semplice fiordilatte perché lo preferisco ed ho utilizzato lo zucchero di canna per caramellare i pomodori invece dello zucchero normale. E’ una torta facile da fare, che a mio parere si presenta molto bene ed ha dei colori e un profumo che sanno proprio di estate. E visto che il sole non aiuta, mi convinco che è estate apparecchiando con tovaglia bianca e piatti azzurro mare  - o viceversa – e portando in tavola piatti colorati e freschi.

Ho parlato di libri e voglio segnalare questa bellissima iniziativa di Ely sui libri da portare in vacanza:




TARTE TATIN DI POMODORI CON MOZZARELLA



Ingredienti per una torta grande (diametro 22 cm) o 8/10 tortine monoporzione:


1 rotolo di pasta sfoglia già stesa
Una trentina di pomodori datterini (dipende dalla grandezza, devono essere in numero sufficiente a ricoprire il fondo della teglia utilizzata
1 mozzarella fiordilatte (circa 150 gr.)
2 cucchiai da minestra di aceto balsamico
2 cucchiaini da caffè di zucchero di canna
Timo fresco
Sale marino macinato al momento
Olio extra vergine di oliva

Accendi il forno a 200 gradi.
Lava e asciuga i pomodorini ma non tagliarli, lasciali interi.
In una larga padella (meglio se antiaderente) metti l’aceto balsamico e lo zucchero di canna e fai scaldare a fiamma bassa fino a quando lo zucchero sarà sciolto (2/3 minuti).
Aggiungi nella padella i pomodori e le foglie di timo lavate, abbassa la fiamma al minimo e lascia cuocere coperto per una decina di minuti, i pomodori non devono disfarsi ma solo ammorbidirsi e ricoprirsi dello sciroppo dolce.
Lascia raffreddare i pomodori nella padella.
Quando sono a temperatura ambiente, trasferiscili nella teglia che vuoi utilizzare e ricopri completamente il fondo mettendo i pomodori uno accanto all’altro.
Ungi con poco olio extravergine di oliva il bordo della tortiera e ricopri con la pasta sfoglia i pomodori. Inserisci la pasta tra i pomodori e il bordo della tortiera in modo da chiudere la torta.
Metti in forno già caldo per 20-25 minuti (un po’ meno se fai delle monoporzioni) fino a quando la pasta sarà di un bel colore dorato.
Quando la torta è pronta, appoggia sulla pasta un grande piatto e gira la torta, in modo da servirla con i pomodorini verso l’alto.
Quando è ancora calda, aggiungi sui pomodori la mozzarella tagliata a pezzetti e condisci con sale marino macinato al momento (il sale fino ad ora non è stato aggiunto).
Servi calda o tiepida con un filo di olio extravergine di oliva (io non l'ho messo).

EASY: pranzo per due: una torta divisa in due e accompagnata da un’insalata mista con radicchio, insalata riccia, carote grattate e qualche oliva taggiasca.





CHIC: prepara delle monoporzioni, piccole negli stampini dei muffin e servile con vino bianco frizzante come aperitivo in piedi prima di cena.