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venerdì 23 dicembre 2016

Ricotta Cinnamon Rolls

Ogni anno a intorno alla metà di dicembre festeggio il Natale con le mie amiche: ci dedichiamo un pomeriggio fatto di biscotti speziati, tè di Natale, tante chiacchiere e qualche pacchettino da scartare. A turno, a casa di una di noi, è anche l’occasione per scambiarsi qualche idea su addobbi e decorazioni natalizie. Quest’anno abbiamo cambiato programma. Ci siamo incontrate subito dopo pranzo e siamo andate a vedere una mostra deliziosa, dalla quale siamo uscite con gli occhi pieni di immagini aggraziate e lo spirito leggero. A quel punto si era fatta l’ora giusta per un tè bollente, anche perché a Milano era una giornata fredda, umida e grigissima con una nebbia sottile che avvolgeva tutto, creando un vago effetto flou intorno alle luci natalizie delle vetrine e alle decorazioni luminose sparse per la città. Siamo andate alla nostra solita sala da tè, nascosta nelle stradine del centro, un posto minuscolo e molto grazioso: non siamo riuscite a fermarci, c’erano già alcune persone ed è talmente piccola che noi quattro con quattro cappotti o piumini, quattro borse ingombranti la occupiamo per intero arrivando con le sedie a sfiorare la vetrina nella quale sono allineati mini muffins, fettine di torta e biscotti molto invitanti.
Abbiamo allora scelto un altro locale, nel quale ci troviamo quando con noi ci sono anche i mariti, che a tè e pasticcini preferiscono cose meno lievi e più sostanziose, lì si accontentano tutti i gusti, dolci e salati. Di solito è piuttosto affollato, con gente arrampicata sugli sgabelli disposti intorno ai banconi o seduta ai piccoli tavoli negli angoli che chiacchera a voce sostenuta. Ma la magia del Natale riesce davvero a trasformare tutto e sono rimasta piacevolmente sorpresa: musica tenue, melodie di Natale e luci soffuse; le tavole di legno scuro erano decorate in modo semplice e molto d’effetto, alternando candele bianche accese in piccoli bicchieri di vetro trasparente a piantine di stelle di Natale. Mi è piaciuto così tanto che ho deciso di replicarlo per la tavola della colazione di Natale (che noi facciamo … il 24, prima di partire per andare dai miei genitori per la vera festa). La tavola sulla quale di solito facciamo colazione ha un piano non troppo bello che non può essere lasciato a vista, così utilizzerò una tovaglia color castagna con piatti ciotoline e tazze avorio. Come decorazione: qualche ramo di stella di Natale e rami con bacche rosse disposti all’interno di una caraffa riciclata come vaso da fiori improvvisato e piccoli porta candele di vetro con candeline sferiche color avorio. A casa mia le chiamiamo ‘pomodori candelati’ perché mia sorella quando era piccola chiamava così la candela rotonda, lucida e rossa, gigante, che la mia mamma ogni anno accendeva la notte di Natale. Così le candele sferiche sono diventate pomodori candelati anche se sono piccoline e molto lontane dal colore rosso.
A colazione troveremo cioccolata calda, biscottini speziati, frollini al limone e questi cinnamon rolls. A me il gusto del burro non piace e così lo sostituisco con la ricotta nella farcia tradizionale di queste brioscine. Che a me piacciono ‘molto cinnamon’ per questo uso una dose generosa di cannella per la farcitura. Voi regolatevi secondo i vostri gusti, magari facendo degli esperimenti e riducendo un po’ la quantità che indico sotto se non siete cinnamon addicted come me.

RICOTTA CINNAMON ROLLS


(dosi per 10 rolls)

300 gr di farina Manitoba
200 gr di farina ‘00’
60 gr di zucchero semolato
12 gr di lievito di birra fresco
150 ml di latte intero
1 uovo
90 gr di acqua
7 gr di sale fino
50 gr di burro a temperatura ambiente + un pezzettino per ungere la ciotola

Per la farcitura:
140 gr di ricotta di mucca
80 gr di zucchero a velo
4 cucchiaini da caffè colmi di cannella in polvere

Per lucidare i rolls:
zucchero a velo e acqua

Mescola le due farine e setacciale in una grande ciotola (io uso quella della planetaria perché poi ho impastato con quella, a mano la lavorazione è un po’ più lunga, ma più divertente).
In una terrina sciogli il lievito nel latte appena tiepido, copri con 100 gr del mix di farine tolto dal totale e amalgama con un cucchiaio molto rapidamente, ottenendo una pastella. Lascia riposare per 30 minuti coperto da pellicola.
Nel frattempo separo tuorlo e albume e monta l’albume dell’uovo a neve leggerissima con 2 cucchiai di zucchero tolti dal totale.
Trascorso il tempo di riposo della pastella, aggiungila nella ciotola con il mix di farine, inserisci anche il tuorlo d’uovo, l’albume leggermente sbattuto e lo zucchero rimasto ed inizia ad impastare. Io ho usato la planetaria con il gancio K, perché non avevo molto tempo, ma a mano è appunto più divertente.
Otterrai un impasto consistente, quindi aggiungi gradualmente l’acqua appena tiepida - potrebbe non servire tutta: procedi per gradi, aggiungendo un po’ di acqua alla volta in modo da ottenere un impasto che si lavora con facilità.
Quando l’impasto comincia a diventare liscio e lucido inserisci il sale e il burro a piccoli pezzetti, continuando ad impastare fino a quando il burro sarà perfettamente amalgamato. Se hai usato la planetaria, estrai il panetto dalla ciotola e termina di impastare a mano, lavorando l’impasto ancora per 5 / 7 minuti fino a quando non sarà più appiccicoso. Se impasti a mano, dopo aver inserito il burro lavora ancora l’impasto per una decina di minuti (abbondanti), piegandolo e girandolo con delicatezza.
Terminata la fase di impasto, metti il panetto a lievitare in una ciotola pulita leggermente unta di burro.
Copri con pellicola e lascia lievitare fino al raddoppio (io ho impiegato 2 ore e mezzo).
Intanto prepara la farcitura.
Lavora in una ciotola con un cucchiaio di legno la ricotta con lo zucchero a velo e la cannella, devi ottenere un composto ben amalgamato. Lascia riposare in frigo fino al momento di utilizzarlo.
Quando l’impasto è lievitato stendilo con le mani in forma rettangolare, lavorandolo delicatamente in modo da non rovinarlo.
Spalma sul rettangolo la ricotta, lasciando liberi i bordi esterni e arrotalo sul lato lungo, in modo da formare un salamino.
Taglia il salamino in dieci fette di uguale spessore (i tuoi rolls) e mettili in una teglia foderata di carta da forno. Coprili con un canovaccio e lascia ancora lievitare per 30 minuti.
Accendi il forno a 180 gradi.
Cuoci i rolls in forno già caldo per 20 / 25 minuti (dipende dal forno), devono diventare dorati in superficie, se scuriscono troppo copri dopo una decina di minuti con un foglio di alluminio.
Quando sono cotti, estraili dal forno, lascia raffreddare i rolls e lucidali con l’aiuto di un pennellino con una pastella ottenuto sciogliendo qualche cucchiaio di zucchero a velo in pochissima acqua.
Si conservano per un paio di giorni, ma se non si consumano subito conviene congelarli: con un breve passaggio nel forno tornano soffici e profumati.


EASY: a me piacciono a colazione accompagnati da cioccolata calda o caffellatte.



CHIC: invece di fare dei rolls ‘formato colazione’ fai piccole brioscine (in questo caso devi suddividere l’impasto in tre rettangoli, in modo da ottenere dei salamini di minor diametro), servile con il tè (quello speziato di natale è perfetto) e pochissima panna montata non zuccherata, appena un ciuffo sopra ogni roll, magari al posto della glassatura con lo zucchero. 



lunedì 31 ottobre 2016

Muffins neri con ragnatele di meringa

Più passa il tempo e più mi convinco che la vita debba essere affrontata con leggerezza e un pizzico di ironia. Non parlo dei problemi veri e importanti che tengo fuori dai discorsi frivoli e piuttosto sciocchi di questo blog. Mi riferisco ai piccoli contrattempi di ogni giorno che, se presi troppo sul serio, possono rendere la vita una specie di corsa a ostacoli difficilissima. Facevamo questa considerazione qualche sabato fa con una mia amica, sedute di fronte alla solita tazza di tè… beh solita per modo di dire. Tazze e teiera erano appoggiate su tre pile di libri di altezze diverse, io ero seduta su una poltrona di rattan che starebbe benissimo nell’angolo di un giardino invece che in una grande stanza completamente invasa di scatole di cartone mezze vuote e lei era riuscita a recuperare una vecchia sedia di cucina con il sedile di paglia quasi consumato. A maggio lei e il marito hanno deciso di lasciare la città e trasferirsi in campagna, non toppo lontano, quel tanto che basta per avere un po’ di aria pulita e spazio sufficiente a far crescere tre bambini. La casa che hanno scelto non era proprio in buone condizioni ma l’architetto e una squadra di operai molto convincenti le avevano assicurato che tre mesi di lavoro intenso l’avrebbero resa perfetta. Bastava rinunciare alle vacanze e impegnarsi a fondo. Così è stato. Di mesi ne sono passati cinque e la casa è ancora in condizioni scoraggianti. Le mattonelle soggiornano ancora nelle loro scatole, sparse un po’ ovunque, qua e là ci sono secchi di vernice ancora intatti, l’imbiancatura è lontana e mucchi di calcinacci invadono il giardino. Nel frattempo il marito è stato trasferito per un anno all’estero, così lontano che non riesce a rientrare più di una volta al mese. Lei il venerdì sera dopo una settimana di lavoro, treni, asili, scuole e impegni vari suoi e dei bimbi, carica la macchina con tre figli – il più ‘grande’ ha sette anni -, qualche scatolone di attrezzi, una buona dose di cibo quasi pronto, qualche giocattolo indispensabile e si trasferisce lì, per un fine settimana all’insegna della lotta con gli operai. Che, pare, non hanno ben chiaro che la proprietaria è lei e insistono a fare come vogliono.
"E' l'anno giusto per festeggiare Halloween" - mi ha detto. Fino ad ora aveva cercato di resistere e spiegare ai bambini – piuttosto delusi -  che Halloween non è una festa della nostra tradizione e che per vestirsi da strega o fantasma dovevano aspettare Carnevale. Quest’anno ha ceduto, un po’ per la stanchezza (‘non posso combattere anche con loro tre’) un po’ .. chissà.. magari nella notte delle streghe qualche strega di quelle ‘serie’ o un fantasma amante dei veri ruderi decide di fermarsi .. e dare una mano! L’idea mi è sembrata pienamente convincente e poiché anche a me in questo momento farebbe comodo un po’ di magia ho deciso per la prima volta anche io di festeggiare Halloween. Niente di che, certo non vado in giro con il cappellone nero a punta e una veletta nera cosparsa di ragni finti, ma ho comprato una dose generosa di candele bianche e arancioni, zucche ornamentali da spargere qua e là sulla tavola e preparato per cena un menu stregato. Per colazione questi muffins neri con le ragnatele di meringa. Certo le ragnatele sono tutt’altro che perfette e ho cercato inutilmente dei ragni di glitter argentato per completare la decorazione, ma ho deciso proprio all’ultimo momento e il tempo per organizzarsi bene e fare qualche prova-ragnatela in più non c’è stato.
In omaggio a ragnatele e fantasmi, leggeri ed evanescenti questi muffins sono davvero light: niente burro, solo un po’ di olio e un solo uovo.


MUFFINS NERI CON RAGNATELE DI MERINGA



Ingredienti per 8 muffins medi o 6 muffins grandi

Per i muffins:

125 gr di yogurt bianco intero
30 gr di olio extra vergine di oliva dal gusto delicato (io ho utilizzato un olio ligure)2
100 gr di latte intero
1 uovo
180 gr di farina “00”
180 gr di zucchero semolato
20 gr di cacao amaro
2 cucchiaini da caffè di lievito per dolci

Per le ragnatele di meringa:

40 gr di albume d’uovo
40 gr di zucchero a velo
40 gr di zucchero semolato.

Prepara anche il giorno prima le ragnatele di meringa.
Scalda il forno a 100 gradi.
Rivesti una teglia con carta da forno, ungila appena appena con un filo di olio di semi insapore.
Mescola insieme i 2 tipi di zucchero e suddividi il composto di zucchero in due parti.
Metti in una ciotola gli albumi e inizia a montare con un frullino o un mixer. Dopo qualche minuto aggiungi la metà del composto di zucchero e continua a montare fino a quando gli albumi saranno a neve ben ferma.
A questo punto incorpora a mano l’altra metà dello zucchero agli albumi montati, utilizzando una spatola di silicone e facendo attenzione a non smontare il composto.
Quando lo zucchero è tutto incorporato, riempi con la meringa una tasca da pasticcere e forma direttamente sulla teglia le ragnatele. Ci vuole un po’ di pratica, ammetto che le mie siano venute piuttosto male.
Cuoci in forno a 100 gradi 30 / 40 minuti (il tempo di cottura dipende un po’ dal forno). Lascia raffreddare le ragnatele prima di utilizzarle, si rompono molto facilmente.
Con questa dose di albumi otterrai molte ragnatele, alcune servono ‘di scorta’, con il resto della meringa puoi preparare mini meringhe con una bocchetta a stella oppure delle meringhette a forma di fantasmino per restare in tema.

Per preparare i muffins:
Prepara gli stampini, io utilizzo gli usa e getta di alluminio e all’interno inserisco i pirottini di carta.
Scalda il forno a 180 gradi.
La tecnica è sempre la stessa: si mescolano da una parte tutti gli ingredienti liquidi, dall’altra tutti i solidi e poi si uniscono i due composti (i solidi nei liquidi) mescolando il meno possibile per ottenere muffins soffici. Sembra strano ma è così.
Setaccia in una ciotola la farina con il cacao, unisci lo zucchero e il lievito e mescola in modo da amalgamare gli ingredienti.
In un’altra ciotola inserisci gli ingredienti umidi: yogurt, latte, olio e l’uovo appena sbattuto. Mescolali fino ad ottenere una miscela omogenea. 
Versa il mix di farina e zucchero nella ciotola con  gli ingredienti umidi ; mescola rapidamente, quel tanto che basta ad amalgamare i due composti.
Riempi gli stampini che hai preparato e cuoci in forno già caldo a 180 gradi per 20 minuti.
Quando i muffins sono freddi, decorali con le ragnatele di meringa e qualche cioccolatino a forma di zucca.


EASY: per una colazione o una merenda ‘spaventosa’, servili accompagnati da una tazza di tè aromatizzato all’arancia e una coppettina di panna (non dolcificata, c'è già la meringa) per chi proprio ha voglia di esagerare.






CHIC: confeziona ogni muffin in una bustina di plastica per alimenti, aggiungi una ragnatela di meringa e un cioccolatino a forma di zucca. Chiudi con un nastro arancione e la sagoma di una strega ritagliata in cartoncino nero. Sistemali su un bel vassoio e distribuiscili ai bambini questa sera.



giovedì 14 gennaio 2016

Pan Brioche Senza Impasto

E così anche le vacanze di Natale sono finite e siamo a metà gennaio. Quest’anno il mese di feste natalizie per me è volato e mi dispiace molto perché è un periodo che a me piace tantissimo e non sono riuscita a viverlo con calma come avrei voluto. Tranne per due cene il 24 sera a casa dei miei genitori e la cena del 31 con i soliti amici, quasi non mi sono accorta che quest’anno ci sia stato Natale. Peccato davvero, troppi impegni che non avevano niente a che vedere con preparare biscotti, acquistare regali, incartare pacchetti e scrivere i biglietti di auguri mi hanno distolto dalla atmosfera natalizia. Complice anche un tempo stranissimo, nemmeno un fiocco di neve, neanche in montagna dove abbiamo trascorso la fine dell’anno. Gli unici cristalli di neve erano quelli argentati con i quali la mia amica aveva decorato la sua terrazza: giganti e luccicosi pendevano dalle travi del soffitto e dondolavano pigramente. Quest’anno la sua casa era decorata in modo non tradizionale e molto grazioso: niente palline né albero di Natale, solo tante candele sparse ovunque, tutte di forme diverse, color avorio; alle imposte di legno verde che chiudono le finestre aveva appeso ghirlande di pigne dorate e grandi stelle pendevano dalle travi del soffitto. Sul balcone aveva appeso appunto fiocchi di neve argentati, leggeri leggeri che galleggiavano nel vento. A cena eravamo in sei, siamo arrivati fino alla mezzanotte chiacchierando e mangiando (ahimé) troppa cioccolata. Abbiamo brindato con le tradizionali bollicine sul balcone, espresso qualche desiderio (i soliti ma tutti importanti!) accendendo alcune stelline luccicanti e molto prima dell’una eravamo già a dormire. La mattina la colazione era più che abbondante: pan brioche burrosissimo e soffice e una serie incredibile di barattolini di marmellata e crema di cioccolato. Dopo di che abbiamo deciso di metterci a dieta. Rigida. Solo che il 6 gennaio è il compleanno del mio papà. L’idea di ripetere la colazione con pan brioche e marmellata mi è piaciuta subito, ma ho deciso di prepararne una versione light con poco burro, poco zucchero e facilissima da fare perché è con il metodo ‘senza impasto’. Certo il risultato finale non è soffice, burroso e dolce come quello vero, ma ugualmente gustoso e .. di soddisfazione. Purtroppo non sono riuscita ad andare a Siena per festeggiare in diretta e quindi questo pane rimane solo un assaggio virtuale per ora, ma a fine mese, caro papà arrivo e ti porto quello vero. Intanto ancora tanti auguri e un bacio!

P.S. Se preferite una colazione dolce aumentate la dose dello zucchero fino a 90 grammi.


PAN BRIOCHE SENZA IMPASTO



Ingredienti per uno stampo da plum cake (circa 750 gr di impasto)

250 gr di farina ‘00’
200 gr di farina manitoba
8 gr di lievito di birra fresco
200 gr di latte
40 gr di burro a temperatura ambiente
60 gr di zucchero semolato
1 uovo medio
5 gr di sale

Per decorare:
qualche cucchiaio di latte
granella di zucchero

Sciogli il lievito in poco latte tiepido tolto dal totale e lascia riposare qualche minuto.
Setaccia in una ciotola capiente le due farine e aggiungi lo zucchero semolato.
Metti a scaldare il resto del latte in un pentolino. Appena comincia a diventare tiepido aggiungi il burro a pezzetti e spengi la fiamma.
Lascia sciogliere il burro e intanto sbatti l’uovo utilizzando le fruste, in modo da renderlo molto schiumoso. Aggiungi il sale all'uovo.
A questo punto inizia ad amalgamare gli ingredienti.
Aggiungi alle farine il latte con il lievito e poi il latte con il burro.
Mescola rapidamente con un cucchiaio e poi aggiungi l’uovo sbattuto.
Continua a mescolare (ma molto rapidamente, non importa se l'aspetto finale è un po’ grumoso e discontinuo) in modo da amalgamare tutti gli ingredienti.
Sposta l’impasto su una superficie infarinata, con le mani forma rapidamente una palla e mettila in una ciotola pulita leggermente unta di olio.
Copri con pellicola e lascia lievitare fino al raddoppio, io ho impiegato 4 ore e mezzo.
Quando l’impasto è ben lievitato spostalo su una superficie infarinata, impasta a mano un paio di minuti e suddividilo in 3 palle dello stesso peso (circa 250 gr l’una).
Metti le tre palline di impasto in uno stampo da plum cake foderato di carta da forno, copri con un canovaccio pulito e lascia lievitare fino a quando l’impasto avrà raggiunto il bordo dello stampo, io ho impiegato circa un'ora.
Accendi il forno a 180 gradi.
Quando è caldo, spennella la superficie del pan brioche con qualche cucchiaio di latte, cospargi con granella di zucchero e metti in forno per 35 / 40 minuti (dipende dal forno, già dopo 30 minuti puoi verificare se è pronto).
Io dopo 10 minuti dall'inizio della cottura ho coperto lo stampo con un foglio di carta di alluminio perché la crosta stava diventando troppo scura.
Quando il pan brioche è cotto, estrailo dal forno e dallo stampo e lascialo raffreddare su una griglia per dolci.
Si conserva in un sacchetto di carta per un paio di giorni.
Se non lo consumo tutto in giornata, io preferisco tagliarlo a fette e congelarlo.



EASY: a merenda, tagliato a fette, cosparso di latte (o per i più golosi e avventurosi spalmato di poco burro) e messo sotto il grill. Si serve con frutta cotta leggermente caramellata e yogurt o in estate con frutta fresca (fragole per esempio), come un french toast.




CHIC: a colazione: tosta le fette di pan brioche nel tostapane e servile con tè nero, spalmate da un velo sottile di burro e cosparse di miele. In questo caso non aggiungere altro zucchero alle dosi che ho indicato sopra.

lunedì 2 novembre 2015

Biscotti Digestive

Io la mattina ho ‘una partenza lenta’. Non sono il tipo che si alza e si mette subito in moto, pronta per uscire dopo mezz’ora. Ho bisogno di tempi lunghi, mi devo concedere almeno 45 minuti di lettura tranquilla prima di iniziare la giornata, altrimenti non ho le energie sufficienti. Questo anche nei giorni in cui vado a Milano ed ho il treno alle sette. Mi alzo alle cinque, ma non rinuncio alle mie abitudini. Sembra un po’ folle, lo so, ma spesso quell’oretta che trascorro a leggere prima delle sette è l’unico momento tutto mio della giornata.
Per questo la mattina faccio due colazioni, o quasi. La prima da sola, appena sveglia. Preparo il caffè, rigorosamente con la moka, perché lo preferisco decisamente a quello delle macchine espresso. Mi piace il profumo del caffè fatto così, la consistenza un po’ lunga e perfino il borbottio quando passa. Lo verso a piccole dosi nella tazza, quella grande che di solito si usa per il tè e mi piace senza zucchero né latte, così com’è. Lo bevo lentamente, anzi, me lo gusto davvero tanto, leggendo seduta al tavolo di cucina o prendendo appunti sulla mia agenda: se la giornata si presenta difficile, faccio una lista delle cose da fare, quelle indispensabili e quelle che si possono rimandare se il tempo non c’è. Perché a volte 24 ore in una giornata sembrano davvero poche e io senza le mie liste mi perdo un po’.
E insieme al caffè della mattina ci vuole un biscotto, uno solo o al massimo due, in attesa della colazione vera che faccio più tardi insieme a mio marito - quando è a casa - o da sola: pane e marmellata nei giorni ‘normali’, una fetta di torta e altre cose golose nei giorni festivi, quando la colazione tra una chiacchiera e l’altra dura anche più di mezz’ora.
I digestive sono tra i miei biscotti ‘da caffè’ preferiti. Perché sono croccanti senza essere duri, si inzuppano molto bene e la farina di avena dà quel gusto particolarissimo che in abbinamento al caffè a me piace molto. Ho trovato qui la ricetta di Gary Rhodes, l’ho leggermente modificata per ridurre il burro, perché a me il sapore deciso del burro non piace mai e li faccio e li rifaccio continuamente.


BISCOTTI DIGESTIVE




Ingredienti per una trentina di biscotti (dipende dalle dimensioni dello stampo)

(tra parentesi le dosi originali della ricetta di Gary Rhodes, quando le he variate)

100 gr di farina integrale
100 gr di farina d'avena 
80   gr di burro           (100 gr di burro)
1 bel pizzico di sale
65 gr di zucchero integrale di canna              (50 gr di zucchero di canna)
7 gr di lievito per dolci           (un cucchiaino di lievito per dolci)
4 cucchiai di latte intero                    (1 o 2 cucchiai di latte)


In una casseruola fai sciogliere il burro a bagnomaria e lascialo raffreddare.
Nel frattempo in una ciotola mescola le due farine e il sale.
Quando il burro si è raffreddato, uniscilo alle farine, amalgama rapidamente e aggiungi lo zucchero e il lievito.
A questo punto aggiungi il latte un cucchiaio alla volta, a me ne sono serviti quattro. Quanto latte aggiungere dipende da quanto sono asciutte le farine utilizzate. Lo scopo è ottenere un impasto morbido ma lavorabile, come una frolla.
Quando l’impasto è pronto (deve venire liscio e compatto appunto come una frolla), dai la forma di un panetto e metti in frigorifero a riposare avvolto da pellicola per almeno un’ora (io l’ho lasciato due ore, si lavora più facilmente).
Trascorso il tempo di risposo della pasta, accendi il forno a 180 gradi.
Prendi il panetto, stendilo con un mattarello ad uno spessore di circa mezzo cm (c’è il lievito e in cottura gonfiano un pochino).
L’impasto è un po’ appiccicoso, per rendere più facile l’operazione con il mattarello conviene inserire l’impasto tra due fogli di carta da forno.
Ritaglia i biscotti con una formina tonda (è la forma classica dei digestive), se vuoi puoi bucherellare la superficie con una forchetta e mettili su una teglia foderata di carta da forno, un po’ distanziati l’uno dall’altro.
Appena il forno è caldo infornali e lasciali cuocere per 10/12 minuti, devono essere di un bel colore dorato.
Lasciali raffreddare su una griglia.


EASY: a me piacciono nel caffè alla mattina, ma sono ottimi anche da servire con il tè.




CHIC: una versione molto golosa come dessert per un pranzo estivo. Componi una specie di biscotto gelato, utilizzando due digestive farciti con una crema da cheese cake gelato come questa. In questo caso sono più simpatici se fatti piccoli, con un diametro simile a quello dei tradizionali macarons.

lunedì 27 aprile 2015

Cantuccini con le mandorle

Non sempre ce la faccio – ahimé - ma quando ci riesco mi piace dedicare mezz’ora di tempo dopo cena ad attività di puro relax come leggere, ritagliare vecchie riviste o sfogliare uno dei miei libri di cucina – anche solo per guardare le figure quando sono troppo stanca! Tutto questo diventa davvero molto più piacevole se è accompagnato da un piccolo dolce: un cioccolatino, un biscotto croccante o una minuscola fetta di torta avanzata dalla colazione. Un barattolo pieno di biscotti preparati quando ho tempo aiuta moltissimo a regalarsi uno di questi attimi di pace. Da condividere con qualcuno chiacchierando sul divano senza troppo impegno (e in questo caso per questi biscottini con le mandorle è raccomandato un bicchiere di ottimo vin Santo) e perfetti anche per le serate solitarie, con un bicchiere di latte o una tazza di tisana e un libro. Mi sprofondo in una comoda poltrona, spengo tutte le luci tranne l’abat jour che ho vicino e mi ‘gusto’ con tutta calma una serata tranquilla. Si potrebbero scrivere pagine intere su quante sono le piccole cose, come un semplice biscotto, che hanno un pizzico di magia e permettono di concludere in bellezza anche una giornata che è stata un po’ difficile. C’è chi ama ascoltare al buio musica rilassante, chi preferisce una serata ‘divano & DVD’ con pizza comprata e zero lavoro in cucina e chi sceglie qualcosa di dolce e un libro. Io sono tra questi e mi piace avere in casa una piccola scorta di tavolette di cioccolato fondente e un barattolone di vetro pieno di biscotti. Del resto ‘Non c’è lusso maggiore di un biscotto fatto in casa’ è diventato un piccolo mantra che come ‘Casa dolce casa’ si trova scritto in caratteri sinuosi anche sulle mattonelline ricordo in vendita in molti negozi di souvenirs.
Io sono toscana ma questa non è una ricetta di famiglia, in casa non abbiamo a disposizione una ‘ricetta della nonna’ per i cantuccini forse perché non sono un biscotto tipico di Siena. Dopo aver fatto vari esperimenti, questa è la mia ricetta preferita, ottenuta a partire da una ricetta di Elle a Tavola. Ho modificato in parte le dosi originarie (tra parentesi quelle di Elle), aggiunto il gusto della vaniglia e variato in parte il procedimento, setacciando la farina prima di utilizzarla e spezzettando un po’ le mandorle prima di inserirle nell’impasto. A mio parere, così è più facile tagliare i biscotti prima di passarli in forno per la seconda volta. Ho ridotto anche i tempi della seconda cottura, in tal modo i biscottini risultano croccanti ma non troppo duri e possono essere mangiati anche senza essere inzuppati.


CANTUCCINI CON LE MANDORLE




Ingredienti per una trentina di biscotti
(tra parentesi le dosi della ricetta di Elle che ho modificato)


400 gr di farina ‘00’
180 gr di zucchero semolato
2 uova                         (3 uova)
80 gr burro
150 gr di mandorle già sbucciate       (200 gr)
8 gr di lievito per dolci           (mezza bustina di lievito)
1 pizzico di sale
i semi di mezzo baccello di vaniglia (su Elle la vaniglia non c’era)


Accendi il forno a 180 gradi.
Tosta le mandorle in una padellina antiaderente, senza aggiungere alcun condimento.
Appena cominciano a diventare colorite, spengi il fuoco e lasciale raffreddare.
Fondi il burro in una pentolina e lascialo raffreddare.
In una ciotola metti le uova e lo zucchero e mescola con una forchetta fino ad ottenere un composto spumoso.
Aggiungi il burro fuso a temperatura ambiente e amalgama il composto.
A questo punto inserisci la farina setacciata con il lievito, il sale e i semini della vaniglia e impasta rapidamente in modo da ottenere un composto tipo quello della frolla.
Da ultimo aggiungi le mandorle ormai fredde e tritate grossolanamente in modo che poi sia più facile tagliare i biscotti senza romperli.
Forma con l’impasto due filoncini e sistemali in una teglia coperta di carta da forno.
Cuoci in forno già caldo (180 gradi) per circa trenta minuti (devono diventare belli dorati in superficie).
Trascorso il tempo di cottura (non spengere il forno) estrai la teglia, lasciali intiepidire qualche minuto e taglia i filoni in diagonale per ottenere una quindicina di biscotti da ciascuno dei due.
Rimetti i biscotti in forno sulla teglia e falli cuocere ancora 10 minuti a 180 gradi (la ricetta dice 20 ma a mio parere vengono troppo croccanti).


EASY: cena all’aperto in terrazza o in giardino: servili come dessert con il Vin Santo o un altro vino dolce. Prepara per ogni ospite una coppia di bicchierini: in uno sistemerai 4 o 5 biscotti, nell’altro ciascuno potrà mettere il vino che desidera. Al centro del tavolo sistema una coppa di vetro con altri biscotti, perché i più golosi possano fare il bis.



CHIC: io non amo mangiare questi biscotti con il vino. Questo è il modo in cui li preferisco: aggiungi all’impasto dei biscotti prima di cuocerli un pizzico di scorza di arancia grattugiata (utilizza un’arancia biologica) e servili dopo cena insieme ad una morbida crema inglese servita all’interno di una tazza da tè.


mercoledì 1 aprile 2015

Hot Cross Buns

Mi piacciono molto le tradizioni di famiglia e cerco di non perderle per strada. Mi piace fare i cenci fritti a carnevale, preparare i cavallucci per Natale e il pan co’ santi per le festività di inizio novembre. Abbiamo la tradizione della colazione di Natale con la cioccolata calda e quella che prevede qualcosa di fritto (in genere i carciofi) per il pranzo di Pasqua. In quaresima si preparano le ciambelline all’anice, una ricetta semplicissima che arriva da una zia di mia mamma e che ogni anno in casa nostra in questo periodo riempie la cucina di profumo di anice e di tante piccole ciambelline dorate sparse qua e là in barattoli di vetro e cestini di paglia. Anzi a casa mi prendono tutti un po’ in giro perché io adoro questi dolcetti che sono davvero semplici da fare ma gustosissimi e ogni anno aspetto l’inizio della quaresima per farli; mi rifiuto, per quanto mi piacciano, di farli anche solo una settimana prima del ‘periodo previsto’. La tradizione è la tradizione, altrimenti tutte queste cose se fossero normalmente disponibili nel resto dell’anno perderebbero un po’ di fascino e – ne sono sicura - anche parte della loro bontà. E poi ci sono le tradizioni ‘prese in prestito’, come questi hot cross buns.
Qualche anno fa una mia amica mi raccontava che per il venerdì di Pasqua la sua nonna preparava sempre questi panini speziati che sono tipici della tradizione anglosassone (anche se lei mi dice che ormai pochissimi continuano a farli a casa, lei è rimasta legata a questa abitudine che aveva da bambina). In Italia non si trovano facilmente almeno non disponibili nelle panetterie. La mia amica è un’ottima cuoca, con il quaderno delle ricette della nonna cucina arrosti meravigliosi, prepara il pudding a Natale e un buonissimo lemon curd ma si rifiuta di impastare. Così mi sono fatta dare la ricetta di questi buns, l’ho un po’ modificata variando le spezie, la dose del lievito e la quantità di burro (per me era decisamente troppo) e da qualche anno li preparo quando ci vediamo qualche giorno prima di Pasqua per gli auguri. La tradizione vuole che si mangino il venerdì di Pasqua, io li preparo, ne assaggiamo uno insieme con il tè e lei porta a casa gli altri, confezionandoli per la colazione del venerdì con nastri di rafia e un bigliettino con su scritti i buoni propositi per le settimane a venire. Faceva così da piccola e non ci vuole rinunciare. Io le regalo ogni anno questi panini dolci e lei mi ha regalato la sua tradizione, che io ho aggiunto a quelle della mia famiglia.
Quando li faccio per me sostituisco l’uvetta con i mirtilli essiccati o i cranberries (quest’anno cranberries) e riduco al minimo la croce su ogni panino (tanto che si vede appena) perché trovo che il mix di farina zucchero e acqua con il quale viene preparata non sia troppo buono e in dose eccessiva rovini un pochino il gusto dei buns.
Se non si consumano entro due o tre giorni conviene congelarli. Si scongelano in un’oretta e tornano soffici e profumati.
Per la dose delle spezie regolatevi come preferite, a me piacciono piuttosto saporiti ma non metto la noce moscata che era prevista nella ricetta del quaderno della nonna.


HOT CROSS BUNS




Ingredienti per 12 buns:

250 gr di farina 00
250 gr di farina tipo Manitoba
100 gr di zucchero semolato
15 gr di lievito di birra fresco
215 gr di latte intero
1 uovo
40 gr di burro
1 cucchiaino da caffè di sale (circa 5 gr)
1 cucchiaino da caffé di cannella in polvere
1 cucchiaino da caffè di zenzero in polvere
½ baccello di vaniglia
la scorza grattugiata di 1/2 arancia bio
80 gr di cranberries essiccati

per guarnire e lucidare
(se volete fare una croce ben evidente raddoppiate queste dosi)

50 gr di farina 00
2 cucchiai da minestra di zucchero a velo
35/40 gr di acqua

qualche cucchiaio di marmellata di albicocche per lucidare i buns


Fai sciogliere in un pentolino a bagnomaria il burro e lascialo raffreddare.
Fai sciogliere il lievito in 50 gr di latte prelevato dal totale appena appena tiepido.
Metti il resto del latte – tranne qualche cucchiaio da tenere a parte perché le farine potrebbero non assorbirlo tutto - in una caraffa, aggiungi l’uovo e amalgama rapidamente.
Metti in una ciotola le due farine setacciate, lo zucchero, gli aromi (cannella e zenzero) e i semini del mezzo baccello di vaniglia.
Miscela bene e aggiungi il latte con il lievito, poi quello con l’uovo impastando (a mano o con la planetaria) fino ad ottenere un impasto liscio e compatto. Se necessario aggiungi anche il latte tenuto da parte, dipende da quanto ne assorbe la farina.
Aggiungi a questo punto il burro fuso e ormai freddo e impasta ancora fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico.
Da ultimo inserisci il sale, la buccia della mezza arancia grattugiata e i cranberries.
Impasta ancora fino a quando gli ultimi ingredienti sono ben amalgamati e lascia riposare l’impasto , coperto con pellicola trasparente, in una ciotola lievemente unta di olio.
Deve raddoppiare (io ho impiegato circa due ore e mezzo).
Al termine della lievitazione io ho ottenuto circa 950 gr di pasta.
Suddividi la pasta lievitata in 12 pezzi di uguale peso (per me circa 80 gr l’uno), lavorali in modo da ottenere 12 palline da disporre in una teglia foderata di carta da forno in 3 file di 4 buns ciascuna.
Lascia poco spazio tra un bun e l’altro perché devono lievitare ancora e unirsi tra loro.
Copri la teglia con un canovaccio pulito e lascia lievitare ancora fino al reddoppio (per me un’ora e un quarto).
Nel frattempo prepara la pastella per fare la croce. Mescola la farina e lo zucchero a velo, aggiungi poco alla volta l’acqua in modo da ottenere un impasto piuttosto denso.
Deve essere inserito all’interno di un sac à poche per decorare poi i buns.
Accendi il forno a 180 gradi.
Quando le palline sono ben lievitate e unite tra loro, con la pastella forma delle linee sui buns in modo da disegnare la classica croce su ogni pallina, per lo spessore regolati come preferisci, io le faccio molto sottili e poco abbondanti perché questo impasto non mi piace molto (le mie croci si disfano quasi in cottura).
Fai cuocere in forno già caldo per circa 20 minuti, fino a quando diventano gonfi e dorati.
Da ultimo, se ti piace, lucidali ancora caldi con qualche cucchiaio di confettura di albicocche sciolta in un pentolino con poca acqua.
Sono buonissimi tiepidi.


EASY: servili per colazione con tè nero aromatizzato all’arancia e, se piace, farciti con un pochino di burro salato.





CHIC: la mia amica li confeziona uno per uno con rafia e nastri colorati, li accompagna con un bigliettino di auguri e buoni propositi e li mette a tavola per la colazione del Venerdì e la mattina di Pasqua.


mercoledì 21 gennaio 2015

Fette biscottate aromatizzate all'arancia

Di solito a inizio anno si fa una lista di buoni propositi e di progetti da realizzare, di cattive abitudini da eliminare e un bilancio dell’anno appena trascorso. Per me, come ho già scritto qui l’inizio del nuovo anno coincide con la rentrée come dicono i francesi. Gli anni della scuola sono lontani, ma io sono .. rimasta lì, a disegnare i miei impegni futuri su un taccuino immaginario – nemmeno poi tanto, dato il numero elevato di liste che compilo – che inizia a settembre e termina ad agosto dell’anno dopo. Però è inevitabile i primi giorni di gennaio rivolgere un piccolo pensiero all’anno che si è appena concluso e sperare in quello che è iniziato.
Dopo una fine d’anno trascorsa molto tranquillamente – cena in un posto lontanissimo dalla città con pochi amici davanti a un grande camino acceso in jeans e maglione pesante – il primo gennaio sono stata la prima a scendere in cucina per la colazione. Mentre aspettavo gli altri con una tazza di caffè e due biscotti avvolta da un silenzio perfetto ho ripensato all’anno appena trascorso.
L’impressione è che sia stato un anno di tempo inutilmente perso a correre dietro a cose poco importanti, le più urgenti forse, ma non quelle davvero importanti. A mezzanotte del 31 ho acceso una stellina e espresso un po’ di desideri, ma quanti desideri si possono esprimere con una sola stellina scintillante? Uno? Più di uno? O forse uno molto importante ed altri secondari ….chi lo sa. L’importante, credo, è non smettere mai di fare progetti, esprimere desideri e pensare a realizzare qualcosa di nuovo, di qualunque genere sia. Qualcosa si realizzerà, qualcosa certamente no, ma io non potrei restare ferma dove sono.
E comunque: il primo gennaio mentre tutti dormivano e io speravo di veder scendere qualche fiocco di neve – cosa che non è successa – ho messo in ordine un po’ di pensieri sparpagliati, cose lievi e cose più importanti che vorrei fare quest’anno.
E dato che qui l’argomento è ‘cucina & Co.’, questi sono due dei miei buoni propositi per il 2015. Mettere in ordine (subito) gli scaffali della cucina prima che tazze da thé, taglia biscotti e aggeggi vari prendano il sopravvento. E poi sperimentare ogni settimana almeno una nuova ricetta.
Ho letto che si acquistano tanti libri di cucina, si sfogliano e poi raramente si provano più di due ricette per ogni libro. Per quanto mi riguarda è abbastanza vero. Ho un elenco lunghissimo di ricette da provare raccolte qua e là, da libri, riviste e blog di cucina, passate da amiche su foglietti scritti a mano in pausa pranzo o inviate via mail dopo una cena particolarmente riuscita.
Queste fette biscottate erano in lista da un po' di tempo. Le ho aromatizzate con la buccia di arancia, ispirandomi a quelle che piacciono ai miei genitori e che a casa non mancano mai. Servitele a colazione con marmellata di frutta non molto dolce, oppure spalmatele con un velo sottile di burro salato e accompagnatele con un tè nero non troppo forte per il pomeriggio o infine assaggiatele con una dose abbondante di crema di cioccolata per una pausa molto golosa.
Se non le consumate subito conservatele in un barattolo di vetro. Passate solo un attimo nel tostapane tornano croccanti e friabili.


FETTE BISCOTTATE AROMATIZZATE ALL’ARANCIA




Ingredienti per uno stampo da pancarré 35 x 10

160 gr di farina di farro
260 gr di farina 00
10 gr di lievito di birra fresco
120 gr di acqua (potrebbe non servire tutta)
90 ml di latte fresco intero
40 ml di miele di acacia
30 gr di albume di uovo
30 gr di burro
5 gr di sale fino
2 arance bio (serve solo la buccia grattugiata)


Sciogli il lievito in 50 gr di acqua appena tiepida tolta dal totale dell’acqua e lascia riposare dieci minuti.
In una ciotola mescola le due farine dopo averle setacciate.
Unisci il composto di acqua e lievito alle farine e inizia a impastare aggiungendo tutto il latte e gradualmente tutta l’acqua necessaria ad ottenere un impasto morbido ma lavorabile (l’acqua potrebbe non servire tutta, dipende da quanta ne assorbe la farina).
Dopo qualche minuto aggiungi l’albume e appena è incorporato tutto il miele.
Impasta ancora e quando l’impasto inizia a diventare liscio e compatto inserisci il sale. Lascialo assorbire continuando ad impastare.
Da ultimo aggiungi il burro in piccoli pezzetti e la scorza grattugiata delle due arance.
Impasta fino ad ottenere una pasta liscia e morbida.
Metti a lievitare la pasta in una ciotola appena unta di olio e copri con pellicola alimentare.
Lascia riposare per 45 minuti.
Nel frattempo fodera con carta da forno lo stampo da pancarré (va bene anche uno stampo da plum cake) nel quale cuocerai il pane.
Trascorso il tempo di riposo, riprendi la pasta, forma un filoncino e sistemalo nella teglia da pan carré.
Copri e lascia lievitare fino al raddoppio (almeno due ore).
Quando l'impasto è ben lievitato accendi il forno a 180 gradi.
Inforna il pane in forno già caldo e cuoci coperto per 30/35 minuti (copri con un foglio di alluminio se utilizzi uno stampo da plum cake che non ha il suo coperchio). Negli ultimi 5 minuti rimuovi il coperchio in modo da far dorare la superficie del pane.
Estrai dal forno, togli il pane dalla teglia e lasciala raffreddare su una gratella da pasticceria.
Lascia raffreddare completamente, meglio se una decina di ore, prima di affettare.
Quando il pane è ormai freddo taglialo in fette spesse 1 cm circa.
Disponi le fette su una teglia foderata di carta da forno.
Fai scaldare il forno a 140 gradi, appena è caldo mette le fette in forno in modo da farle asciugare e biscottare bene da entrambi i lati.
Si conservano per una settimana in un contenitore di vetro.


EASY: a merenda per i bambini spalmate di ricotta e spolverate di zucchero.



CHIC: colazione per niente dietetica della domenica mattina spalmate di miele e guarnite con un poco di  panna montata.



giovedì 27 novembre 2014

Pane di farro con semi di girasole

Io leggo moltissimo, ma non mi posso considerare una buona lettrice. Leggo pochissimi romanzi e quei pochi che leggo in genere non sono premi Nobel o cose difficili e impegnate perché non mi piace leggere di vite tragiche, esistenze al margine e atmosfere squallide. Non so perché, ma spesso quella che viene premiata come ‘letteratura vera’ è un racconto tormentoso e angosciante. Preferisco allora i classici dei secoli passati (che a mio parere descrivevano i problemi dell’esistenza umana con più grazia, se così posso dire) o i romanzi lievi e inutili a lieto fine. La vita a volte è già tanto complicata di suo che non ho voglia di immergermi in un libro che mi parla solo di altri problemi e tragedie varie. Lo so, è un atteggiamento immaturo irrazionale e si possono aggiungere altri aggettivi a volontà, ma io la vedo così.
Ed è così che scrivo questo blog che è nato per divertimento, perché mi piace cucinare, fare foto e scrivere di cose leggere. Così parlo di pranzi con le amiche, di pomeriggi dedicati a tè e chiacchiere, di fine settimana alla ricerca di posti carini dove assaggiare qualcosa di nuovo e di buono, di ricordi di quando ero piccola.
Ma la vita non è tutta qui (magari!), anzi come dice un amico di famiglia, questo è il lato ‘ludico’ della vita. E poi c’è quello che non è affatto ludico, delusioni, dispiaceri, progetti di vita che non vanno avanti e sogni che vogliono diventare realtà e fanno un passo avanti e due indietro. E ancora peggio: vedere persone alle quali voglio bene soffrire delusioni e dispiaceri è del tutto inaccettabile. E l’unica cosa che riesco a fare in giornate grige e malinconiche è impastare perché trovo che coccolare un impasto di acqua e farina tra le mani abbia un magico potere rilassante. Lascio cadere questa considerazione nell’etere (si dice così no?) e metto di seguito la ricetta di questo pane che faccio per la colazione. A me piace perché ha la crosta croccante e la mollica soffice arricchita dal gusto delicato dei semi di girasole sparsi qua e là in ogni fettina. E non perdetevi il profumo appena sfornato, dovuto – penso – soprattutto al gusto gentile della farina di farro.
E’ buono leggermente tostato e spalmato di marmellata accanto ad una tazza di caffè nero e forte; è adatto anche ad accompagnare salumi e formaggi cremosi per una cena improvvisata con gli amici il sabato sera. In questo caso è indispensabile una bottiglia di ottimo vino rosso.



PANE DI FARRO CON SEMI DI GIRASOLE




Ingredienti per una pagnotta:

250 gr di farina di farro
150 gr di farina di kamut
100 gr di farina 00
30 gr di semi di girasole decorticati
5 gr di malto diastatico
7 gr di lievito di birra fresco
300 gr di acqua (potrebbe non servire tutta)
10 gr di sale fino

Per la finitura:
una manciata di semola rimacinata di grano duro
una manciata di farina 00

Sciogli il lievito in 150 gr di acqua tolta dal totale dell’acqua necessaria e lascia riposare dieci minuti.
In una ciotola capiente (in quella della planetaria, se la usi) mescola le tre farine e il malto.
Unisci il composto di acqua e lievito alle farine e inizia a impastare prima con una forchetta, poi a mano aggiungendo gradualmente tutta l’acqua necessaria ad ottenere un impasto morbido ma lavorabile (potrebbero non servirti tutti i 300 gr di acqua, dipende da quanta ne assorbe la farina e le farine sono tutte un po’ diverse).
Impasta a mano per una quindicina di minuti aggiungendo dopo 10 minuti il sale, se usi una planetaria è necessaria la metà del tempo (aggiungi il sale appena l’impasto inizia ad incordare). Devi ottenere una pasta liscia e morbida. Da ultimo aggiungi i semi di girasole decorticati, impasta ancora rapidamente e forma una palla.
Metti a lievitare la pasta in una ciotola appena unta di olio e copri con pellicola alimentare.
Lasica lievitare fino al raddoppio, con questa dose di lievito ho impiegato due ore di tempo.
Quando è la pasta lievitata, rovesciala su un piano cosparso di semola rimacinata, dai alla pagnotta la forma che preferisci e mettila su una teglia che possa andare in forno foderata di carta da forno. 
Cospargi la superficie della pagnotta con un velo di farina 00 e lascia lievitare ancora, coperto da un canovaccio pulito, per 45 minuti.
Trascorsi 30 minuti dalla seconda lievitazione, accendi il forno a 200 gradi.
Inforna il pane in forno già caldo e cuoci per 35/40 minuti (se la pagnotta inizia a scurirsi troppo dopo 15 minuti copri la superficie con un foglio di carta di alluminio).
Estrai dal forno, togli la pagnotta dalla teglia e lasciala raffreddare su una gratella da pasticceria.


EASY: Per colazione, appena tostato e spalmato con pochissimo burro – se piace – e marmellata oppure in versione molto golosa domenicale con la crema di cioccolato.



CHIC: taglialo a fette e poi ogni fetta in quadrotti. Falli saltare in una padella antiaderente con un filo di olio, poco sale macinato al momento e un pizzico di origano. Utilizzali come accompagnamento per una crema di verdure servita come primo piatto.

venerdì 24 ottobre 2014

La tortina di ricotta che sembrava un biscotto (da una ricetta di Montersino)

Oggi è l’anniversario di matrimonio dei miei genitori. Un anniversario importante e io mia sorella e mio cognato stiamo organizzando da giorni una specie di festa a sorpresa. Non il tipo di sorpresa in cui gli amici spuntano gridando da dietro una tenda, stiamo solo tentando di organizzare una cena in un posto carino, qualche speciale decorazione per la tavola (consegna del regalo e torta saranno fatte a casa) e, visto che quest’anno il loro anniversario capita di venerdì, prolunghiamo il festeggiamento con una colazione speciale domani mattina. Ma: primo: fare le sorprese ai genitori è quasi impossibile, scoprono sempre tutto e si accorgono sempre di tutto; secondo: siamo tutti sparpagliati per l’Italia e organizzare qualcosa a 700 km di distanza è cosa abbastanza ardua; terzo: le idee più belle vengono sempre all’ultimo momento, quando il tempo per realizzarle comincia a scarseggiare. Comunque ci siamo divisi i compiti e ce l’abbiamo (quasi) fatta. I miei erano questi: comprare il regalo che abbiamo scelto tutti insieme e portare qualcosa per la colazione di domani mattina. Anche qui sembrava facile, ma mia sorella è allergica alla cioccolata, a qualcuno non piacciono i dolci con la frutta, a me quelli con troppo burro… mio papà va matto per i budini di riso, ma abbiamo stabilito che non sono adatti alla colazione (perché??)….. Dopo una serie lunghissima di esperimenti ho deciso di portare i soliti biscotti di frolla che ho pubblicato qui e queste tortine a base di ricotta.
La ricetta è di Luca Montersino, che con questo impasto prepara delle treccine bellissime da vedere. Io però, una volta che non avevo molto tempo, invece delle treccine ho fatto delle pallotte tonde e .. mi sono piaciute di più. Non sono così belle da vedere, sembrano dei grossi biscottoni, ma fanno molto ‘colazione’, rimangono soffici per molti giorni e inzuppate in una tazza di latte e caffè caldissimo sono a mio parere molto buone. Prima di dimenticarmi: Tantissimi auguri alla mia mamma e al mio papà.  

Ho un po’ rivisto le dosi originarie della ricetta perché la prima volta che l’ho fatta con le dosi indicate non mi sono venute tanto bene (metto tra parentesi le dosi originarie).



TORTINE DI RICOTTA (QUASI) DI MONTERSINO




Ingredienti per 8 tortine:


250 gr farina di farina ‘00’
150 gr zucchero semolato (250 gr)
390 gr ricotta di mucca (erano 375 gr di ricotta di pecora)
8 gr lievito per dolci
5 gr di sale fino
1gr di estratto di vaniglia (nella ricetta originaria c’è l’olio essenziale di limone, oppure buccia grattugiata)

Per decorare:
qualche cucchiaio di latte (la ricetta originaria dice un uovo battuto)
zucchero semolato



Accendi il forno a 170 gradi (la ricetta originaria dice di cuocere a 150 gradi, nel mio forno non basta).
In una ciotola amalgama la ricotta con lo zucchero, la farina setacciata, il lievito e il sale.
Aggiungi l’estratto di vaniglia e continua a mescolare. L’impasto deve essere liscio ma non deve essere lavorato troppo.
Prepara con l’impasto delle palline della stessa dimensione e schiacciale leggermente con una mano (si gonfiano un pochino durante la cottura).
Mettile su una teglia foderata di carta da forno e spennellale con il latte (io lo preferisco all’uovo). Cospargi di zucchero semolato e cuoci in forno per  20/25 minuti, la cottura dipende dal forno e da quanto sono grandi le palline.
Sono pronte quando la superficie prende un bel colore dorato e si crepa un pochino.
A mio parere sono più buone a temperatura ambiente che appena sfornate.



EASY: a colazione con caffellatte, tè nero all’arancia oppure .. cioccolata calda!






CHIC: pausa pranzo del venerdì, per anticipare l’arrivo del fine settimana. Confezionate in modo artigianale con carta da forno e spago da cucina, per chiudere con un po’ di dolce la settimana in ufficio.
 


sabato 10 maggio 2014

Biscotti di frolla per la festa della mamma

L’idea di questi biscotti ‘timbrati’ non è mia ma di California Bakery, uno dei miei luoghi-relax preferiti quando abitavo a Milano, nel quale torno ogni volta che mi capita di essere lì per lavoro o quando vado a trovare le mie amiche. Se sono a Milano, insomma, una sosta da California Bakery è d’obbligo: per un tè, un bicchiere di caffè americano e una fetta di cheese cake o un’altra qualsiasi delle mille delizie che preparano. Al limite, se proprio non ho tempo, subito prima di prendere il treno per tornare a Torino prendo al volo un centrifugato di frutta - mele carota e zenzero è il mio preferito - e lo bevo con calma quando sono già in viaggio.
Questi biscottoni sono una delle tante cose carine che preparano: belli tondi, di pastafrolla alta e morbida, decorati da uno strato di pasta da zucchero ‘timbrata’. Li confezionano uno per uno in bustine trasparenti legate da un fiocco di spago. Ho provato a rifarli a casa e per quanto io non sia per niente brava con il cake design e l’utilizzo della pasta da zucchero, questo tipo di decoro è talmente facile che sono riuscita a farlo anche io. Basta avere un timbro per biscotti, sono divertentissimi da fare. A me non piace mangiare la pasta da zucchero, quindi prima di inzuppare i biscotti .. la elimino!
Ho deciso di farli con la pasta da zucchero rosa e di timbrarli con la scritta I love You per dedicarli alla mia mamma, visto che domani è la festa della mamma. A lei devo tantissimo, un’infanzia molto felice, allegra e spensierata, la passione per i libri e la cucina, e migliaia di altre cose che non è possibile raccontare in un piccolo post. Più che dirle Auguri mamma, le devo proprio dire GRAZIE MAMMA! Da parte mia e di Dodi, tanto lei sa chi è!!!!!!


BISCOTTI DI FROLLA TIMBRATI CON PASTA DI ZUCCHERO




Ingredienti (con questa dose ho ottenuto 10 biscottoni):

Per i biscotti:
180 gr di farina ‘00’
2 tuorli di uovo
80 gr di zucchero a velo
80 gr di burro
1 pizzico di zenzero macinato

Per la decorazione:
1 panetto di pasta da zucchero
3 cucchiaini di zucchero a velo

Mettere in una ciotola il burro a pezzetti con lo zucchero a velo.
Mescolare con un cucchiaio di legno fino a quando il burro risulta morbido e lavorabile.
Aggiungere i tuorli d’uovo e mescolare fino a quando sono assorbiti.
A questo punto inserire la farina setacciata con lo zenzero in polvere e appena l’impasto può essere lavorato con le mani trasferirlo sul piano di lavoro e lavorarlo rapidamente senza scaldare troppo la pasta.
Formare un panetto e lasciarlo riposare in frigo per almeno due ore.
Trascorso il tempo di riposo della pasta, stenderla con il mattarello (i biscotti devono risultare spessi almeno mezzo centimetro) e ritagliare delle forme rotonde con un taglia pasta che sia diametro leggermente superiore al diametro del timbro che avete a disposizione.
Trasferire i biscotti su una teglia foderata di carta da forno e riposare di nuovo in frigo per una decina di minuti, il tempo che il forno si scalda.
Accendere il forno a 180 gradi.
Appena il forno è caldo, trasferire i biscotti in forno e far cuocere per 10/12 minuti fino a quando sono dorati.
Sfornare i biscotti, mentre raffreddano preparare la decorazione.
Stendere la pasta da zucchero su un piano spolverato di zucchero a velo.
‘Timbrarla’ con un timbro da biscotti, ricavando dei cerchi con la scritta.
Sciogliere i tre cucchiai di zucchero a velo con qualche goccia di acqua in modo da ottenere una miscela viscosa con la quale attaccare la pasta di zucchero sui biscotti.
Quando i biscotti sono freddi, spennellarli con la miscela di zucchero e acqua, applicare sopra ogni biscotto un disco di pasta da zucchero, premere leggermente in modo da ‘incollare’ la pasta e lasciar riposare un’oretta.

EASY: per la colazione della festa della mamma, serviti con tè verde aromatizzato agli agrumi.





CHIC: confezionali come fa California Bakery in bustine legate con lo spago. Aggiungi un piccolo fiore (una fresia per esempio) e utilizzali come segnaposto a tavola per il pranzo dedicato alla mamma.