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domenica 3 settembre 2017

Baked Alaska

Erano tanti anni che non trascorrevo il Ferragosto in città. Ne conservavo un ricordo…quasi incantato, la possibilità di vivere una città silenziosa e tranquilla, di girare in bicicletta senza traffico, di mangiare qualcosa in uno di quei posti dove normalmente senza prenotazione non riesci ad entrare. Beh non è stato esattamente così. Torino è una città che a Ferragosto chiude per ferie, tutto o quasi è immobile, chiuso. Il centro più che silenzioso sembrava una città fantasma, anche le caffetterie storiche, i locali più carini avevano la saracinesca abbassata. Le vie della città ribollivano di sole caldissimo e solo sotto i portici, all’ombra, sembrava di trovare un po’ di refrigerio. Però a sorpresa i musei erano tutti aperti e la giornata si è rivelata ugualmente piacevole. Ho fatto colazione a casa con molta calma e rinunciato ad un pranzo a base di sushi che avevo in programma (ristorante chiuso). Ho optato per il ‘piano B’, visto che uno dei pochi locali aperti era una delle mie pasticcerie/caffetterie preferite: non troppo distante da casa, con un piccolo spazio all’aperto (qui li chiamano dehors) arredato con tavolini bassi e tante piante verdi. Non era esattamente l’ora di pranzo quando ho deciso di fermarmi, poco più di mezzogiorno. Ho ordinato un caffè americano, un tramezzino con uovo e insalata (fresco e delicato) e due minuscoli pasticcini al cocco, due palline perfettamente sferiche al gusto di cioccolato cocco e mandorle. Il ‘caffè americano’ merita due parole in più, almeno per come lo servono qui: una bella tazza da tè di quelle rotonde un pochino retrò con all’interno due caffè espressi piuttosto lunghi, sullo stesso vassoio portano zollette di zucchero, una lattiera e un bricco con acqua bollente… per trasformare i due espressi lunghi in un caffè lunghissimo, appunto all’americana. Da completare con zucchero di canna e latte a piacere. La prima volta ho trovato questa combinazione acqua + caffè un po’.. scioccante, adesso mi piace moltissimo ed è quello che ordino sempre quando vado lì.
La mia meta era il Museo di Arte Orientale (MAO). Torino è celebre per il Museo Egizio visitato da milioni di turisti ogni anno, ma il MAO è a mio parere ancora più bello, più particolare e ricco di suggestioni. L’arte orientale è spesso silenziosa, ispirata e molto intensa. Il museo è vario, le collezioni comprendono statue di Buddha del Gandhara solenni e umane al tempo stesso, bassorilievi e sculture indiani ricchi di complicati ritmi lineari, porcellane cinesi e deliziose damine Tang, costumi da samurai che un certo timore lo incutono. E ancora delicate stampe giapponesi dell’Ukyo-e, pannelli di seta dipinti con immagini lievi e ceramiche islamiche dai colori smaltati e brillanti… volendo guardare tutto con attenzione non basta un intero pomeriggio.
Sono rientrata a casa proprio per l’ora di cena e nonostante il caldo ho acceso 5 minuti (basta davvero pochissimo) il forno per completare la decorazione del dessert che avevo scelto di preparare per cena: baked alaska, ovvero uno zuccotto di gelato con una base soffice (in genere pan di Spagna, ma io preferisco utilizzare la pasta biscuit) rivestito di meringa morbida e passato un attimo in forno per ‘sbruciacchiare’ al meringa. Preceduto da un piccolo antipasto e da un cus cus con tante verdure; cena in sala con le finestre aperte per far entrare un vento leggero che alle 9 di sera agitava delicatamente le tende e ha finalmente reso la giornata un po’ più fresca.

P.S. Io non ho la gelatiera, quindi per fare l’Alaska utilizzo gelato artigianale, ma con quello fatto in casa è ancora più buono. E’ un dolce a mio parere buonissimo e molto facile, lo zuccotto di gelato con la sua base di pasta biscuit si può preparare in anticipo, anche il giorno prima, la meringa può essere preparata qualche ora prima di servire e lasciata in frigo in un sac à poche. Si può assemblare tutto dieci minuti prima di portarlo in tavola, passarlo in forno e terminare la ‘coloritura’ della meringa con una torcia da pasticcere. Poiché è piuttosto dolce io in genere utilizzo gusti di gelato non troppo zuccherosi, in questo caso ho scelto un cioccolato amaro extrafondente e pistacchio, che un gelataio qui vicino fa davvero buonissimo, con un retrogusto quasi salato.

BAKED ALASKA





Ingredienti per 4 persone:
Per la pasta biscuit (io uso una teglia rettangolare 30 x 40):

3 uova intere
80 gr di zucchero semolato
80 gr di farina 00
Un pizzico di bicarbonato (la punta di un cucchiaino da caffè)

Per evitare che si attacchi in cottura:

Una noce di burro
Un cucchiaio di farina
Due cucchiai di zucchero semolato (dopo la cottura)


Per la meringa:
2 albumi
lo stesso peso degli albumi (55 gr circa) di zucchero a velo
lo stesso peso degli albumi (55 gr circa) di zucchero semolato fine, tipo Zefiro

Per lo zuccotto:
500 gr di gelato artigianale (io ho utilizzato 250 gr di cioccolato e 250 gr di pistacchio)

Prepara la pasta biscuit (anche il giorno prima)

Prepara la teglia per cuocerla: metti su una teglia un foglio di carta da forno, imburralo con la noce di burro molto bene e cospargi di farina, scuotendo via l’eccesso.
Separa i tuorli dagli albumi. Metti da parte gli albumi e metti i tuorli in una ciotola insieme allo zucchero.
Io per montare i tuorli uso la planetaria, vanno bene anche le fruste ma devono essere montati molto a lungo fino a quando diventano chiari e spumosi (con la planetaria 12 minuti).
Mentre i tuorli montano accendi il forno a 180 gradi.
A parte monta gli albumi a neve ferma (io lo faccio con le fruste mentre la planetaria lavora i tuorli).
Quando i tuorli sono montati, aggiungi al composto la farina setacciata con il bicarbonato in tre volte successive, continuando dopo ogni aggiunta di farina a lavorare brevemente l’impasto con le fruste elettriche o con la planetaria.
Dopo aver incorporato tutta la farina aggiungi gli albumi montati a neve ferma.
Anche gli albumi non vanno aggiunti tutti insieme ma in quattro volte successive, mescolando ogni volta a mano con una spatola di silicone dal basso verso l’alto e dall’esterno verso l’interno, come quando si fanno le meringhe facendo attenzione a non smontare il composto.
Procedi con l’aggiunta successiva, solo quando il composto è ben amalgamato.
Quando l’impasto è pronto versalo nella teglia già preparata livellandolo delicatamente con la spatola in modo che sia ben distribuito ai lati e al centro per ottenere un biscuit di spessore uniforme.
Cuoci in forno già caldo per 10 minuti.
Mentre la pasta cuoce nel forno, prepara un canovaccio pulito e cospargilo con i due cucchiai di zucchero semolato.
Terminata la cottura (il biscuit deve essere dorato) estrai la pasta dal forno e rovesciala sul canovaccio, in modo che il lato con la carta da forno rimanga verso l’alto e l’altro appoggi sul canovaccio ‘zuccherato’.
Stacca la carta da forno delicatamente (se è ben imburrata è facile), copri con un altro canovaccio pulito e lasci raffreddare la pasta.

Prepara lo zuccotto di gelato (anche questo può essere fatto il giorno prima), per essere lavorato il gelato deve essere un po’ morbido, quindi meglio tirarlo fuori dal congelatore un attimo prima.
Fodera uno stampo di metallo ci forma semisferica (per uno zuccotto appunto) con la pellicola trasparente, ricoprilo totalmente e lascia che la pellicola sia abbondante e fuoriesca dallo stampo, servirà per facilitare l’estrazione dello zuccotto gelato dallo stampo.
Metti il gelato all’interno dello stampo, un gusto alla volta, livellandolo bene io ho usato due gusti diversi, ma la scelta è tua. Chiudi con altra pellicola alimentare  e metti nel congelatore per alemo 8 ore.
Prima di servire (al massimo due ore) prepara la meringa.
Mescola i due tipi di zucchero, in modo da ottenere un unico mix.
In una ciotola metti gli albumi e inizia a sbattere con l’aiuto delle fruste elettriche o di una planetaria. Appena iniziano a diventare un po’ spumosi aggiungi il composto di zuccheri in tre fasi successive (un terzo alla volta) senza mai smettere di sbattere e utilizzando le fruste o il mix a velocità elevata.
L’obbiettivo è quello di ottenere una meringa soda e compatta, la prova ‘classica’ è verificare che la meringa rimanga attaccata alla ciotola quando questa viene inclinata… o addirittura capovolta!
Quando la meringa è pronta, trasferiscila in un sac à poche e mettila in frigo fino al momento di utilizzarla.

Poco prima di servire prepara l’Alaska.
Accendi il grill del forno a 200 gradi.
Ritaglia nella pasta biscuit un disco dello stesso perimetro dello stampo che hai utilizzato per il gelato.
Appoggia il disco di pasta su una teglia foderata di carta da forno.
Preleva il gelato dal congelatore ed estrai lo zuccotto dallo stampo aiutandoti con la pellicola che hai lasciato fuori.
Appoggia lo zuccotto gelato sulla base di pasta e ritagliala a misura se non fosse precisa.
Con l’aiuto di una spatola o del sac à poche rivesti completamente lo zuccotto con la meringa morbida e forma dei picchi di meringa con il dorso di un cucchiaio (serve solo a rendere il dolce più grazioso).
Metti l’Alaska in forno per solo 5 minuti, la meringa deve ‘scottarsi’ e colorire appena appena.
Termina la doratura della meringa fuori dal forno con una torcia da pasticcere e servi subito.


EASY: per una merenda ricca in giardino accompagnato da una tazza di thè nero, ad esempio un melange di fiori e frutti.

CHIC: è un po’ più laborioso ma per una cena puoi preparare dei piccoli Alaska monoporzione. Trovo che per un dessert dopocena sia perfetto utilizzare gelato al caffè (solo un gusto per le monoporzioni) e magari fare la pasta biscuit al cioccolato sostituendo 15 gr di farina con 15 gr di cacao amaro.


domenica 14 maggio 2017

Fragole con meringa morbida per la festa della mamma

Quando ero piccola ‘investivo’ la mia paghetta mensile nell’acquisto di un numero speciale dei classici di Topolino. Abitavo a Firenze e c’era un vecchio giornalaio non troppo distante da casa che li aveva proprio tutti, anche quelli usciti quando io non ero ancora nata. Ogni mese mi sedevo di fronte allo scaffale dove li teneva in bell’ordine e ne acquistavo uno. Lo leggevo avidamente in poche ore appena arrivata a casa, cercando di non rovinare le pagine e di non spiegazzarlo troppo. Negli anni ho scelto altre letture, ma mi è rimasta l’abitudine di aspettare la fine del mese, acquistare la rivista favorita del momento e sfogliarla in pace da qualche parte. Le mie preferite adesso sono il magazine di Donna Hay e la rivista Elle. La rivista di Donna Hay la compro a Milano, perché qui a Torino non riesco a trovarla. Me la tiene da parte un giornalaio vicino al posto dove lavoro, resisto alla tentazione di sfogliarla in treno tornando a casa e aspetto di avere un pomeriggio più tranquillo per andare alla mia sala da tè preferita: mi siedo su uno dei divanetti, ordino un tè che arriva accompagnato da un piattino con qualche biscotto di frolla e mi dedico alla lettura.
Non sono una appassionata di moda e riviste del genere ma una delle ragioni per cui continuo a comprare Elle è l’editoriale del suo Direttore. E’ una sola pagina, poche righe scritte con il cuore che valgono decisamente l’acquisto e che conservo in uno speciale quaderno dei ritagli, per rileggerli ogni tanto. Ce n’è uno che mi piace moltissimo, dedicato alla sua mamma, di cui copio qui qualche passo, per dedicarlo alla mia di mamma che è una persona speciale come quella descritta qui:
Lo scettro del comando lo detiene saldamente lei, mia mamma nonna di cinque nipoti, capoclan. Lei ha sempre ragione. […]. Le nonne sanno tutto. Hanno visto molto, studiato a memoria poesie in rima, incipit dell’Iliade e leggi della fisica, non hanno mai delegato numeri e parole a un hard disk e non si sono mai fidate di un “search” su Google. E oggi si ricordano le Guerre Puniche e di Indipendenza, i fiumi più lunghi, i movimenti letterari e quelli pittorici, la geometria dei corpi solidi e la chimica delle particelle. Le nonne sanno fare tutto. Posseggono quella manualità innata e quella fiducia nelle proprie capacità pratiche che io attribuisco a epoche più frugali e meno digitali delle nostre. […] Le nonne invecchiano con eleganza perché non hanno mai pensato che i cinquanta fossero i nuovi trenta […].” (Danda Santini)
Mia mamma è così. Ha studiato latino e greco molti anni prima di me e se li ricorda decisamente meglio di me. Ha chiuso la sua laurea nel cassetto senza nessuna frustrazione ed ha dedicato a me e a mia sorella ogni minuto della sua giornata da quando siamo nate. E’ elegante e sempre perfetta e nessuno sospetterebbe che è un elettricista e un idraulico .. di qualità. Smonta e rimonta qualsiasi cosa, zappa il giardino, consulta le ricette di cucina sul tablet (io affogo nei ritagli) ed è capace di fare collegamenti tra Pc e Tv che io nemmeno me li sogno. Qualche anno fa per Natale ha ricevuto una cassetta degli attrezzi ‘professionale’ e credo che lo consideri uno dei regali più belli che le abbiamo fatto. Ha un e-book dal quale non si separa mai ma adora le vecchie porcellane, i mobili antichi e si rifiuta di accettare che il sushi possa essere una delle prelibatezze del momento. Così come non considera una buona idea che le ‘ragazze’ possano ad un certo punto cambiare colore di capelli e trasformare i loro capelli neri in castani mesciati di biondo (vero mamma??).
A lei è dedicato questo dolce di oggi, tanti auguri mamma! La dedica è naturalmente anche per il mio papà, è un tipo straordinario anche lui, un po’ l’intellettuale pensatore della famiglia.

P.S. Qualche difettuccio lo ha anche la mia mamma. Adora l’ordine e in uno dei suoi frequenti repulisti ha buttato via tutta la mia collezione di Topolini faticosamente messa insieme paghetta dopo paghetta. E’ stato un errore d’accordo, ma intanto l’ha fatto. Non l’ho ancora perdonata.

La ricetta è copiata da un dolce di Csaba della Zorza, che lo prepara in una versione più autunnale – ottima - con le mele e il frutto della passione.

FRAGOLE CON MERINGA MORBIDA



Ingredienti per persone:
Per la meringa:
2 albumi
lo stesso peso degli albumi (45 gr circa) di zucchero a velo
lo stesso peso degli albumi (45 gr circa) di zucchero semolato fine, tipo Zefiro

400 gr di fragole
2 cucchiai di zucchero di canna
4 cucchiai di succo di limone
zucchero a velo per servire


Lava le fragole ancora con il picciolo verde, poi elimina il picciolo.
Tagliale a metà se non sono molto grandi, altrimenti in quattro parti e mettile in una casseruola con lo zucchero di canna e il succo di limone.
Falle cuocere a fiamma bassa fino a quando cominceranno a disfarsi.
Non devono disfarsi completamente, solo ammorbidirsi, quindi toglile dal fuoco appena sono pronte e lasciale raffreddare.
Prepara la meringa.
Mescola i due tipi di zucchero, in modo da ottenere un unico mix.
In una ciotola metti gli albumi e inizia a sbattere con l’aiuto delle fruste elettriche o di una planetaria. Appena iniziano a diventare un po’ spumosi aggiungi il composto di zuccheri in tre fasi successive (un terzo alla volta) senza mai smettere di sbattere e utilizzando le fruste o il mix a velocità elevata.
L’obbiettivo è quello di ottenere una meringa soda e compatta, la prova ‘classica’ è verificare che la meringa rimanga attaccata alla ciotola quando questa viene inclinata… o addirittura capovolta!
Quando la meringa è pronta, trasferiscila in un sac à poche e mettila in frigo fino al momento di utilizzarla.
Accendi il grill del forno a 200 gradi.
Quando le fragole sono completamente raffreddate, distribuiscile in quattro coppette o pirofile monoporzione che possano andare in forno.
Con la meringa fai una cupoletta su ogni ciotolina di fragole in modo da ricoprire completamente.
Disponi le coppette su una teglia e mettile in forno sotto il grill, fino a quando la meringa comincia a diventare dorata (circa 10 minuti).
Servile appena sfornate cosparse di zucchero a velo.

EASY: per una festa di compleanno o una merenda di fine scuola in terrazza.




CHIC: per una cena di inizio estate a buffet, preparale utilizzando frutta diversa alcune con le fragole, altre con pesche oppure albicocche utilizzando come contenitore tazzine da caffè tutte diverse (purchè possano andare in forno), risolvono in una sola portata il problema di servire frutta e dolce. Per riconoscerle spolverizzate la meringa sulle albicocche con il cacao, quella con le pesche con un pizzico di cannella, le fragole con lo zucchero a velo.

martedì 28 febbraio 2017

Tortelli di frolla e mele per Carnevale

Non ho mai amato le feste di Carnevale. Fin da bambina ero super timida e l’idea di vestirmi da maschera mi atterriva. Ho una ‘bellissima’ foto, avrò avuto forse 6 anni, io e mia sorella mascherate da Primavera con un vestito coloratissimo, svolazzante e pieno di fiori e farfalle, la sottogonna di tulle che lo rendeva un po’ da principessa e le maniche lunghe orlate di trina. Abbiamo entrambe in mano un panierino pieno di coriandoli, lei ride allegrissima io piango disperata. Questa era la mia visione del Carnevale da bambina.
Per quello che ricordo io, ho partecipato ad un’unica festa di Carnevale, a parte quelle ‘obbligatorie’ organizzate dalle maestre dell’asilo e poi della scuola. Quando facevo la terza media, la mia compagna di banco organizzò la festa del suo quattordicesimo compleanno proprio il giorno del sabato di Carnevale. Non so perché ci tenessimo così tanto a festeggiare i 14 anni, ma non potevo mancare. Ovviamente la festa era in maschera e ovviamente non erano ammesse partecipazioni .. in borghese. Così fui costretta a improvvisare qualcosa che non fosse troppo distante dal mio abbigliamento consueto, niente trucco paradossale, abiti coloratissimi e strani o cappellini di carta. Non avevo nemmeno una dose sufficiente di humor per scegliere una maschera ‘maschile’, che so, cow boy o cose del genere. Decisi di vestirmi da ballerina forse o da piccola principessa, non ricordo che titolo avessi dato alla mia maschera. Avevo un maglioncino di angora bianco (che portavo regolarmente sui jeans perché all’epoca vivevo in jeans) ed ero riuscita a procurarmi non so dove una sottana di tulle azzurro pallido lunga ben oltre il ginocchio. Avevo scelto un paio di ballerine di pelle lucida celeste cielo che avevano un piccolo pon pon argentato sulla punta e mia mamma con grande pazienza mi aveva applicato sul tulle della sottana una quantità di stelle argentate. A pensarci ora era una maschera davvero graziosa. Di quella festa ricordo solo tre cose: che i genitori della mia amica avevano trasformato il giardino della loro casa in un bosco di rificolone (le lanterne di carta coloratissime che fanno parte della tradizione fiorentina), sembrava una foresta incantata, che fino all’ora di cena quando i miei genitori vennero a prendermi rimasi seduta a mangiare noccioline in una poltroncina vicino al camino acceso perché avevo freddo, che appena arrivata a casa mi sentii male, forse a causa delle troppe noccioline o dell’influenza. Quella è stata la mia prima e ultima festa di Carnevale (anche se mai dire mai nella vita, ma non è il mio genere). Questo non significa che non mi piaccia il Carnevale, ogni martedì grasso a casa nostra si cena con un antipasto leggero, un piatto di verdure e una quantità di dolci che per due è davvero esagerata. Non possono mancare i cenci fritti, piccoli bomboloni ripieni di marmellata e da qualche anno ho inserito nei miei dolci tradizionali questi tortelli di frolla ripieni di mele, li ho sperimentati variando il ripieno, ma questa versione è quella che preferisco.




TORTELLI DI FROLLA E MELE




Ingredienti per 10 tortelli (il numero dipende dal diametro dello stampino utilizzato, il mio è 5 cm):

Per la frolla:

80 gr di burro
80 gr di zucchero a velo
2 tuorli di uovo
200 gr di farina ‘00’
1 pizzico di zenzero in polvere

Per il ripieno:
1 mela renetta
1 limone bio
1 cucchiaino di caffè di cacao amaro in polvere
1 pizzico (generoso) di cannella
15 mandorle private della buccia

In una terrina mescola il burro a temperatura ambiente con lo zucchero a velo e lo zenzero.
Appena il composto si amalgama aggiungi i tuorli d’uovo. Mescola rapidamente e inserisci la farina setacciandola sul composto, poco alla volta. Aggiungi farina fino a quando la pasta è lavorabile con le mani (potrebbero bastare 180 gr, dipende dalla grandezza delle uova).
Trasferisci l’impasto su un piano infarinato e impasta rapidamente formando un panetto.
Avvolgilo nella pellicola e metti a riposare in frigorifero per almeno 2 ore.
Mentre la pasta riposa in frigorifero prepara il ripieno.
Lava e sbuccia la mela, tagliando ogni spicchio in cubetti piuttosto piccoli (altrimenti sarà difficile chiudere i tortelli se la mela è affettata troppo grande).
Metti i cubetti di mela in una terrina, aggiungi la buccia del limone grattugiata, un cucchiaio o due di succo di limone per non fare annerire la frutta e il cacao amaro. Amalgama tutto e metti a riposare in frigo.
Tosta le mandorle in una padellina antiaderente per qualche minuto, in modo che diventino un poco abbrustolite e croccanti. Quando sono tiepide tagliale grossolanamente.

Trascorso il tempo di riposo della pasta, accendi il forno a 160 gradi.
Stendi la pasta su un piano infarinato in una sfoglia abbastanza sottile.
Usando un tagliapasta (io di solito li faccio rotondi, ma sono molto belli anche rettangolari) ricava 20 cerchi di pasta.
Aggiungi le mandorle alle mele e metti un cucchiaino di questo composto su metà dei cerchi preparati (se il composto di mele avanza, puoi farlo cuocere rapidamente in una pentolina e servire a parte con del gelato). Sovrapponi a ciascuno dei cerchi con il ripieno un altro disco di pasta in modo da chiudere i tortelli, sigilla bene con le mani e metti i tortelli in una teglia foderata di carta da forno.
Fai cuocere in forno già caldo per 20 minuti o fino a quando i tortelli avranno un colore dorato.
Servili tiepidi o freddi (non caldi) spolverati di tanto zucchero a velo.
Si conservano solo un giorno in una scatola di latta per biscotti.

EASY: da preparare per una festa di Carnevale tra bambini, un po’ più leggeri dei soliti dolci fritti (che però sono buonissimi!).



CHIC: da servire con il tè e pochissima panna appena montata anche alle mamme dei piccoli invitati e alle amiche di sempre.


venerdì 6 gennaio 2017

Sorbetto al Mandarino

Non ho mai considerato il 31 dicembre una vera festa e non mi piacciono le feste di capodanno, quelle con i cappellini, la musica a tutto volume e i giochi da tavolo. La mia festa di capodanno ideale sarebbe una cena a due con una tavola apparecchiata come piace a me, una musica lieve in sottofondo e tante candele accese. Da qualche anno trascorriamo capodanni molto tranquilli in compagnia dei soliti quattro amici, una cena a casa, per la quale ognuno prepara qualcosa. In montagna davanti ad un grande camino acceso oppure in città, l’occasione per noi ‘ragazze’ per divertirsi a indossare un abito un po’ più aggraziato e leggero al riparo del caldo dei termosifoni, invece dei soliti jeans e maglioni pesantissimi.
Quest’anno cena in città, appuntamento per le nove, eravamo invitati quindi liberi fino a quell’ora. Abbiamo fatto una passeggiata in centro, in una città insolitamente silenziosa e tranquilla per essere sabato sera. Non c’era quasi nessuno per le strade e ci siamo divertiti ad indovinare quali case ospitavano una festa: alcune finestre erano solo debolmente illuminate, da altre si intravedevano alberi decorati di mille lucine, altre ancora avevano luci intermittenti sui terrazzi e l’eco di musica e chiacchiere. Quella cui eravamo diretti noi aveva le finestre riparate da tende pesanti dietro le quali si intravedeva il lampadario acceso e una piccola ghirlanda di rami di abete e lucine brillanti appesa al balcone. Abbiamo iniziato a cenare alle nove in punto, aperitivo in piedi, poi una cena lenta e molto piacevole in assoluto relax. Poco prima di mezzanotte abbiamo spento lampadari e abat jour e la stanza è rimasta illuminata solo dalle luci bianchissime che avvolgevano l’albero di natale e da una quantità di candele sparse ovunque sulla tavola e vicino ai divani. A mezzanotte sono comparsi un vassoio di marrons glacés, uno di cioccolatini – in queste feste ho mangiato una quantità di cioccolato.. oltre ogni limite – e una bottiglia di prosecco. Abbiamo stappato, brindato con il rituale cin cin e scambio di baci sotto il vischio e fatto gli auguri a quelli a cui vogliamo bene, che festeggiavano lontani da noi. Anche quest’anno avevamo una piccola scorta di palloncini bianchi cosparsi di polvere argentata che abbiamo lasciato volare nel vento con i nostri desideri, piccoli o grandi, ognuno i suoi. All’una eravamo a casa. Il mio contributo alla cena sono stati gli antipasti e questo sorbetto al mandarino cosparso di chicchi di melagrana che sono bellissimi da vedere e – dicono – beneauguranti.
Buon anno a tutti e un bacio speciale al mio papà perché oggi è il suo compleanno!!


SORBETTO AL MANDARINO


(le dosi sono per circa 300 gr di sorbetto)

250 ml di succo di mandarino (per ottenerlo io ho spremuto 700 gr di mandarini)
100 gr di zucchero semolato
100 ml di acqua

In un pentolino metti l’acqua e lo zucchero e fai sciogliere sul fuoco a fiamma bassissima in modo da ottenere uno sciroppo fluido. Lo zucchero deve sciogliersi completamente ma non deve mai arrivare a bollire. Appena è pronto togli dal fuoco e lascia raffreddare.
Mentre lo sciroppo si raffredda, spremi i mandarini e misura 250 ml di succo. Filtralo e quando lo sciroppo di acqua e zucchero è freddo, aggiungilo al succo di mandarino filtrato. Mescola e versa tutto in un recipiente che possa andare nel congelatore.
Copri con pellicola e metti il mix di succo e sciroppo ne congelatore.
Ogni due ore estrailo, mescola in modo che on si formino cristalli di ghiaccio troppo spessi e rimetti nel congelatore.
Dopo 8 ore e .. 4 mescolate il sorbetto è pronto.
E’ più buono se prima d servirlo sta una 10 / 15 minuti a temperatura ambiente, in modo da tornare più cremoso.

EASY: puoi servirlo nel pomeriggio a chi non gradisce il tè. Prepara dei mezzi mandarini, privandoli della polpa interna e utilizzando le mezze scorze come ciotoline: servi il sorbetto all’interno dei mezzi mandarini cosparso di chicchi di melagrana.



CHIC: a fine pasto come dessert molto light. Mi piace servirlo all’interno dei calici da spumante con sopra, se piace, poco prosecco insieme ai chicchi di melagrana.



lunedì 31 ottobre 2016

Muffins neri con ragnatele di meringa

Più passa il tempo e più mi convinco che la vita debba essere affrontata con leggerezza e un pizzico di ironia. Non parlo dei problemi veri e importanti che tengo fuori dai discorsi frivoli e piuttosto sciocchi di questo blog. Mi riferisco ai piccoli contrattempi di ogni giorno che, se presi troppo sul serio, possono rendere la vita una specie di corsa a ostacoli difficilissima. Facevamo questa considerazione qualche sabato fa con una mia amica, sedute di fronte alla solita tazza di tè… beh solita per modo di dire. Tazze e teiera erano appoggiate su tre pile di libri di altezze diverse, io ero seduta su una poltrona di rattan che starebbe benissimo nell’angolo di un giardino invece che in una grande stanza completamente invasa di scatole di cartone mezze vuote e lei era riuscita a recuperare una vecchia sedia di cucina con il sedile di paglia quasi consumato. A maggio lei e il marito hanno deciso di lasciare la città e trasferirsi in campagna, non toppo lontano, quel tanto che basta per avere un po’ di aria pulita e spazio sufficiente a far crescere tre bambini. La casa che hanno scelto non era proprio in buone condizioni ma l’architetto e una squadra di operai molto convincenti le avevano assicurato che tre mesi di lavoro intenso l’avrebbero resa perfetta. Bastava rinunciare alle vacanze e impegnarsi a fondo. Così è stato. Di mesi ne sono passati cinque e la casa è ancora in condizioni scoraggianti. Le mattonelle soggiornano ancora nelle loro scatole, sparse un po’ ovunque, qua e là ci sono secchi di vernice ancora intatti, l’imbiancatura è lontana e mucchi di calcinacci invadono il giardino. Nel frattempo il marito è stato trasferito per un anno all’estero, così lontano che non riesce a rientrare più di una volta al mese. Lei il venerdì sera dopo una settimana di lavoro, treni, asili, scuole e impegni vari suoi e dei bimbi, carica la macchina con tre figli – il più ‘grande’ ha sette anni -, qualche scatolone di attrezzi, una buona dose di cibo quasi pronto, qualche giocattolo indispensabile e si trasferisce lì, per un fine settimana all’insegna della lotta con gli operai. Che, pare, non hanno ben chiaro che la proprietaria è lei e insistono a fare come vogliono.
"E' l'anno giusto per festeggiare Halloween" - mi ha detto. Fino ad ora aveva cercato di resistere e spiegare ai bambini – piuttosto delusi -  che Halloween non è una festa della nostra tradizione e che per vestirsi da strega o fantasma dovevano aspettare Carnevale. Quest’anno ha ceduto, un po’ per la stanchezza (‘non posso combattere anche con loro tre’) un po’ .. chissà.. magari nella notte delle streghe qualche strega di quelle ‘serie’ o un fantasma amante dei veri ruderi decide di fermarsi .. e dare una mano! L’idea mi è sembrata pienamente convincente e poiché anche a me in questo momento farebbe comodo un po’ di magia ho deciso per la prima volta anche io di festeggiare Halloween. Niente di che, certo non vado in giro con il cappellone nero a punta e una veletta nera cosparsa di ragni finti, ma ho comprato una dose generosa di candele bianche e arancioni, zucche ornamentali da spargere qua e là sulla tavola e preparato per cena un menu stregato. Per colazione questi muffins neri con le ragnatele di meringa. Certo le ragnatele sono tutt’altro che perfette e ho cercato inutilmente dei ragni di glitter argentato per completare la decorazione, ma ho deciso proprio all’ultimo momento e il tempo per organizzarsi bene e fare qualche prova-ragnatela in più non c’è stato.
In omaggio a ragnatele e fantasmi, leggeri ed evanescenti questi muffins sono davvero light: niente burro, solo un po’ di olio e un solo uovo.


MUFFINS NERI CON RAGNATELE DI MERINGA



Ingredienti per 8 muffins medi o 6 muffins grandi

Per i muffins:

125 gr di yogurt bianco intero
30 gr di olio extra vergine di oliva dal gusto delicato (io ho utilizzato un olio ligure)2
100 gr di latte intero
1 uovo
180 gr di farina “00”
180 gr di zucchero semolato
20 gr di cacao amaro
2 cucchiaini da caffè di lievito per dolci

Per le ragnatele di meringa:

40 gr di albume d’uovo
40 gr di zucchero a velo
40 gr di zucchero semolato.

Prepara anche il giorno prima le ragnatele di meringa.
Scalda il forno a 100 gradi.
Rivesti una teglia con carta da forno, ungila appena appena con un filo di olio di semi insapore.
Mescola insieme i 2 tipi di zucchero e suddividi il composto di zucchero in due parti.
Metti in una ciotola gli albumi e inizia a montare con un frullino o un mixer. Dopo qualche minuto aggiungi la metà del composto di zucchero e continua a montare fino a quando gli albumi saranno a neve ben ferma.
A questo punto incorpora a mano l’altra metà dello zucchero agli albumi montati, utilizzando una spatola di silicone e facendo attenzione a non smontare il composto.
Quando lo zucchero è tutto incorporato, riempi con la meringa una tasca da pasticcere e forma direttamente sulla teglia le ragnatele. Ci vuole un po’ di pratica, ammetto che le mie siano venute piuttosto male.
Cuoci in forno a 100 gradi 30 / 40 minuti (il tempo di cottura dipende un po’ dal forno). Lascia raffreddare le ragnatele prima di utilizzarle, si rompono molto facilmente.
Con questa dose di albumi otterrai molte ragnatele, alcune servono ‘di scorta’, con il resto della meringa puoi preparare mini meringhe con una bocchetta a stella oppure delle meringhette a forma di fantasmino per restare in tema.

Per preparare i muffins:
Prepara gli stampini, io utilizzo gli usa e getta di alluminio e all’interno inserisco i pirottini di carta.
Scalda il forno a 180 gradi.
La tecnica è sempre la stessa: si mescolano da una parte tutti gli ingredienti liquidi, dall’altra tutti i solidi e poi si uniscono i due composti (i solidi nei liquidi) mescolando il meno possibile per ottenere muffins soffici. Sembra strano ma è così.
Setaccia in una ciotola la farina con il cacao, unisci lo zucchero e il lievito e mescola in modo da amalgamare gli ingredienti.
In un’altra ciotola inserisci gli ingredienti umidi: yogurt, latte, olio e l’uovo appena sbattuto. Mescolali fino ad ottenere una miscela omogenea. 
Versa il mix di farina e zucchero nella ciotola con  gli ingredienti umidi ; mescola rapidamente, quel tanto che basta ad amalgamare i due composti.
Riempi gli stampini che hai preparato e cuoci in forno già caldo a 180 gradi per 20 minuti.
Quando i muffins sono freddi, decorali con le ragnatele di meringa e qualche cioccolatino a forma di zucca.


EASY: per una colazione o una merenda ‘spaventosa’, servili accompagnati da una tazza di tè aromatizzato all’arancia e una coppettina di panna (non dolcificata, c'è già la meringa) per chi proprio ha voglia di esagerare.






CHIC: confeziona ogni muffin in una bustina di plastica per alimenti, aggiungi una ragnatela di meringa e un cioccolatino a forma di zucca. Chiudi con un nastro arancione e la sagoma di una strega ritagliata in cartoncino nero. Sistemali su un bel vassoio e distribuiscili ai bambini questa sera.



venerdì 14 ottobre 2016

Pavlova di fine estate .. molto in ritardo (con ricotta e pesche tardive)

Non sono affatto tecnologica, non uso facebook né twitter, non ho whatsApp e neppure uno smartphone, ma un telefonino ‘vintage’ che conservo gelosamente (perché se si rompe…non esistono più in giro cose simili!) e che serve solo per telefonare, non credo che faccia nemmeno le foto o almeno non ci ho mai provato.
L’unica concessione al mondo digitale sono questo blog e un account su pinterest che mi serve per collezionare immagini meravigliose di cose desiderate e sogni irraggiungibili. Basta. Per il resto adoro la carta, i libri con pagine che scricchiolano quando leggi, le vecchie cartolerie che hanno collezioni di biglietti di auguri, cartoncini colorati e quaderni. Continuo a scrivere tantissimo e per prendere appunti (su tutto, dalle ricette, ai troppi appuntamenti della settimana, alla lista della spesa) ho una piccola agendina con la copertina rosa shocking che ho sempre con me, in borsa. Ha gli anelli e quindi posso aggiungere tutte le pagine che voglio. Al momento è talmente piena che fa fatica a stare chiusa.
Uso il PC solo quando proprio non ne posso fare a meno. In treno sono una delle poche che legge libri e riviste di carta e che non porta mai con sé un tablet. Lo so, è un atteggiamento un po’ paradossale e fuori dal tempo, ma non mi impegno più di tanto a correggerlo. La cosa terribile è che ho una calligrafia bruttissima, disordinata e difficile da leggere al punto che io stessa spesso fatico a capire cosa ho scritto. Mi piacciono da matti le penne stilografiche ma non le posso utilizzare perché ho un modo di tenere in mano la penna talmente strampalato che per scrivere sono costretta a premere molto sul foglio e i pennini - delicatissimi - delle mie adorate penne si spaccano nel giro di poche settimane.
Mi dispiace molto che si sia persa – quasi del tutto credo -  l’abitudine di scrivere biglietti di auguri per i compleanni, per gli anniversari di matrimonio e per gli auguri di Natale. Non so se i bimbi a scuola preparino ancora le letterine per i genitori, con disegni improbabili e calligrafie stentate. Io conservo ancora la prima letterina che mi scrisse mia cugina che ha 5 anni più di me quando ho iniziato la prima elementare. E’ in una scatola di latta insieme ad altri ricordi di carta. Preferivo collezionare bigliettini che sms. Allora ogni tanto per vezzo compro un pacchetto di cartoncini di colore pastello, azzurro chiaro, lilla, crema… dipende dall’ispirazione e li utilizzo per invitare a cena le mie amiche. Fa un po’ sorridere lo so, ma ognuno ha le sue piccole debolezze.
Così è stato quando una quindicina di giorni fa abbiamo festeggiato la fine dell’estate. Il cartoncino per l’invito era verde chiarissimo, la cena per otto persone, solo un antipasto un primo piatto sostanzioso di pesce, frutta e questa pavlova, farcita con una crema di ricotta e robiola e qualche spicchio di pesca. La posto con grande ritardo, lo so e in un momento in cui qui a Torino almeno sembra già autunno inoltrato. Tra l’altro avrei voluto utilizzare dei fichi invecec he le pesche tardive, ma non ne avevo trovati di buoni al mercato ed ho rimediato così. Con i fichi a mio parere è ancora più buona.

P.S. La ricetta per la meringa della pavlova è di Csaba dalla Zorza.


PAVLOVA CON RICOTTA E PESCHE TARDIVE



Ingredienti per 4 pavlove ‘da porzione’ o 8 mini pavlove :


Per la meringa:
50 gr di albumi (circa 2 bianchi d’uovo)
50 gr di zucchero semolato (ho utilizzato lo zucchero Zefiro)
50 gr di zucchero a velo

Per la crema di ricotta del ripieno:
150 gr di ricotta vaccina
150 gr di robiola fresca
80 gr di zucchero a velo

Per decorare:
2 pesche tardive
2 cucchiai di zucchero di canna
Qualche goccia di succo di limone
Zucchero a velo

Prepara le pavlove.
Scalda il forno a 100 gradi.
Rivesti una teglia con carta da forno. Disegna sulla carta dei cerchi che saranno le pavlove che vuoi realizzare: 4 del diametro di circa 8 cm oppure 8 più piccole (diametro 5 cm), sono di aiuto per fare pavlove più regolari.
Gira la carta in modo che il disegno resti sotto e imburra leggermente e infarina la parte dove appoggerai le pavlove.
Mescola insieme i 2 tipi di zucchero e suddividi il composto di zucchero in due parti.
Metti in una ciotola gli albumi e inizia a montare con un frullino o un mixer. Dopo qualche minuto aggiungi la metà del composto di zucchero e continua a montare fino a quando gli albumi saranno a neve ben ferma.
A questo punto incorpora a mano l’altra metà dello zucchero agli albumi montati, utilizzando una spatola di silicone e facendo attenzione a non smontare il composto.
Quando lo zucchero è tutto incorporato, riempi con la meringa una tasca da pasticcere e forma direttamente sulla teglia le pavlove seguendo il disegno che hai tracciato. Sovrapponi 3 cerchi di meringa per ogni pavlova, in modo da formare dei cestini alti con un incavo al centro.
Cuoci in forno a 100 gradi per un’ora e mezzo (il tempo di cotture dipende un po’ dal forno e dalla dimensione delle pavlove, per quelle più grandi occorrono anche due ore). Lascia raffreddare le pavlove prima di utilizzarle.

Nel frattempo prepara la crema di ricotta.
In una ciotola metti la ricotta la robiola e lo zucchero a velo indicato nelle dosi per la crema (80 gr). Con questa dose di zucchero si ottiene una crema appena dolce. A me piace così, la meringa è già molto dolce di suo, ma ognuno può regolarsi secondo i propri gusti.
Monta i formaggi con un frullino come faresti con la panna, in modo da ottenere un composto soffice e ben amalgamato.
Lascia riposare in frigo questa crema fino al momento di utilizzarla.

Lava le pesche, privale della buccia e suddividile in 6 / 8 spicchi dipende da quanto sono grandi.
Metti gli spicchi in un pentolino con lo zucchero di canna, 4 cucchiai di acqua, qualche goccia di succo di limone e fai scaldare sul fuoco fino a quando lo zucchero sarà sciolto, formando uno sciroppo profumato. Scuoti il pentolini invece di girare le pesche con un cucchiaio in modo da non rovinare gli spicchi che nello sciroppo si ammorbidiscono molto.

Lascia raffreddare le pesche prima di montare le pavlove.

Prima di servire, metti la crema di formaggio all’interno delle pavlove, completa qualche spicchio di pesca e una spolverata di zucchero a velo.


EASY: servite come dessert dopo cena, in questa stagione sostituendo le pesche con scaglie di mandorle abbrustolite.




CHIC: a me piace farle piccole, in modo da inserire all’interno solo un cucchiaino di crema, una grattatina di cioccolato fondente (in estate uno spicchio di fico appunto) e servirle con il caffè dopo cena al posto dei soliti cioccolatini.

giovedì 14 luglio 2016

Non Ricetta # 10 - Frutta estiva al forno con gelato

L'estate è così, calda, a volte quasi soffocante, caotica e disordinata. Almeno lo è in città, quando gli impegni sono più o meno quelli delle altre stagioni, al lavoro e a casa, mentre tutto il resto sembra seguire ritmi diversi. I mezzi pubblici hanno orari rallentati, alcuni negozi di generi alimentari cominciano a chiudere o comunque sono molto meno forniti del solito, il giornalaio di fiducia va in ferie e devi fare km per riuscire a trovare le solite riviste o rinunciare a comprarle .. insomma le cose da fare sono quasi le stesse ma gli ostacoli aumentano e le forze diminuiscono, almeno le mie. E, lo dico piano piano, io non amo l’estate e sono contenta quando alla fine d’agosto si riprendono i normali ritmi di vita.
Certo ci sono le vacanze, attese con impazienza. Non importa come si trascorrono, sono sempre speciali: restare in città, andare ospiti da amici in campagna, fare un viaggio lontano o gite al mare da mattina a sera, una passeggiata in montagna per fare fotografie o lunghe soste in giardino in compagnia di un libro e di una caraffa di tè freddo. Le vacanze sono prima di tutto una pausa dalla vita di tutti i giorni: si può prolungare la colazione chiacchierando, dimenticare l’orologio nel cassetto e indossare un prendisole e i sandali anche per una passeggiata in città. Ci si può permettere di non pensare a niente, di non fare programmi per la giornata e io spesso rinuncio anche alla mie abituali liste. Almeno in vacanza, solo per tre settimane, ovunque io sia. Si esce per una passeggiata in città nelle ore fresche, alle sette di sera magari, si improvvisa la cena fermandosi in un piccolo ristorante dove non andavamo da tempo, quello che ha un minuscolo giardino sul retro e i tavolini sistemati sotto gli alberi, un po’ traballanti e illuminati dalla luce delle lanterne che pendono dai rami. Il dolce però lo mangiamo a casa, a mezzanotte, con le finestre spalancate che lasciano entrare l’aria finalmente fresca della sera. Una coppetta di frutta zuccherina e tiepida accompagnata da una pallina di gelato alla vaniglia. Perchè appunto l’estate è così.

P.S. la frutta che ho utilizzato era dolce, ho aggiunto solo una limitata quantità di zucchero. Se preferite zuccherare di più, aumentate in proporzione anche l’acqua. Potete scegliere la frutta che preferite, io ho messo albicocche e ciliegie, ma si possono scegliere pesche e mirtilli, susine e pesche, oppure per una versione super ricca mirtilli pesche ciliegie e albicocche.



FRUTTA ESTIVA AL FORNO CON GELATO



La quantità di frutta può essere aumentata a piacere, le dosi che metto di seguito per me sono risultate due porzioni
(le dosi per lo sciroppo di zucchero sono per 350 gr di frutta già pulita, se aumenta la quantità di frutta è necessario adeguare in proporzione lo sciroppo)


350 gr di frutta estiva a piacere (peso già pulito) io ho messo albicocche e ciliegie; la frutta deve essere matura ma soda
20 gr di zucchero semolato
40 gr di acqua
1 bastoncino di cannella
1 cucchiaino di succo di limone


Per servire:
gelato alla vaniglia, ma anche alla crema, alla menta e allo yogurt.

Prepara la frutta: lavala e asciugala bene con uno strofinaccio pulito o carta da cucina.
Lascia le ciliegie intere e elimina il nocciolo.
Dividi le albicocche a metà oppure in quarti se sono grandi, elimina il nocciolo. Io le lascio con la buccia (invece quando uso le pesche le sbuccio).
Sistema la frutta in una teglia foderata con carta da forno, abbondante perché deve essere poi chiusa a formare un cartoccio.
Prepara lo sciroppo e accendi il forno a 170 gradi.
Metti in una pentolina lo zucchero, l’acqua, il succo di limone e il bastoncino di cannella.
Fai sciogliere lo zucchero su fiamma moderata, non deve caramellare, solo fondere bene in modo da diventare uno sciroppo.
Elimina il bastoncino di cannella e versa lo sciroppo di zucchero sulla frutta. Utilizzando un cucchiaio mescola in modo che lo sciroppo rivesta almeno un po’ la frutta.
Chiudi la carta da forno intorno alla frutta, in modo da formare un cartoccio e metti in forno già caldo (170 gradi) per 15 / 20 minuti.
Il tempo di cottura dipende dal grado di maturazione della frutta e da quanto si desidera morbida, non deve disfarsi. Cuocendo, la frutta sparge un profumo delizioso e forma un succo rosato buonissimo.
Quando la frutta è cotta estraila dal forno, apri il cartoccio e lascia intiepidire.
Servila tiepida o fredda con palline di gelato.
La frutta si conserva in frigo in un contenitore di vetro per due giorni, ma è più buona mangiata subito.

EASY: dessert dopo cena: prepara delle coppette con la frutta sul fondo, palline di gelato sopra, distribuisci su tutto il succo della frutta che si è formato in cottura e scaglie di mandorle tostate.



CHIC: ottima anche a colazione, per preparare una specie di pain perdu: aggiungi la frutta su fette di pan brioche appena tostato, spalmate con un velo sottile di ricotta. Con una tazza di caffè americano (il mio preferito la domenica) e un libro è la colazione perfetta per una mattina di vacanza.



domenica 19 giugno 2016

Fool di fragole crema e ricotta

Qualcuno ha detto che l’ingrediente più importante di un fool è un bel bicchiere e io sono completamente d’accordo. A mio parere qualsiasi dolce o anche solo un insieme di frutta servito in un bel bicchiere di vetro o cristallo, sembra subito un dessert meraviglioso. Io in questo caso ho scelto un semplice tumbler di vetro liscio perché il dolce è già molto colorato, ma naturalmente nella scelta del bicchiere ci si può divertire come si vuole. Un bel calice di cristallo lavorato riempito solo di panna montata e qualche fragola fa un effetto completamente diverso dello stesso dolce servito in una coppetta. Prendete uno di quei bicchieri alti da bibita, mettete all’interno strati di frutta colorata: fragole tagliate in quarti, fettine di kiwi a spicchi, pezzetti regolari di pesche gialle e per concludere qualche lampone, fate scivolare all’interno qualche cucchiaio di crema inglese ed otterrete una macedonia molto più bella e invitante di quella tradizionale presentata nelle coppettine di porcellana. Potete ‘stratificare’ quello che volete: gelato di gusti diversi, alternare come ho fatto io frutta e creme, oppure creare una base da sgranocchiare (meringhe o biscotti secchi sbriciolati) e procedere con strati successivi di consistenze diverse. Otterrete dei bicchieri multicolor facili da preparare e decisamente belli da vedere, immaginatene una decina allineati su un vassoio e pronti per essere serviti come piatto conclusivo di una cena in terrazza. Se poi scegliete di servire il vostro fool in un bicchiere alto da bibita, c’è un altro ‘ingrediente segreto’ che non può mancare: un cucchiaio lungo, quelli da gelato che in genere vengono serviti con i milk shake, così che in un solo assaggio sia possibile arrivare fino all’ultimo strato e gustare tutti insieme i sapori che avrete deciso di utilizzare per il vostro bicchierino goloso.


FOOL DI FRAGOLE CREMA E RICOTTA



 Ingredienti per 4 persone:

400 gr di fragole
qualche cucchiaio di zucchero (io non l’ho messo)

Per la crema gialla:

300 ml di latte intero
1 pizzico di cannella (a me piace molto con le fragole, ma può essere eliminata)
2 tuorli d'uovo
100 gr di zucchero semolato fine tipo Zefiro
30 gr di farina ‘00’

Per la crema rosa:

100 gr di ricotta di mucca
50 gr di zucchero a velo
80 gr di fragole (quindi in tutto le fragole sono 480 gr)

Prepara prima le fragole da mettere in fondo al bicchiere (400 gr).
Lavale quando hanno ancora il picciolo verde attaccato, poi elimina il picciolo, asciugale bene con carta da cucina e tagliale in quarti (o pezzetti più piccoli se sono grandi).
Se vuoi puoi insaporire le fragole con qualche cucchiaio di zucchero, io non l’ho fatto perché il fool è già abbastanza dolce, ma dipende dai gusti.
Disponi le fragole all’interno dei bicchieri e metti da parte.

Prepara la crema gialla.
Metti a scaldare il latte in una casseruola (lasciane da parte mezzo bicchiere) con la cannella se la usi e togli dal fuoco prima che inizi a bollire. Lascia intiepidire.
Intanto, utilizzando una piccola frusta, sbatti i tuorli con lo zucchero.
Quando il composto è spumoso, unisci la farina setacciata. Amalgama con la frusta e aggiungi il latte lasciato freddo da parte, facendo attenzione e non formare grumi.
Quando sarà ben amalgamato aggiungi a filo il resto del latte ormai tiepido e amalgama bene in modo da ottenere un composto privo di grumi.
Versa il composto di latte uova e farina nella casseruola e metti sul fuoco a fiamma dolce continuando a mescolare con la frusta, fino a quando la crema comincia ad addensarsi.
Toglila dal fuoco appena vela il cucchiaio, non deve essere troppo densa perché continuerà ad addensarsi anche lontana dal calore del fuoco.
Io la verso ancora calda nei bicchieri sopra le fragole in modo che la frutta si cuocia un po’.
Metti da parte e prepara la crema rosa.
Lava gli 80 gr di fragole rimasti (sempre con il picciolo), asciugale e tagliale in pezzi grossolani.
Metti la ricotta in un recipiente alto e utilizza le stesse fruste con le quali monteresti la panna per frullarla con lo zucchero a velo. Non monta come la panna ma diventa soffice.
Quando è ben montata, aggiungi anche le fragole in pezzi e frulla di nuovo in modo da ridurle in purea e far diventare la ricotta di un bel rosa.
Metti la ricotta ‘rosa’ da parte e aggiungila al fool solo quando la crema sarà completamente raffreddata.
Si conservano in frigorifero al massimo 4 ore.

EASY: Se la cena prevede solo un piatto unico, servilo come dessert in un bicchiere alto, aggiungendo come quarto strato sotto le fragole una meringa sbriciolata.



CHIC: in mini pozione, in bicchieri molto più piccoli di quelli che ho utilizzato io, puoi servirlo in questa stagione una domenica pomeriggio con il tè al posto dei più tradizionali pasticcini alla frutta.


giovedì 10 marzo 2016

Mousse di ricotta con cioccolato e arancia

Plan less, do more. Ovvero: pianifica di meno e fai di più! Ho letto questa frase in uno dei blog – in questo caso non di cucina – che frequento quasi giornalmente e ho deciso di farne la mia ’frase guida’ per il 2016. Perché io sono una che perde un bel po’ di tempo a pianificare, fare liste e programmare. Tutto. Di settimana in settimana. Ma poi quando arrivo alla fine dell’anno e confronto l’elenco delle ‘cose da fare’ con quello delle ‘cose fatte’… beh il risultato è piuttosto deludente. Perché le mie liste non tengono abbastanza conto degli imprevisti e così i miei progetti ‘in grande’ naufragano nel niente a causa di difficoltà anche banali. Mi basta un mese di super lavoro come quello appena trascorso per far fallire un bel po’ di cose (beh veramente quest’ultimo è stato un mese di lavoro folle e sciagurato, difficile da prevedere in qualsiasi caso).
Ammetto che fare liste per tutto agevoli la vita quotidiana, perché, ad esempio, anche se arrivo a casa la sera alle otto riesco a mettere in tavola una cena decente ad un orario, nonostante tutto accettabile. Ma forse i vantaggi finiscono qui. Per una come me abituata ad avere sempre la testa un po’ tra le nuvole i programmi a lunga scadenza forse non vanno tanto bene. Ne faccio davvero tanti, troppi e ne porto a termine davvero pochi. Quindi per il 2016 ho deciso di non fare nessun ‘macro progetto’ – tranne uno che inseguo con poco successo da qualche anno – e di limitarmi a progettare cose facili e banali da mettere in pratica.
Qui l’argomento è la cucina e le due novità di quest’anno sono l’antipasto del venerdì (ne ho parlato qui), abitudine presa in vacanza e che ripeto a casa per iniziare a gustare il fine settimana con qualche ora di anticipo e il dolce della domenica. Ma non a pranzo, come si faceva da piccoli quando i pranzi della domenica dai nonni si concludevano sempre con una fetta di torta o un dolce al cucchiaio tutto panna e creme. Il mio dolce della domenica conclude una cena leggera: per chiudere in bellezza la giornata e prolungare le cose carine del week end che finisce sempre troppo in fretta. Di solito scelgo dolci semplici e light (o quasi) da fare in poco tempo perché, tranne rare occasioni, io la domenica non ho molto tempo per cucinare. Per questa crema di ricotta ho preso ispirazione da Mimi Thorrison ed ho poi realizzato la ricetta secondo i miei gusti.



MOUSSE DI RICOTTA AL CIOCCOLATO E ARANCIA



 Ingredienti per 4 persone:


300 gr di ricotta di mucca
100 gr di formaggio morbido tipo Philadelphia
100 gr di zucchero a velo

Per decorare:
50 gr di cioccolato fondente al 70%
1 arancia biologica (devi utilizzare la buccia)
2 cucchiaini da caffè di zucchero semolato.

Per prima cosa prepara le zeste di arancia che devono freddarsi prima di essere utilizzate.
Preleva la buccia dell’arancia facendo attenzione a non intaccare la parte bianca che è amara. Tagliala a julienne in striscette molto sottili.
Metti a bollire due bicchieri di acqua in un pentolino.
Appena l’acqua bolle aggiungi nella pentolina le bucce di arancia e fai bollire per 5 minuti.
Scola le bucce e metti a bollire ancora due bicchieri di acqua ripetendo la stessa operazione (quando bolle metti le bucce fai bollire e poi scola).
Fai la stessa cosa una terza volta ma questa volta aggiungi all’acqua i due cucchiaini di zucchero semolato e lascia bollire le bucce. Scolale e lasciale raffreddare distese su un foglio di carta da forno.
Passa la ricotta al setaccio.
In una ciotola metti il philadelphia, lo zucchero a velo e la ricotta setacciata. Amalgama i formaggi in modo da ottenere una crema soffice (io uso un mixer con le pale di silicone).
Metti la mousse in un sac à poche e distribuiscila in 4 coppette.
Metti a raffreddare in frigo. E’ più buona se riposa in frigorifero almeno 3 / 4 ore.
Poco prima di servire fondi il cioccolato per guarnire.
Taglialo in pezzi e mettine una metà in un pentolino a bagnomaria in modo da scioglierlo.
Quando è tutto sciolto, togli dal fuoco, aggiungi la parte restante del cioccolato e fuori dal fuoco fai finire di sciogliere tutto insieme.
Servi la crema di ricotta versando sulle coppette qualche cucchiaio di cioccolato fuso e un cucchiaino di zeste di arancia.



EASY: senza cioccolato e servita in coppettine di cartone tipo quelle del gelato può essere utilizzata come merenda per i bambini accompagnata da un biscottino di frolla home made



CHIC: invece di utilizzare delle coppette grandi come quelle che ho impiegato io, servila dopo cena in piccoli bicchierini insieme al caffè.


giovedì 15 ottobre 2015

Focaccine farro e uva

Non ho mai partecipato ad una vendemmia e mi piacerebbe un giorno o l’altro farlo.
Ricordo però che quando io e mia sorella eravamo molto piccole in questo periodo andavamo sempre a trovare alcuni amici dei miei nonni che avevano una casa che a me sembrava immensa sulle colline intorno a Siena. Non ricordo molto, se non che era circondata da ampi vigneti, che si entrava nella cucina salendo una scala in pietra sul lato della casa i cui gradini mi sembravano così alti che le mie gambe corte corte facevano fatica a salirli. L’occasione era appunto la vendemmia: nessuno di noi, né adulti, né bambini partecipava direttamente alla raccolta dell’uva, ricordo che noi piccoli giocavamo nel cortile e i ‘grandi’ chiacchieravano seduti in una terrazza che si apriva sul verde e sulla – bellissima – campagna toscana. Tornavamo sempre a casa con una o più cassette di uva. La mia preferita e la più profumata era l’uva fragola: chiunque abbia avuto per le mani un grappolo di questa varietà di uva sa perché si chiama ‘fragola’, il suo profumo dolce e fresco richiama quello di un intero cestino di fragoline di bosco.
Con l’uva fragola la mia mamma faceva (adesso sono un po’ di anni che .. se ne dimentica!) una focaccia dolce, semplice e molto buona: pasta di pane lievemente zuccherata con affondati gli acini dell’uva. In cottura si disfano un po’ e rilasciano nella focaccia un succo dolce e violetto che la rende morbida e molto gustosa. In Toscana in questo periodo molte panetterie (anzi da noi si chiamano fornai) la vendono al taglio. Quella che fa mia mamma è buonissima, soffice e cosparsa di zucchero che pasticciava le nostre manine rendendole appiccicose.  
Io la faccio ogni anno, perché mi piace mantenere le tradizioni, anche se la mia uva non è appena raccolta e viene acquistata al mercato. Quest’anno non ho trovato l’uva fragola ed ho scelto il Moscato di Amburgo e invece della ricetta tradizionale ho fatto queste focaccine utilizzando la farina di farro.


FOCACCINE FARRO E UVA





Ingredienti per 6 focaccine:

100 gr di farina 00
180 gr di farina di farro integrale
50 gr di zucchero semolato + qualche cucchiaiata per decorare le focaccine prima di infornare
10 gr di lievito di birra fresco
1 cucchiaino da caffè di sale (circa 5 gr)
1 cucchiaio da minestra di olio extra vergine di oliva
300 gr di acini di uva nera (la più adatta è l’uva fragola)
200 gr di acqua

Metti in una zuppiera 50 gr di farina ‘00’.
Fai sciogliere il lievito in 50 gr di acqua prelevata dal totale.
Aggiungi la miscela acqua e lievito ai 50 gr di farina e lascia riposare coperto 30 minuti.
Metti in una ciotola la farina ‘00’ rimasta e la farina di farro e aggiungi lo zucchero.
Trascorso il tempo di riposo del lievito, aggiungi a questo mix di farine e zucchero la miscela di acqua e farina e inizia a impastare inserendo progressivamente il resto dell’acqua (potrebbe non servirti tutta).
Quando l’impasto comincia a incordare (puoi farlo a mano o nella planetaria) inserisci il sale e fallo amalgamare alla pasta continuando a lavorarla.
Da ultimo inserisci l’olio, impasta ancora fino ad ottenere un composto lavorabile con le mani, morbido e liscio.
Quando l’impasto è pronto, mettilo in una ciotola pulita appena unta di olio e lascialo riposare coperto fino al raddoppio (per me un’ora e mezzo).
Mentre l’impasto lievita, lava gli acini di uva asciugali molto bene con carta da cucina e – per una risultato migliore – tagliali in due eliminando i semini interni.
Trascorso il tempo di lievitazione della pasta, toglila dalla ciotola e suddividi l’impasto in sei palline di ugual peso.
Inserisci in ciascuna pallina qualche acino di uva (lasciane un po’ da parte, servono anche per la decorazione finale) e forma con ogni pallina una focaccina non molto spessa (gonfieranno in cottura).
Disponi le focaccine distanziate una dall’altra su una teglia ricoperta di carta da forno.
Copri con un canovaccio pulito e lascia risposare ancora fino a quando le focaccine saranno gonfie e alte (circa un’ora e un quarto). 
Accendi il forno a 180 gradi.
Quando le focaccine sono ben lievitate, aggiungi su ciascuna di esse un po’ degli acini rimasti affondandoli delicatamente nella pasta.
Cospargi le focaccine con qualche cucchiaio di zucchero semolato e metti in forno ben caldo per 13/15 minuti (controlla la cottura).
Se decidi di preparare una sola focaccia grande cuoci per circa 20/22 minuti.
Sono molto buone tiepide. Purtroppo si conservano al massimo un giorno.

EASY: pausa pranzo ‘dolce’ del venerdì: è uno dei miei riti preferiti, un piccolo dolce-poco-dolce il venerdì al termine della pausa pranzo per .. portarmi avanti con il fine settimana!




CHIC: ancora più piccole di quelle che ho fatto io, quasi ‘mignon’ come pizzette, sono molto carine accompagnate al tè in una domenica pomeriggio piovosa di autunno.