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martedì 13 dicembre 2016

Biscotti bianchi e neri per l'albero e il calendario dell'Avvento

Il mese di Novembre mi è passato così… non vissuto. Ho avuto una quantità di lavoro assurda da fare (ho lavorato sempre, anche il sabato e la domenica), i giorni sono corsi uno dietro l’altro e mi sono ritrovata a dicembre senza capire come. Peccato, un mese passato senza avere dieci minuti per fare qualcosa di piacevole e di rilassante. Se siamo riusciti ad avere una parvenza di vita normale è solo perché .. abbiamo vissuto di liste di cose da poter fare in automatico senza pensare a niente. Perché la forza di pensare a cose ‘altre’ proprio non ce l’avevo.
Ma a dicembre qualcosa deve cambiare. Per forza. Per me il mese di Dicembre è forse il più bello dell’anno, mi piace vivere l’attesa del Natale, gustare i preparativi e dedicare ogni giorno a fare qualcosa di speciale: cuocere biscotti, preparare i dolcetti per il tè con il quale festeggio il Natale con le mie amiche, scegliere i menu per le cene che faremo a casa nostra e i piccoli regalini. Mi piace fare l’albero, il presepe e addobbare la casa, perché per me il Natale è questo, è una festa che dura 25 giorni ed ha un’atmosfera che si costruisce piano piano a partire dal primo di dicembre. Quest’anno fino ad ora ho avuto poco tempo per il nostro Natale, l’albero però c’è già, è apparso l’8 sera come vuole la tradizione. E’ in salotto, con un addobbo quest’anno semplicissimo: palline di vetro trasparente un poco spruzzate di argento, fiocchi di velluto rosso, qualche stella di legno profumato e biscotti. Profuma di spezie (le stelle!! Sono le stelle che profumano), di cannella e si illumina appena appena di sera quando accendiamo le lucine, piccole e bianche. E’ un albero altissimo, ho bisogno di una piccola scala per mettere la stella sulla cima (ma considerate che io non sono certo alta) ed ho preparato una quantità di biscotti per non farlo sembrare troppo spoglio. Quest’anno ho scelto questi biscotti bicolori, con cannella e cacao. Quelli che non abbiamo appeso sono finiti nel calendario dell’avvento, li mangiamo a colazione e ne lasceremo qualcuno per la notte del 24, da appoggiare sul davanzale accanto a un bicchiere di latte, illuminati da una minuscola candela bianca. Per Babbo Natale, lo vuole la tradizione.


BISCOTTI BIANCHI E NERI PER L’ALBERO


(dosi per una 40na di pezzi, ma dipende dagli stampini che si utilizzano)

80 gr di burro
80 gr di zucchero a velo
2 tuorli di uovo
180 gr di farina ‘00’
2 cucchiaini da caffè colmi di cacao amaro
1 pizzico di cannella in polvere
1 pizzico di zenzero in polvere

In una terrina mescola il burro a temperatura ambiente con lo zucchero a velo.
Appena il composto si amalgama aggiungi i tuorli d’uovo. Mescola rapidamente e inserisci la farina setacciandola sul composto, poco alla volta. La pasta frolla non dovrebbe essere impastata a lungo, altrimenti diventa dura.
Dividi il panetto in due parti di ugual peso, ad una aggiungi il pizzico di zenzero, incorporalo impastando rapidamente.
All’altra metà aggiungi il cacao setacciato con il pizzico di cannella. Impasta rapidamente.
Avvolgi i due composti in pellicola alimentare e metti a riposare in frigorifero per almeno tre ore.
Trascorso il tempo di riposo della pasta, accendi il forno a 170 gradi.
Estrai gli impasti dal frigo, riportali a temperatura ambiente in modo da poterli lavorare.
Stendi la pasta con un mattarello in una sfoglia non troppo sottile, usa le formine che preferisci per tagliare i tuoi biscotti.
Se intendi attaccarli all’albero, fai in ogni biscottino un foro utilizzando uno spiedino di legno.
Disponi i biscotti in una teglia foderata di carta da forno e metti in frigo a riposare fino a quando il forno arriva in temperatura.
Cuoci in forno già caldo a 170 gradi per 10/12 minuti, fino a quando cominciano a diventare dorati.
Lascia raffreddare completamente prima di appenderli.

EASY: da appendere all’albero con un nastro colorato o un pezzetto di spago, o da sistemare nelle taschine del calendario dell’Avvento (a colazione con il latte caldo sono buonissimi).



CHIC: prepara delle piccole scatoline di cartone, sistema all’interno i biscottini, chiudi con un bel fiocco e utilizzali come piccolo regalo per le amiche, magari accompagnati da un biglietto con un augurio speciale per le prossime feste. 



lunedì 31 ottobre 2016

Muffins neri con ragnatele di meringa

Più passa il tempo e più mi convinco che la vita debba essere affrontata con leggerezza e un pizzico di ironia. Non parlo dei problemi veri e importanti che tengo fuori dai discorsi frivoli e piuttosto sciocchi di questo blog. Mi riferisco ai piccoli contrattempi di ogni giorno che, se presi troppo sul serio, possono rendere la vita una specie di corsa a ostacoli difficilissima. Facevamo questa considerazione qualche sabato fa con una mia amica, sedute di fronte alla solita tazza di tè… beh solita per modo di dire. Tazze e teiera erano appoggiate su tre pile di libri di altezze diverse, io ero seduta su una poltrona di rattan che starebbe benissimo nell’angolo di un giardino invece che in una grande stanza completamente invasa di scatole di cartone mezze vuote e lei era riuscita a recuperare una vecchia sedia di cucina con il sedile di paglia quasi consumato. A maggio lei e il marito hanno deciso di lasciare la città e trasferirsi in campagna, non toppo lontano, quel tanto che basta per avere un po’ di aria pulita e spazio sufficiente a far crescere tre bambini. La casa che hanno scelto non era proprio in buone condizioni ma l’architetto e una squadra di operai molto convincenti le avevano assicurato che tre mesi di lavoro intenso l’avrebbero resa perfetta. Bastava rinunciare alle vacanze e impegnarsi a fondo. Così è stato. Di mesi ne sono passati cinque e la casa è ancora in condizioni scoraggianti. Le mattonelle soggiornano ancora nelle loro scatole, sparse un po’ ovunque, qua e là ci sono secchi di vernice ancora intatti, l’imbiancatura è lontana e mucchi di calcinacci invadono il giardino. Nel frattempo il marito è stato trasferito per un anno all’estero, così lontano che non riesce a rientrare più di una volta al mese. Lei il venerdì sera dopo una settimana di lavoro, treni, asili, scuole e impegni vari suoi e dei bimbi, carica la macchina con tre figli – il più ‘grande’ ha sette anni -, qualche scatolone di attrezzi, una buona dose di cibo quasi pronto, qualche giocattolo indispensabile e si trasferisce lì, per un fine settimana all’insegna della lotta con gli operai. Che, pare, non hanno ben chiaro che la proprietaria è lei e insistono a fare come vogliono.
"E' l'anno giusto per festeggiare Halloween" - mi ha detto. Fino ad ora aveva cercato di resistere e spiegare ai bambini – piuttosto delusi -  che Halloween non è una festa della nostra tradizione e che per vestirsi da strega o fantasma dovevano aspettare Carnevale. Quest’anno ha ceduto, un po’ per la stanchezza (‘non posso combattere anche con loro tre’) un po’ .. chissà.. magari nella notte delle streghe qualche strega di quelle ‘serie’ o un fantasma amante dei veri ruderi decide di fermarsi .. e dare una mano! L’idea mi è sembrata pienamente convincente e poiché anche a me in questo momento farebbe comodo un po’ di magia ho deciso per la prima volta anche io di festeggiare Halloween. Niente di che, certo non vado in giro con il cappellone nero a punta e una veletta nera cosparsa di ragni finti, ma ho comprato una dose generosa di candele bianche e arancioni, zucche ornamentali da spargere qua e là sulla tavola e preparato per cena un menu stregato. Per colazione questi muffins neri con le ragnatele di meringa. Certo le ragnatele sono tutt’altro che perfette e ho cercato inutilmente dei ragni di glitter argentato per completare la decorazione, ma ho deciso proprio all’ultimo momento e il tempo per organizzarsi bene e fare qualche prova-ragnatela in più non c’è stato.
In omaggio a ragnatele e fantasmi, leggeri ed evanescenti questi muffins sono davvero light: niente burro, solo un po’ di olio e un solo uovo.


MUFFINS NERI CON RAGNATELE DI MERINGA



Ingredienti per 8 muffins medi o 6 muffins grandi

Per i muffins:

125 gr di yogurt bianco intero
30 gr di olio extra vergine di oliva dal gusto delicato (io ho utilizzato un olio ligure)2
100 gr di latte intero
1 uovo
180 gr di farina “00”
180 gr di zucchero semolato
20 gr di cacao amaro
2 cucchiaini da caffè di lievito per dolci

Per le ragnatele di meringa:

40 gr di albume d’uovo
40 gr di zucchero a velo
40 gr di zucchero semolato.

Prepara anche il giorno prima le ragnatele di meringa.
Scalda il forno a 100 gradi.
Rivesti una teglia con carta da forno, ungila appena appena con un filo di olio di semi insapore.
Mescola insieme i 2 tipi di zucchero e suddividi il composto di zucchero in due parti.
Metti in una ciotola gli albumi e inizia a montare con un frullino o un mixer. Dopo qualche minuto aggiungi la metà del composto di zucchero e continua a montare fino a quando gli albumi saranno a neve ben ferma.
A questo punto incorpora a mano l’altra metà dello zucchero agli albumi montati, utilizzando una spatola di silicone e facendo attenzione a non smontare il composto.
Quando lo zucchero è tutto incorporato, riempi con la meringa una tasca da pasticcere e forma direttamente sulla teglia le ragnatele. Ci vuole un po’ di pratica, ammetto che le mie siano venute piuttosto male.
Cuoci in forno a 100 gradi 30 / 40 minuti (il tempo di cottura dipende un po’ dal forno). Lascia raffreddare le ragnatele prima di utilizzarle, si rompono molto facilmente.
Con questa dose di albumi otterrai molte ragnatele, alcune servono ‘di scorta’, con il resto della meringa puoi preparare mini meringhe con una bocchetta a stella oppure delle meringhette a forma di fantasmino per restare in tema.

Per preparare i muffins:
Prepara gli stampini, io utilizzo gli usa e getta di alluminio e all’interno inserisco i pirottini di carta.
Scalda il forno a 180 gradi.
La tecnica è sempre la stessa: si mescolano da una parte tutti gli ingredienti liquidi, dall’altra tutti i solidi e poi si uniscono i due composti (i solidi nei liquidi) mescolando il meno possibile per ottenere muffins soffici. Sembra strano ma è così.
Setaccia in una ciotola la farina con il cacao, unisci lo zucchero e il lievito e mescola in modo da amalgamare gli ingredienti.
In un’altra ciotola inserisci gli ingredienti umidi: yogurt, latte, olio e l’uovo appena sbattuto. Mescolali fino ad ottenere una miscela omogenea. 
Versa il mix di farina e zucchero nella ciotola con  gli ingredienti umidi ; mescola rapidamente, quel tanto che basta ad amalgamare i due composti.
Riempi gli stampini che hai preparato e cuoci in forno già caldo a 180 gradi per 20 minuti.
Quando i muffins sono freddi, decorali con le ragnatele di meringa e qualche cioccolatino a forma di zucca.


EASY: per una colazione o una merenda ‘spaventosa’, servili accompagnati da una tazza di tè aromatizzato all’arancia e una coppettina di panna (non dolcificata, c'è già la meringa) per chi proprio ha voglia di esagerare.






CHIC: confeziona ogni muffin in una bustina di plastica per alimenti, aggiungi una ragnatela di meringa e un cioccolatino a forma di zucca. Chiudi con un nastro arancione e la sagoma di una strega ritagliata in cartoncino nero. Sistemali su un bel vassoio e distribuiscili ai bambini questa sera.



venerdì 25 marzo 2016

Pan di Ramerino

Se qualcuno oggi mi offrisse di assaggiare il pan di ramerino probabilmente direi ‘no grazie’. Perché nel pan di ramerino c’è l’uvetta e io in genere evito tutto quanto la contiene perché non la amo per niente. E invece questi panini fanno eccezione, li preparo con l’uvetta e riesco anche a mangiarli! E’ uno di quei casi in cui i ricordi di quando si era piccoli sono superiori a qualsiasi antipatia. Il pan di ramerino è un pane che si fa in Toscana (a Firenze soprattutto) alla fine della quaresima. E’ insaporito con olio aromatizzato con il rosmarino (ramerino, appunto) e ricco di uvetta. Io da piccola lo mangiavo scartando accuratamente l’uvetta e me lo ricordo profumato e bellissimo nella panetteria dove si serviva mia mamma. Qualche giorno prima della Pasqua comparivano queste pagnottine rotonde, lucide di zucchero con una piccola croce segnata sopra, come vuole la tradizione. Li trovavamo per merenda quando tornavamo da scuola: mi è sempre piaciuto il tè e questi panini spalmati con un velo di marmellata, soffici e lievemente zuccherini mi piacevano tantissimo. Poi siamo andati via da Firenze e del pan di ramerino ce ne siamo dimenticati tutti. L’ho riscoperto qualche anno fa, in una Pasqua piena di acquazzoni che io e mio marito abbiamo trascorso a Firenze, bighellonando tra musei e negozietti di artigianato e specialità. Li ho visti in vetrina e in un attimo mi sono ritrovata piccola, seduta in cucina davanti ad una tazzina di tè, in attesa delle vacanze di Pasqua. Abbiamo scelto il fornaio che ci piaceva di più, ne abbiamo comprati una mezza dozzina appena sfornati, ancora tiepidi e li abbiamo mangiati con grandissimo gusto passeggiando sotto l’acqua. E adesso da qualche anno li faccio in questo periodo per la colazione, la tradizione vuole che il pan di ramerino si prepari per il giovedì santo.
Ed è singolare come tradizioni simili si ritrovino in paesi tanto diversi. In Gran Bretagna in questo periodo preparano gli hot cross buns, naturalmente non con l’olio, ma con una dose generosa di burro, spezie e uvetta e con una piccola croce che li decora. Esattamente come da noi.
Qualche nota. Il gusto di questi panini può essere .. dosato a piacere. Se piace, il sapore del rosmarino può essere molto acuto, io preferisco che si senta solo lievemente. Per renderlo più intenso aumentate la quantità di aghi di rosmarino e prolungate il tempo di infusione nell’olio prima di utilizzarlo per fare il pane. Discorso analogo per l’uvetta. Io ne metto giusto un pizzico perché non mi piace e la lascio rinvenire solo in acqua tiepida. C’è chi invece abbonda e sceglie di tenerla a bagno nel vinsanto per dare ai panini un gusto ancora più deciso. Come tutte le ricette della tradizione ne esistono tante versioni, tutte simili ma .. personalizzate.  

PAN DI RAMERINO



Ingredienti per una decina di panini

Per il preimpasto:

150 gr di farina W260 
5 gr di lievito di birra fresco
100 gr di acqua

Per l’impasto:

350 gr di farina 00
75 gr di zucchero semolato
180 gr di acqua
20 gr di olio extravergine di oliva possibilmente toscano
1 cucchiaio da minestra di aghi di rosmarino fresco
5 gr di sale
50  gr di uvetta (ma se volete abbondate, io ne metto davvero poca)

Per la finitura:
Acqua e zucchero semolato

Metti a bagno l’uvetta in acqua tiepida per farla rinvenire.
Se vuoi che il pane sia molto aromatico metti subito in infusione il rosmarino, altrimenti puoi rimandare questo passo al momento dell’impasto.
Scalda l’olio a fiamma bassissima in un pentolino, spengi e metti in infusione gli aghi di rosmarino lavati e asciugati.
Prepara il preimpasto. Fai sciogliere il lievito di birra nell’acqua appena tiepida e aggiungilo alla farina. Impasta velocemente con un cucchiaio e lascia riposare coperto per un’ora e mezzo, fino a quando sarà raddoppiato.
Se non hai già fatto l’infusione di olio e rosmarino, preparala dieci minuti prima dell’inizio dell’impasto.
Quando il preimpasto è lievitato, aggiungi nella ciotola tutta la farina dell’impasto, e comincia ad impastare inserendo l’acqua poco alla volta, potrebbe non servire tutta.
Unisci anche l’olio aromatizzato filtrandolo con un colino in modo da escludere il rosmarino.
Continua ad impastare, fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico. Ci vorranno circa quindici minuti se lo fai a mano. Aggiungi il sale e impasta ancora qualche minuto.
Da ultimo aggiungi l’uvetta sgocciolata e tamponata con carta da cucina.
Forma una palla e metti l’impasto a lievitare in una ciotola lievemente unta di olio e coperta da pellicola.
Deve raddoppiare, io ho impiegato circa 2 ore e mezzo.
Quando l’impasto è lievitato, suddividilo in 10 palline dello stesso peso e forma i panini.
Mettili su una teglia rivestita di carta da forno, incidi sulal superficie di ogni panino una croce e fai lievitare coperto da un canovaccio ancora un’oretta.
Accendi il forno a 180.
Appena è in temperatura e i panini sono lievitati cuocili fino a quando diventano dorati in superficie. 
Sfornali e spennellali con uno sciroppo ottenuto facendo scaldare qualche cucchiaio di acqua e zucchero, non deve caramellare, deve solo sciogliersi lo zucchero.
Sono ottimi tiepidi.


EASY: a colazione, tiepidi, spalmati di pochissimo burro salato e serviti con caffè e latte.


CHIC: preparali piccoli come mini sandwich, farciscili con marmellata di agrumi, solo un velo e servili con il tè nel pomeriggio.


giovedì 15 ottobre 2015

Focaccine farro e uva

Non ho mai partecipato ad una vendemmia e mi piacerebbe un giorno o l’altro farlo.
Ricordo però che quando io e mia sorella eravamo molto piccole in questo periodo andavamo sempre a trovare alcuni amici dei miei nonni che avevano una casa che a me sembrava immensa sulle colline intorno a Siena. Non ricordo molto, se non che era circondata da ampi vigneti, che si entrava nella cucina salendo una scala in pietra sul lato della casa i cui gradini mi sembravano così alti che le mie gambe corte corte facevano fatica a salirli. L’occasione era appunto la vendemmia: nessuno di noi, né adulti, né bambini partecipava direttamente alla raccolta dell’uva, ricordo che noi piccoli giocavamo nel cortile e i ‘grandi’ chiacchieravano seduti in una terrazza che si apriva sul verde e sulla – bellissima – campagna toscana. Tornavamo sempre a casa con una o più cassette di uva. La mia preferita e la più profumata era l’uva fragola: chiunque abbia avuto per le mani un grappolo di questa varietà di uva sa perché si chiama ‘fragola’, il suo profumo dolce e fresco richiama quello di un intero cestino di fragoline di bosco.
Con l’uva fragola la mia mamma faceva (adesso sono un po’ di anni che .. se ne dimentica!) una focaccia dolce, semplice e molto buona: pasta di pane lievemente zuccherata con affondati gli acini dell’uva. In cottura si disfano un po’ e rilasciano nella focaccia un succo dolce e violetto che la rende morbida e molto gustosa. In Toscana in questo periodo molte panetterie (anzi da noi si chiamano fornai) la vendono al taglio. Quella che fa mia mamma è buonissima, soffice e cosparsa di zucchero che pasticciava le nostre manine rendendole appiccicose.  
Io la faccio ogni anno, perché mi piace mantenere le tradizioni, anche se la mia uva non è appena raccolta e viene acquistata al mercato. Quest’anno non ho trovato l’uva fragola ed ho scelto il Moscato di Amburgo e invece della ricetta tradizionale ho fatto queste focaccine utilizzando la farina di farro.


FOCACCINE FARRO E UVA





Ingredienti per 6 focaccine:

100 gr di farina 00
180 gr di farina di farro integrale
50 gr di zucchero semolato + qualche cucchiaiata per decorare le focaccine prima di infornare
10 gr di lievito di birra fresco
1 cucchiaino da caffè di sale (circa 5 gr)
1 cucchiaio da minestra di olio extra vergine di oliva
300 gr di acini di uva nera (la più adatta è l’uva fragola)
200 gr di acqua

Metti in una zuppiera 50 gr di farina ‘00’.
Fai sciogliere il lievito in 50 gr di acqua prelevata dal totale.
Aggiungi la miscela acqua e lievito ai 50 gr di farina e lascia riposare coperto 30 minuti.
Metti in una ciotola la farina ‘00’ rimasta e la farina di farro e aggiungi lo zucchero.
Trascorso il tempo di riposo del lievito, aggiungi a questo mix di farine e zucchero la miscela di acqua e farina e inizia a impastare inserendo progressivamente il resto dell’acqua (potrebbe non servirti tutta).
Quando l’impasto comincia a incordare (puoi farlo a mano o nella planetaria) inserisci il sale e fallo amalgamare alla pasta continuando a lavorarla.
Da ultimo inserisci l’olio, impasta ancora fino ad ottenere un composto lavorabile con le mani, morbido e liscio.
Quando l’impasto è pronto, mettilo in una ciotola pulita appena unta di olio e lascialo riposare coperto fino al raddoppio (per me un’ora e mezzo).
Mentre l’impasto lievita, lava gli acini di uva asciugali molto bene con carta da cucina e – per una risultato migliore – tagliali in due eliminando i semini interni.
Trascorso il tempo di lievitazione della pasta, toglila dalla ciotola e suddividi l’impasto in sei palline di ugual peso.
Inserisci in ciascuna pallina qualche acino di uva (lasciane un po’ da parte, servono anche per la decorazione finale) e forma con ogni pallina una focaccina non molto spessa (gonfieranno in cottura).
Disponi le focaccine distanziate una dall’altra su una teglia ricoperta di carta da forno.
Copri con un canovaccio pulito e lascia risposare ancora fino a quando le focaccine saranno gonfie e alte (circa un’ora e un quarto). 
Accendi il forno a 180 gradi.
Quando le focaccine sono ben lievitate, aggiungi su ciascuna di esse un po’ degli acini rimasti affondandoli delicatamente nella pasta.
Cospargi le focaccine con qualche cucchiaio di zucchero semolato e metti in forno ben caldo per 13/15 minuti (controlla la cottura).
Se decidi di preparare una sola focaccia grande cuoci per circa 20/22 minuti.
Sono molto buone tiepide. Purtroppo si conservano al massimo un giorno.

EASY: pausa pranzo ‘dolce’ del venerdì: è uno dei miei riti preferiti, un piccolo dolce-poco-dolce il venerdì al termine della pausa pranzo per .. portarmi avanti con il fine settimana!




CHIC: ancora più piccole di quelle che ho fatto io, quasi ‘mignon’ come pizzette, sono molto carine accompagnate al tè in una domenica pomeriggio piovosa di autunno.


mercoledì 1 aprile 2015

Hot Cross Buns

Mi piacciono molto le tradizioni di famiglia e cerco di non perderle per strada. Mi piace fare i cenci fritti a carnevale, preparare i cavallucci per Natale e il pan co’ santi per le festività di inizio novembre. Abbiamo la tradizione della colazione di Natale con la cioccolata calda e quella che prevede qualcosa di fritto (in genere i carciofi) per il pranzo di Pasqua. In quaresima si preparano le ciambelline all’anice, una ricetta semplicissima che arriva da una zia di mia mamma e che ogni anno in casa nostra in questo periodo riempie la cucina di profumo di anice e di tante piccole ciambelline dorate sparse qua e là in barattoli di vetro e cestini di paglia. Anzi a casa mi prendono tutti un po’ in giro perché io adoro questi dolcetti che sono davvero semplici da fare ma gustosissimi e ogni anno aspetto l’inizio della quaresima per farli; mi rifiuto, per quanto mi piacciano, di farli anche solo una settimana prima del ‘periodo previsto’. La tradizione è la tradizione, altrimenti tutte queste cose se fossero normalmente disponibili nel resto dell’anno perderebbero un po’ di fascino e – ne sono sicura - anche parte della loro bontà. E poi ci sono le tradizioni ‘prese in prestito’, come questi hot cross buns.
Qualche anno fa una mia amica mi raccontava che per il venerdì di Pasqua la sua nonna preparava sempre questi panini speziati che sono tipici della tradizione anglosassone (anche se lei mi dice che ormai pochissimi continuano a farli a casa, lei è rimasta legata a questa abitudine che aveva da bambina). In Italia non si trovano facilmente almeno non disponibili nelle panetterie. La mia amica è un’ottima cuoca, con il quaderno delle ricette della nonna cucina arrosti meravigliosi, prepara il pudding a Natale e un buonissimo lemon curd ma si rifiuta di impastare. Così mi sono fatta dare la ricetta di questi buns, l’ho un po’ modificata variando le spezie, la dose del lievito e la quantità di burro (per me era decisamente troppo) e da qualche anno li preparo quando ci vediamo qualche giorno prima di Pasqua per gli auguri. La tradizione vuole che si mangino il venerdì di Pasqua, io li preparo, ne assaggiamo uno insieme con il tè e lei porta a casa gli altri, confezionandoli per la colazione del venerdì con nastri di rafia e un bigliettino con su scritti i buoni propositi per le settimane a venire. Faceva così da piccola e non ci vuole rinunciare. Io le regalo ogni anno questi panini dolci e lei mi ha regalato la sua tradizione, che io ho aggiunto a quelle della mia famiglia.
Quando li faccio per me sostituisco l’uvetta con i mirtilli essiccati o i cranberries (quest’anno cranberries) e riduco al minimo la croce su ogni panino (tanto che si vede appena) perché trovo che il mix di farina zucchero e acqua con il quale viene preparata non sia troppo buono e in dose eccessiva rovini un pochino il gusto dei buns.
Se non si consumano entro due o tre giorni conviene congelarli. Si scongelano in un’oretta e tornano soffici e profumati.
Per la dose delle spezie regolatevi come preferite, a me piacciono piuttosto saporiti ma non metto la noce moscata che era prevista nella ricetta del quaderno della nonna.


HOT CROSS BUNS




Ingredienti per 12 buns:

250 gr di farina 00
250 gr di farina tipo Manitoba
100 gr di zucchero semolato
15 gr di lievito di birra fresco
215 gr di latte intero
1 uovo
40 gr di burro
1 cucchiaino da caffè di sale (circa 5 gr)
1 cucchiaino da caffé di cannella in polvere
1 cucchiaino da caffè di zenzero in polvere
½ baccello di vaniglia
la scorza grattugiata di 1/2 arancia bio
80 gr di cranberries essiccati

per guarnire e lucidare
(se volete fare una croce ben evidente raddoppiate queste dosi)

50 gr di farina 00
2 cucchiai da minestra di zucchero a velo
35/40 gr di acqua

qualche cucchiaio di marmellata di albicocche per lucidare i buns


Fai sciogliere in un pentolino a bagnomaria il burro e lascialo raffreddare.
Fai sciogliere il lievito in 50 gr di latte prelevato dal totale appena appena tiepido.
Metti il resto del latte – tranne qualche cucchiaio da tenere a parte perché le farine potrebbero non assorbirlo tutto - in una caraffa, aggiungi l’uovo e amalgama rapidamente.
Metti in una ciotola le due farine setacciate, lo zucchero, gli aromi (cannella e zenzero) e i semini del mezzo baccello di vaniglia.
Miscela bene e aggiungi il latte con il lievito, poi quello con l’uovo impastando (a mano o con la planetaria) fino ad ottenere un impasto liscio e compatto. Se necessario aggiungi anche il latte tenuto da parte, dipende da quanto ne assorbe la farina.
Aggiungi a questo punto il burro fuso e ormai freddo e impasta ancora fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico.
Da ultimo inserisci il sale, la buccia della mezza arancia grattugiata e i cranberries.
Impasta ancora fino a quando gli ultimi ingredienti sono ben amalgamati e lascia riposare l’impasto , coperto con pellicola trasparente, in una ciotola lievemente unta di olio.
Deve raddoppiare (io ho impiegato circa due ore e mezzo).
Al termine della lievitazione io ho ottenuto circa 950 gr di pasta.
Suddividi la pasta lievitata in 12 pezzi di uguale peso (per me circa 80 gr l’uno), lavorali in modo da ottenere 12 palline da disporre in una teglia foderata di carta da forno in 3 file di 4 buns ciascuna.
Lascia poco spazio tra un bun e l’altro perché devono lievitare ancora e unirsi tra loro.
Copri la teglia con un canovaccio pulito e lascia lievitare ancora fino al reddoppio (per me un’ora e un quarto).
Nel frattempo prepara la pastella per fare la croce. Mescola la farina e lo zucchero a velo, aggiungi poco alla volta l’acqua in modo da ottenere un impasto piuttosto denso.
Deve essere inserito all’interno di un sac à poche per decorare poi i buns.
Accendi il forno a 180 gradi.
Quando le palline sono ben lievitate e unite tra loro, con la pastella forma delle linee sui buns in modo da disegnare la classica croce su ogni pallina, per lo spessore regolati come preferisci, io le faccio molto sottili e poco abbondanti perché questo impasto non mi piace molto (le mie croci si disfano quasi in cottura).
Fai cuocere in forno già caldo per circa 20 minuti, fino a quando diventano gonfi e dorati.
Da ultimo, se ti piace, lucidali ancora caldi con qualche cucchiaio di confettura di albicocche sciolta in un pentolino con poca acqua.
Sono buonissimi tiepidi.


EASY: servili per colazione con tè nero aromatizzato all’arancia e, se piace, farciti con un pochino di burro salato.





CHIC: la mia amica li confeziona uno per uno con rafia e nastri colorati, li accompagna con un bigliettino di auguri e buoni propositi e li mette a tavola per la colazione del Venerdì e la mattina di Pasqua.


lunedì 16 febbraio 2015

Ciambelle al forno zuccherate

Ci sono solo due cose che mi piacciono del Carnevale: le maschere del Carnevale di Venezia e alcuni dei dolci che si preparano per martedì grasso. Non sono stata molte volte a Venezia in questo periodo o almeno non quante avrei voluto, ma ogni volta sono rimasta incantata dalla bellezza dei costumi che si vedono sfilare per le strade. Spesso non si riesce a capire nemmeno se dietro la maschera si celi un uomo o una donna, tutti sembrano muoversi con una grazie e una leggerezza unica, nonostante gli abiti dai lunghi strascichi, i pesanti mantelli di velluto, le maschere che lasciano scoperti gli occhi e poco altro. E’ come tuffarsi per un momento nella Venezia di qualche secolo fa, ritrovandosi in un quadro di Canaletto. Sarà che adoro Venezia, la considero una delle più belle città del mondo, non solo per i suoi monumenti, ma per gli angoli nascosti che si trovano girando senza meta per le calli. Da qui non sono troppo distante e a Venezia sono stata tante volte, ma ogni ‘gita’ mi porta a scoprire qualcosa di nuovo. Lo so che concentrarsi sui particolari in una città che offre Piazza San Marco e tutto il resto sia difficile, ma a me piace scoprire le piccole finestre che sembrano ricamate nella pietra, i rari giardini che si intravedono oltre i portoni, i riflessi dei palazzi nell’acqua.
Ma tornando al Carnevale: in questo periodo si preparano alcuni dolci buonissimi, cenci fritti, bomboloni e krapfen con la crema, ciambelline fritte ricoperte di zucchero. Non amo friggere, lo faccio raramente e un po’ mal volentieri, ma per martedì grasso non rinuncio a preparare un piatto di cenci fritti e ciambelle perché la tradizione è la tradizione. Quest’anno ho fatto una piccola variazione: invece di friggere anche le ciambelle ho provato questa ricetta tratta dal blog ciliegina sulla torta, ciambelle morbidissime soffici e golose cotte in forno. Rispetto alla ricetta originaria ho ridotto la dose di burro (tra parentesi ho indicato le dosi originarie) e utilizzato lievito di birra fresco (mentre la ricetta prevede quello disidratato). L’impasto non è dolcissimo (a me i dolci troppo dolci non piacciono, quindi per me è perfetto): rendetele ‘dolci a piacere’ con una spolverata più o meno abbondante di zucchero semolato e/o zucchero a velo. Mangiate tiepide sono deliziose, da fredde sono migliori se inzuppate in qualcosa di caldo: cioccolato, latte o un tè nero aromatizzato alla cannella.


CIAMBELLE AL FORNO ZUCCHERATE




Ingredienti per una quindicina di ciambelle:

1 uovo a temperatura ambiente
225 ml di latte intero tiepido
60 gr di zucchero semolato
180 gr di farina ‘00’
270 gr di farina manitoba
10 gr di lievito di birra fresco (7 gr di lievito di birra disidratato nella ricetta originale)
50 gr di burro a temperatura ambiente (100 gr nella ricetta originale)
i semi di 1/2 bacca di vaniglia
1 pizzico di sale

per decorare:
zucchero a velo
zucchero semolato

Versa nella planetaria l’uovo leggermente battuto, lo zucchero, il latte (tranne qualche cucchiaio), i semi della bacca di vaniglia e un pizzico di sale.
Mescola bene utilizzando il gancio K.


Sciogli il lievito di birra nel latte che hai tenuto da parte.
Aggiungi all’impasto nella planetaria i 2/3 della farina e il lievito sciolto nel latte.
Impasta a bassa velocità fino a quando l’impasto diventa omogeneo.
Sostituisci il gancio K con quello per impastare e aziona la planetaria a velocità medio-bassa.
(Si può anche fare tutto il procedimento impastando a mano: ho provato, ci vuole un po’ di energia, ma vengono ugualmente molto bene, forse solo leggermente meno soffici).
Aggiungi il burro in piccoli pezzi, un pezzetto per volta, ed impasta fino a quando l’impasto non avrà assorbito tutto il burro.
Aggiungi la farina rimasta un po’ alla volta: potrebbe non servire tutta, l’obiettivo è quello di ottenere un impasto morbido non troppo appiccicoso.
Quando l’impasto è pronto, mettilo sulla spianatoia leggermente infarinata e lavoralo brevemente a mano fino a quando non si attaccherà più alle mani.
Trasferisci l’impasto in una ciotola unta con poco olio di oliva, copri con pellicola e lascia lievitare in un luogo tiepido fino al raddoppio (io ho impiegato quasi due ore).
Trascorso il tempo della lievitazione, preleva l’impasto dalla ciotola e stendilo ad uno spessore di circa 1 cm.
Ricava le ciambelle con l’aiuto di due taglia pasta di diametro diverso e sistemale ben distanziate su una teglia rivestita di carta forno.
Copri con un canovaccio e fai lievitare ancora fino a quando saranno raddoppiate di volume (circa 30 minuti).
Nel frattempo accendi il forno a 200 gradi.
Quando le ciambelle sono lievitate, cuocile in forno già caldo per circa 8 minuti (nel mio forno) fino a quando sono leggermente dorate.
Quando sono cotte, estrai dal forno le ciambelle, spennellale con una miscela di poca acqua e zucchero a velo (nella ricetta originale burro fuso) e cospargile con una dose abbondante di zucchero semolato.


EASY: servile per la merenda di carnevale appena tiepide spolverate con una dose abbondante di zucchero a velo e poca poca cannella in polvere.



CHIC: colazione della domenica. Con lo stesso impasto prepara delle piccole trecce da servire a colazione cosparse di granella di zucchero. Servile con marmellata di arance e una tazza di cioccolata bollente.


giovedì 13 novembre 2014

Piccoli Castagnacci

Mia nonna il castagnaccio lo faceva tutti gli anni. Iniziava verso la fine di ottobre e andava avanti fino a fine novembre interrompendo ‘la produzione’ solo per i giorni dei Santi per fare un altro dolce della tradizione, il Pan co’ Santi. Arrivavamo dai nonni il sabato pomeriggio e il castagnaccio era lì, sul carrello in sala da pranzo accanto alla scatola di latta tutta decorata che era sempre piena di biscotti e ‘spumini’, meringhe che lei faceva in continuazione battendo gli albumi con lo zucchero rigorosamente a mano - con un’invidiabile energia da ventenne – e che cuoceva per ore in quella che chiamava ‘cucina economica’.
Per essere la cucina di una casa di città quella di mia nonna era davvero grandissima (vorrei averla io qui una cucina così, mi basterebbe anche la metà dello spazio!). C’era posto per un camino vero e funzionante anche se purtroppo veniva acceso solo in poche occasioni – noi bambini andavamo matti per il fuoco scoppiettante e in autunno chiedevamo di cuocere le caldarroste sul camino, ma ci accontentavano raramente, un piano cottura decisamente moderno con il forno elettrico e i normali fornelli a gas e in un angolo c’era appunto la ‘cucina economica’. Una stufa smaltata di bianco che si alimentava a legna e nella quale c’era un piccolo vano chiuso da uno sportello che era una sorta di forno ‘vintage’ – non saprei come descriverla meglio. Spumini, castagnaccio e altri dolci tradizionali si cuocevano lì perché mia nonna usava regolarmente il forno elettrico, ma lo riteneva del tutto inadeguato ad alcuni dolci che venivano bene solo se cotti lentamente al caldo nella stufa bianca. In certe giornate questa cucina immensa non era il massimo dell’ordine ed io abituata all’ordine impeccabile della cucina di mia mamma che era perfetta anche con due bambine arrampicate sulle sedie che pasticciavano con acqua e farina, la trovavo piuttosto strana. Ma poi una specie di bacchetta magica risistemava tutto e si tornava alla normalità.
Il castagnaccio di mia nonna era quello che si fa a Siena (e che in questo periodo si vende ‘al taglio’ in molte panetterie): farina di castagne impastata con acqua olio poco zucchero e un pizzico di sale, cotto in una larga teglia e alto due dita al massimo, non di più. La superficie viene cosparsa di una dose generosa di olio di oliva, pinoli e rosmarino. Io il castagnaccio non lo potevo soffrire e non lo mangiavo mai. Per me l’idea di un dolce che sembrava una deliziosa torta al cioccolato e aveva invece zero cioccolato, un retrogusto amarognolo nemmeno troppo nascosto ed era cosparso di rosmarino e unto di olio era assolutamente inaccettabile. L’ho riscoperto solo qualche anno fa, quando ho trovato questa versione molto più ‘gentile’ di Csaba della Zorza dove la farina viene impastata con il latte e si utilizzano degli stampini da muffin per renderlo più ‘dolcetto da tè’. La ricetta è la sua con minime correzioni mie: ho aggiunto un po’ di zucchero, non metto il rosmarino né l’uvetta (che è nella versione della Signora della Zorza ma non in quella che faceva mia nonna e poi io .. non sopporto l’uvetta!), non ungo la superficie con altro olio e metto le noci perché mi piacciono più dei pinoli. E’ un dolce dal gusto un po’ rustico e che preparato nello stampino da muffin resta piuttosto compatto e certo non soffice. Mio marito dice che sono più profumati che buoni, in effetti mentre cuociono il profumo di castagne è delizioso. Insomma deve piacere, se siete comunque curiosi e lo fate per la prima volta è meglio accompagnarlo con qualcosa di morbido: preparate una salsiera piena di crema inglese o una dose generosa di panna lievemente montata, appena appena zuccherata. 


PICCOLI CASTAGNACCI



Ingredienti (con questa dose ho ottenuto 10 castagnacci fatti nei classici stampini da muffin)

300 gr di farina di castagne
1 bicchiere di latte intero (circa 200 ml)
1 pizzico di sale
3 cucchiai di olio extra vergine di oliva (45 gr)
4 cucchiai di zucchero semolato (60 gr)
Qualche noce
Acqua minerale naturale (se necessaria)


Accendi il forno a 180 gradi.
Setaccia la farina in una ciotola, aggiungi il bicchiere di latte e comincia ad amalgamare con un cucchiaio di legno in modo da eliminare tutti i grumi e ottenere una pastella liscia.
Inserisci nell’impasto il sale, tutto lo zucchero e l’olio extra vergine di oliva.
Continua ad amalgamare aggiungendo se necessario una minima quantità di acqua minerale: devi ottenere una pastella liscia e morbida, fluida ma non liquida.
Versa il composto negli stampini da muffin senza riempirli fino in cima (non occorre imburrare né infarinare gli stampini, l’impasto non è di quelli che si attaccano).
Cospargi ogni dolcetto con qualche gheriglio di noce e fai cuocere in forno già caldo per 25 minuti circa (dipende un po’ dal forno).
Sono pronti quando la superficie comincia a creparsi e in cucina si spande un profumo di castagne molto piacevole.




EASY: colazione ricca della domenica: con il caffè accompagnati da un bel ciuffo di panna appena montata e violette candite.



CHIC: dividi ogni mini castagnaccio in 4 piccoli spicchi. Sistemali su un vassoio con meringhe e cioccolatini e servili con il caffè per una dopocena ‘ispirazione autunno’.
 



martedì 11 marzo 2014

Fette con il cavolo .. ricche

Non so se il cavolo nero si trovi facilmente dappertutto (se non ricordo male quando abitavamo a Roma mia mamma lo trovava con difficoltà) ma in Toscana è molto comune in questa stagione e anche qui a Torino il mio verduraio ne ha sempre in abbondanza. Bene, perché a me piace molto.
In genere da noi si utilizza per due piatti speciali: la ‘ribollita’ e le ‘fette con il cavolo’, due piatti invernali, vero comfort food nelle serate freddissime, che idealmente dovrebbero essere gustati di fronte ad un bel camino acceso. La ribollita è una zuppa di verdure – indispensabili nella ricetta della mia famiglia sono i fagioli, meglio se zolfini e il cavolo nero – che viene servita con sottilissime fette di pane tostato. Le fette con il cavolo (che da noi si chiamano anche ‘fette unte’ .. non troppo allettante come nome, lo so) sono .. queste o meglio questa è una versione arricchita per niente ortodossa (le vere fette con il cavolo non prevedono l’uovo sopra) ma a me piace molto così. E’ una ricetta povera e semplicissima e per questo è importante che il cavolo sia davvero buono e che il pane sia quello toscano vero, senza sale, con la crosta croccante e la mollica soffice e gustosissima anche se ‘sciocca’,  che ha proprio il sapore del pane.
Tra l’altro al cavolo nero è legato uno dei miei primi ricordi di cucina (ho già detto altre volte che da bambina ero una ‘food lover’ inconsapevole, ancora prima di sapere che cosa volesse dire):  quando mia mamma lo lavava sotto l’acqua corrente io e mia sorella ci divertivamo a vedere ‘le perline’, quelle bolle di acqua trasparente che si formano nelle fossette delle foglie. Chissà perché è una di quelle cose che mi è rimasta ben impressa nella memoria.
Tornando a queste fette, in assenza del camino acceso, una bella candela sulla tavola può comunque creare l’atmosfera giusta. A me piacciono i portacandele a stelo oppure le ampie palle di vetro, la candela può essere bianca candida,  giallo ocra o verde bosco.



FETTE CON IL CAVOLO NERO E L’UOVO



Ingredienti per 4 persone:


(le dosi sono indicative)


4 fette di pane toscano sciocco (non salato)
400 gr di cavolo nero
4 uova
Olio extra vergine di oliva toscano
Sale fino
Sale nero di Cipro
1 spicchio di aglio (se piace)

Lava il cavolo nero e puliscilo privandolo delle coste più dure.
Metti il cavolo nero in una pentola con acqua fredda aggiungi il sale e fai bollire fino a quando le foglie saranno tenere (io ho impiegato circa mezz’ora).
Quando il cavolo è pronto scolalo bene, se rimane l’acqua bagnerà il pane (anche se c'è chi le preferisce con il cavolo poco scolato e il pane reso morbido dall'acqua) e mettilo da parte.
Tosta le fette di pane sotto il grill in modo che siano croccanti ma non troppo scure.
Se ti piace (io non l’ho messo), insaporisci il pane sfregandolo con uno spicchio di aglio sbucciato e lavato.
Condisci ogni fetta con olio extra vergine di oliva e un pizzico di sale nero.
Prepara le uova così: metti a scaldare una padella antiaderente con un filo di olio extravergine di oliva. Per ogni uovo separa l’albume dal tuorlo (che deve rimane intero) e appena l’olio è caldo metti l’ albume in padella. Quando inizia a rapprendersi aggiungi al centro il tuorlo, un pizzico di sale e fai cuocere solo un minuto in modo che il tuorlo rimanga liquido.
Componi ogni fetta aggiungendo sul pane - già condito con olio sale e aglio - un po’ di cavolo nero e un uovo. Se vuoi completa ancora con un filo di olio extra vergine di oliva.
Servi caldo.


EASY: per una cena davanti al camino (.. o con una piccola candela). Da noi quelle senza uovo si mangiano come primo piatto, questa versione arricchita può essere servita come secondo, preceduta da una crema di verdure (carote e patate per esempio). Per finire un mix di frutta (pere mele e arance) speziata e cotta al cartoccio in forno.







CHIC: Per una versione più graziosa da servire come antipasto : sostituisci il pane toscano con fettine di baguette e utilizza uova di quaglia, in modo da ottenere una specie di crostini da servire comunque caldissimi.


  

martedì 4 marzo 2014

Cenci Fritti per martedì grasso

In Toscana si chiamano cenci fritti, qui a Torino bugie e a Milano chiacchiere, credo che in ogni parte d’Italia abbiano un nome diverso ed una ricetta con qualche variante. C’è chi li ama sottili e croccanti, chi li preferisce un po’ più spessi (qui a Torino li ho visti addirittura ripieni), chi li spolvera di zucchero a velo e chi preferisce ricoprirli di miele liquido (diventano un po’ appiccicosi, ma lucidi e bellissimi da vedere). Questa è la ricetta della mia mamma che li fa con il succo di arancia, mentre in altri parti della Toscana c’è chi usa il vin santo (se non ricordo male mia nonna faceva così) per dare a questi dolcetti semplicissimi un aroma un po’ diverso.
Non amo particolarmente il Carnevale, da piccola ero una di quelle bambine che piangeva per vestirsi in maschera perché ero troppo timida – forse peggio di adesso – per uscire con qualcosa addosso che mi faceva ‘sentire strana’ e infatti credo di essermi vestita da Carnevale per l’ultima volta quando avevo sei anni o giù di lì. Stranamente non amavo nemmeno i vestiti da principessa che di solito fanno impazzire le bambine, lunghi lucidi e con lo strascico (mentre adesso farei follie per poter indossare almeno una volta nella vita uno di quei meravigliosi abiti da sera che si vedono su certe riviste.. come si cambia, no?).
E non amo nemmeno friggere, lo faccio assai raramente. Eppure ogni anno festeggio il Carnevale con un vassoio di cenci fritti, non ci posso rinunciare, è una tradizione alla quale sono stata abituata fin da piccola e .. non si può cambiare!
Quest’anno ho provato a farne qualcuno al forno (quelli della foto sono fritti): ho tirato la pasta un po’ meno sottile e li ho cotti a 180 gradi per una decina di minuti. Vengono più ‘biscottosi’ e meno croccanti ma sono una buona alternativa, da accompagnare al tè, per chi non ama friggere o non vuole mangiare cose fritte. Certo, quelli fritti.. sono un’altra cosa.
La ricetta, come tutte le ricette di famiglia non scritte, non ha dosi precise, si va a cucchiai, a ‘q.b.’ e un po’ ad occhio. Rispetto alla ricetta della mia mamma ho fatto una sola modifica, ho aggiunto una punta di lievito per dolci.
Per friggere ho utilizzato un olio di semi di arachidi, ma anche in questo ognuno ha le proprie abitudini.
Buon martedì grasso!


CENCI FRITTI


(ho messo di seguito le dosi per un uovo, con le quali si ottiene un vassoio per due persone non troppo golose)

1 uovo
2 cucchiai scarsi da minestra di zucchero semolato fine (io ho utilizzato lo Zefiro)
1 arancia bio (si utilizza il succo di mezza arancia spremuto e la buccia grattata)
20 gr di burro fuso freddo
1 cucchiaio da minestra di olio extra vergine di oliva
1 pizzico di lievito per dolci
Farina 00 q.b. (a me sono stati necessari 165 gr circa)
1 litro di olio di semi di arachidi per friggere

Per servire:
zucchero a velo

In una ciotola metti l’uovo leggermente sbattuto, il succo spremuto di mezza arancia, la buccia grattata dell’arancia intera, il burro fuso ormai raffreddato e il cucchiaio di olio.
Mescola rapidamente e aggiungi 2 cucchiai di zucchero semolato.
Setaccia sul composto così ottenuto tanta farina quanta serve ad ottenere un impasto lavorabile con le mani.
Aggiungi una punta di lievito per dolci, trasferisci l’impasto sul piano e impasta per una decina di minuti (si può anche utilizzare la planetaria nel caso in cui si decida di fare una dose con più uova).
Devi ottenere un impasto liscio e sodo come quello della pasta fresca.
Lascia riposare la pasta sotto una ciotola di vetro per mezz’ora prima di stenderla con il mattarello.
Trascorso il tempo di riposo della pasta, infarina leggermente il piano di lavoro e stendi la pasta in una sfoglia sottile (beh.. dipende un po’ dai gusti).
Ritaglia la pasta con una rotella sagomata in modo da ottenere dei rettangoli o dei rombi.
Via via che sono pronti, appoggia i ‘cenci’ già tagliati su un canovaccio pulito e coprili con un altro canovaccio in modo che non si secchino troppo mentre finisci di tirare e tagliare la pasta.
Quando tutti i cenci sono pronti, fai scaldare l’olio in una pentola a bordi alti (meglio friggere in olio profondo e utilizzando l’olio una sola volta).
Quando l’olio è pronto, friggi i cenci tre o quattro alla volta, fino a quando hanno un bel colore dorato.
Scolali e lasciali asciugare su un piatto foderato di carta assorbente. Io preferisco zuccherarli alla fine.
Quando sono tutti fritti cospargili abbondantemente di zucchero a velo (ma va bene anche un mix di zucchero a velo e zucchero semolato).
Sono buonissimi appena fatti ma si conservano bene anche per il giorno successivo.


EASY: è la classica merenda di Carnevale per i bambini, accompagnali con un frullato di frutta, magari mela e banana.



CHIC: prova a cuocerli al forno, spolverali con un mix di zucchero a velo e pochissima cannella in polvere e servili alle mamme con un tè nero melange aromatizzato all’arancia.

  

mercoledì 11 dicembre 2013

Biscotti natalizi alle mandorle e arancia

Quando ero piccola una pubblicità diceva ‘Natale.. quando arriva arriva’. Io non lo so quando arriverà per me quest’anno il Natale, per ora sono totalmente impreparata e indietro con tutto. A me il Natale piace molto, mi piace l’atmosfera, l’idea di preparare una festa in cui tutta la famiglia si ritrova e ognuno di noi ha per gli altri una piccola sorpresa. Non parlo di regali, ma di tante altre piccole cose che fanno il ‘nostro natale’: mia mamma tiene ‘segreto’ il menu della cena del 24 sera e il modo in cui apparecchierà la tavola, io preparo ogni anno dei segnaposto e nessuno deve sapere di cosa si tratta, mia sorella che è molto fantasiosa ci sorprende con dei lavoretti home made (l’anno scorso deliziosi cuori di feltro) o con dei pacchetti confezionati con fiocchi giganti, fiori secchi e fili di rafia. La festa ‘vera’ purtroppo dura solo poche ore, ma a me piace molto prepararla con calma, iniziando il primo dicembre a pensare al Natale che verrà, in modo da prolungare l’atmosfera natalizia il più possibile.
Sono molto abitudinaria e in genere faccio tutti gli anni le stesse cose. La prima settimana di dicembre rileggo il mio libro sul Natale preferito, tutti gli anni lo stesso, ricco di idee su come apparecchiare la tavola, di ricette golose e di suggerimenti per addobbare la casa in modo che in ogni stanza ci sia un po’ di ..Natale. Poi inizio a preparare le mie liste: regali da comprare, idee per i segnaposto, l’apparecchiatura della tavola e altre decorazioni, ricette per la cena che farò qualche giorno prima del 24 qui a casa mia e per il  tè con il quale di solito una domenica pomeriggio a metà dicembre ci vediamo per scambiare gli auguri con gli amici.
L’8 dicembre tiro fuori le tazze per la colazione con i decori natalizi, faccio albero e presepe e spargo per casa una serie infinita di decorazioni, candele profumate, una collezione di Babbo Natale di ogni genere raccolti negli anni, grappoli di palline appesi alle finestre. Quasi spero che l’8 sia brutto tempo per poter dedicare il pomeriggio a fare i biscotti che da un po’ di anni sono entrati a far parte della tradizione del ‘mio Natale’. Bene, quest’anno fino ad ora non ho fatto niente di niente, tranne rileggere il librone - perché per quello non è stato difficile trovare un po’ di tempo – e decidere che quest’anno i colori del mio Natale saranno blu e oro. Non riesco a trovare la concentrazione né il tempo per fare qualcosa di bello, per rispettare il mio ‘programma Natale’ di ogni anno. Ho preparato di corsa un cestino di biscotti senza nemmeno avere il tempo di decorarli con la glassa e renderli un po’ più carini.
Nei biscotti di quest’anno quasi non ho messo spezie  ed ho scelto di aromatizzarli con la buccia di arancia.
 

BISCOTTI NATALIZI ALLE MANDORLE E ARANCIA




(il numero dei biscottini ottenuti dipende dalla dimensione degli stampi, io con questa dose ne preparo 30 con stampini medi una ventina se uso stampi più grandi)


180gr di farina 00
80 gr di mandorle (peso già sgusciate)
50 gr di burro non  salato freddo
50 gr di burro salato freddo
80 gr di zucchero a velo
2 tuorli d’uovo
1 bel pizzico di zenzero in polvere
1 arancia bio




Con un tritatutto riduci le mandorle in polvere fine, quasi una farina e aggiungi lo zenzero.
Lava l’arancia e grattugia la buccia stando attenta a non intaccare la parte bianca che è amara.
Aggiungi al mix di mandorle e zenzero la buccia di arancia.
In una ciotola mescola lo zucchero con tutto il burro  (salato e non) a pezzetti.
Aggiungi i tuorli uno per volta, unendo il secondo solo quando il primo è ben amalgamato.
Aggiungi la farina setacciata e impasta rapidamente fino a quando tutti gli ingredienti sono ben amalgamati, ma senza scaldare troppo la pasta con le mani.
Per ultima aggiungi la farina di mandorle impastando rapidamente un’ultima volta.
Togli l’impasto dalla ciotola, forma una palla, avvolgila nella pellicola e lascia riposare in frigorifero per almeno due ore.
Trascorso questo tempo, accendi il forno a 180 gradi.
Stendi la pasta dello spessore che preferisci (a me i biscotti di Natale piacciono piuttosto spessi e consistenti), tagliala utilizzando formine per biscotti con disegni natalizi.
Se ti serve, fai il buco per il nastrino utilizzando uno spiedino di legno.
Cuoci in forno già caldo per 15 / 18 minuti al massimo.
Metti i biscotti a raffreddare e quando sono freddi  inserisci (se li hai previsti) i nastrini per appenderli all’albero.




EASY: un classico: appendili all’albero di Natale legandoli con nastrini colorati.





  

CHIC: utilizza delle formine abbastanza grandi in modo da ottenere dei ‘biscottoni’. Confeziona ogni biscottone inserendolo in una bustina trasparente e legalo con un nastro bianco al manico di una bella tazza mug rossa che regalerai alle tue amiche quando vi scambiate gli auguri.