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mercoledì 28 gennaio 2015

Crepes di farina di ceci in brodo

Io ho una visione idilliaca dell’influenza – almeno prima di prenderla davvero. Quando comincio ad avere tosse e raffreddore, penso che se per caso mi viene anche un po’ di febbre posso stare a casa qualche giorno. Già mi vedo in pigiama e vestaglia a preparare biscotti, impastare qualche nuovo tipo di pane e finire di leggere, finalmente, quel librone di 600 pagine che da qualche settimana sosta sul mio comodino. Poi l’influenza mi viene davvero e le cose vanno in modo completamente diverso. Prima possibilità: la febbre non è così alta e posso far finta di niente, anche perché per ragioni varie non posso chiudermi in casa nemmeno per un paio di giorni. Quindi faccio tutto quello che farei se stessi davvero bene, con il risultato che alla sera sono stanchissima, il mal di testa, lieve la mattina, aumenta vertiginosamente durante il giorno e non riesco nemmeno a leggere quelle dieci pagine che di solito leggo a fine giornata, né tanto meno ho la forza di fare nuovi esperimenti di cucina. Seconda possibilità: mi viene la febbre così alta che non riesco nemmeno ad alzarmi dal letto – o solo un attimo e poi mi arrendo ad una giornata di assoluta immobilità, incapace di fare qualsiasi cosa. Niente a che vedere, insomma, con la versione ‘approfitto per fare qualcosa di bello’ o con le influenze che prendevo da piccola.
Se capitava che mi svegliassi con la febbre, la prima ‘buona notizia’ era che a scuola con la febbre non si poteva andare. Io a scuola sono sempre andata volentieri e studiare mi è sempre piaciuto moltissimo, però l’idea di stare qualche giorno a casa era davvero allettante. Dopo colazione mia mamma rimaneva a farmi compagnia, invece di dedicarsi alle sue solite attività, giocava con me, mi leggeva qualche storia, preparavamo insieme i vestiti di carta per le bambole, quelli che si appendevano con le linguette sulle spalle delle sagome di carta. Se per caso era malata anche mia sorella era proprio un giorno di vacanza, altrimenti lei si faceva trascinare con i lacrimoni fino alla porta di casa, come accadeva a me quando io andavo a scuola e lei restava a casa malata. Da malata non ero costretta a mangiare la carne – che da piccola odiavo – e potevo scegliere solo alcune delle mie pietanze preferite: le stelline in brodo, il purè di patate con tanto formaggio, il semolino, un ciambellone buonissimo che fa mia mamma inzuppato nel tè all’ora di merenda.
Già da piccola avevo la mia idea di ‘comfort food’ che non è poi così distante da quella che ho ora. Anche adesso quando sono malata – da qualche settimana passo da un raffreddore all’altro – uno dei miei piatti preferiti sono le minestre in brodo. Di qualsiasi tipo, da quelle semplicissime, pastina all’uovo e brodo vegetale a quelle un po’ più ‘graziose’ come questa.
La ricetta è di Simone Rugiati, io ho fatto solo alcune minime variazioni. La ricetta originale utilizza un brodo di pollo, mentre io preferisco quello vegetale e ho insaporito la pastella delle crespelle con un pizzico lieve di noce moscata (un’altra volta ho utilizzato la buccia grattugiata di un limone bio, ugualmente buone, più fresche e .. frizzanti).
La quantità di brodo dipende dal gusto personale: minestra molto brodosa – è il mio caso – oppure minestra quasi asciutta.
  
 
 
CREPES DI FARINA DI CECI IN BRODO (da una ricetta di Simone Rugiati)

 
 
Ingredienti per 4 persone:
 
150 gr di farina 00
50 gr di farina di ceci
2 uova
500 ml di latte intero
un pizzico di sale
un pizzico di noce moscata (non prevista nella ricetta originaria)
un cucchiaio di olio extravergine di oliva (servirà per ungere la padellina nella quale cuocere le crepes)
750 ml di brodo vegetale (brodo di pollo nella ricetta originaria)
 
Per servire:
parmigiano grattugiato
 
Metti nel bicchiere del frullatore le due farine, le uova e il latte.
Aggiungi la noce moscata grattugiata e un pizzico di sale (io salo un pochino l’impasto perché il brodo vegetale che faccio io non è molto salato).
Frulla fino ad ottenere un composto liscio e vellutato e lascialo riposare in frigorifero per un’ora (a mio parere è più facile fare le crespelle se la pastella riposa un pochino).
Trascorsa l’ora di riposo dell’impasto, ungi leggermente una padellina antiaderente adatta alla cottura delle crepes, utilizzando una piccola parte del cucchiaio di olio (il resto servirà per ungere di nuovo la padellina, via via che cuoci le crepes).
Appena la padellina è calda, versa una cucchiaiata di impasto, rotea velocemente la padellina in modo da ricoprirne il fondo con l’impasto e fai cuocere un minuto la crespella. Appena inizia a colorirsi ai bordi, girarla e cuoci rapidamente anche dall’altra parte.
Impila le crespelle già cotte su un piatto e continua a cuocerle fino ad esaurimento dell’impasto.
Quando tutte le crepes sono pronte, tagliale a striscioline e lasciale cuocere pochi minuti nel brodo bollente.
Servi con una dose generosa di parmigiano grattugiato – se piace.
 
 
EASY: per bambini e mariti che non amano il brodo: cuoci le crespelle nel brodo, scolale e servile asciutte con un cucchiaio di salsa di pomodoro e parmigiano grattugiato. In questo caso per fare le crepes per quattro persone raddoppia le dosi della ricetta.
 
 
CHIC: mi piace molto iniziare una cena in inverno con un primo piatto caldo e in brodo. Servi una piccola quantità di queste crespelle in brodo a inizio cena, magari prima di un secondo piatto di carne importante. Per fare una cosa proprio carina….servile nelle tazze che si utilizzavano per il consommé.

martedì 11 marzo 2014

Fette con il cavolo .. ricche

Non so se il cavolo nero si trovi facilmente dappertutto (se non ricordo male quando abitavamo a Roma mia mamma lo trovava con difficoltà) ma in Toscana è molto comune in questa stagione e anche qui a Torino il mio verduraio ne ha sempre in abbondanza. Bene, perché a me piace molto.
In genere da noi si utilizza per due piatti speciali: la ‘ribollita’ e le ‘fette con il cavolo’, due piatti invernali, vero comfort food nelle serate freddissime, che idealmente dovrebbero essere gustati di fronte ad un bel camino acceso. La ribollita è una zuppa di verdure – indispensabili nella ricetta della mia famiglia sono i fagioli, meglio se zolfini e il cavolo nero – che viene servita con sottilissime fette di pane tostato. Le fette con il cavolo (che da noi si chiamano anche ‘fette unte’ .. non troppo allettante come nome, lo so) sono .. queste o meglio questa è una versione arricchita per niente ortodossa (le vere fette con il cavolo non prevedono l’uovo sopra) ma a me piace molto così. E’ una ricetta povera e semplicissima e per questo è importante che il cavolo sia davvero buono e che il pane sia quello toscano vero, senza sale, con la crosta croccante e la mollica soffice e gustosissima anche se ‘sciocca’,  che ha proprio il sapore del pane.
Tra l’altro al cavolo nero è legato uno dei miei primi ricordi di cucina (ho già detto altre volte che da bambina ero una ‘food lover’ inconsapevole, ancora prima di sapere che cosa volesse dire):  quando mia mamma lo lavava sotto l’acqua corrente io e mia sorella ci divertivamo a vedere ‘le perline’, quelle bolle di acqua trasparente che si formano nelle fossette delle foglie. Chissà perché è una di quelle cose che mi è rimasta ben impressa nella memoria.
Tornando a queste fette, in assenza del camino acceso, una bella candela sulla tavola può comunque creare l’atmosfera giusta. A me piacciono i portacandele a stelo oppure le ampie palle di vetro, la candela può essere bianca candida,  giallo ocra o verde bosco.



FETTE CON IL CAVOLO NERO E L’UOVO



Ingredienti per 4 persone:


(le dosi sono indicative)


4 fette di pane toscano sciocco (non salato)
400 gr di cavolo nero
4 uova
Olio extra vergine di oliva toscano
Sale fino
Sale nero di Cipro
1 spicchio di aglio (se piace)

Lava il cavolo nero e puliscilo privandolo delle coste più dure.
Metti il cavolo nero in una pentola con acqua fredda aggiungi il sale e fai bollire fino a quando le foglie saranno tenere (io ho impiegato circa mezz’ora).
Quando il cavolo è pronto scolalo bene, se rimane l’acqua bagnerà il pane (anche se c'è chi le preferisce con il cavolo poco scolato e il pane reso morbido dall'acqua) e mettilo da parte.
Tosta le fette di pane sotto il grill in modo che siano croccanti ma non troppo scure.
Se ti piace (io non l’ho messo), insaporisci il pane sfregandolo con uno spicchio di aglio sbucciato e lavato.
Condisci ogni fetta con olio extra vergine di oliva e un pizzico di sale nero.
Prepara le uova così: metti a scaldare una padella antiaderente con un filo di olio extravergine di oliva. Per ogni uovo separa l’albume dal tuorlo (che deve rimane intero) e appena l’olio è caldo metti l’ albume in padella. Quando inizia a rapprendersi aggiungi al centro il tuorlo, un pizzico di sale e fai cuocere solo un minuto in modo che il tuorlo rimanga liquido.
Componi ogni fetta aggiungendo sul pane - già condito con olio sale e aglio - un po’ di cavolo nero e un uovo. Se vuoi completa ancora con un filo di olio extra vergine di oliva.
Servi caldo.


EASY: per una cena davanti al camino (.. o con una piccola candela). Da noi quelle senza uovo si mangiano come primo piatto, questa versione arricchita può essere servita come secondo, preceduta da una crema di verdure (carote e patate per esempio). Per finire un mix di frutta (pere mele e arance) speziata e cotta al cartoccio in forno.







CHIC: Per una versione più graziosa da servire come antipasto : sostituisci il pane toscano con fettine di baguette e utilizza uova di quaglia, in modo da ottenere una specie di crostini da servire comunque caldissimi.