mercoledì 7 ottobre 2015

Mini pizze per l'aperitivo

Noi eravamo quelli delle vacanze in movimento. Belle, certo, ma riposanti proprio no. Non vacanze ‘zaino in spalla’ perché io non ho quello spirito di sacrificio, non l'ho mai avuto nemmeno a vent’anni, ma comunque vacanze agitate. Lunghi trekking in montagna, viaggi in cui difficilmente si è due sere consecutive nello stesso posto, si vedono tante cose belle, ma forse manca l’attimo di relax per apprezzare in pieno l’atmosfera di un posto, per cogliere quello che gli occhi non consentono di vedere immediatamente ma che devi capire soffermandoti un po’ più a lungo. Con calma. Non abbiamo mai fatto le classiche vacanze ‘sotto l’ombrellone’ a gustare il sole, il profumo del mare e il proverbiale dolce far niente.
Quest’anno però abbiamo detto basta. L’inverno è stato troppo lungo e faticoso per avere anche solo l’energia per progettare una vacanza così. Abbiamo scelto un posto, UNO SOLO, preparato le valige con più libri che vestiti e ci siamo trasferiti lì. A fare niente, solo ammirare il verde dei prati, gustare il ritmo slow delle giornate e a recuperare un po’ di pace. E così abbiamo scoperto un nuovo modo di fare le ferie, senza programmi, senza scadenze da rispettare e senza orari. Abbiamo fatto quello che non ci era mai capitato di fare: seduti alle sei di pomeriggio ad un tavolino lungo la strada con un calice di vino bianco ad osservare i passanti in attesa dell’ora di cena, colazioni di due ore con un libro, una brioche e un succo di frutta che non finiva mai nel giardino di un minuscolo caffè al riparo dal sole, cena tardissimo, tanto non c’è bisogno di svegliarsi presto, non dobbiamo andare da nessuna parte. Abbiamo un po’ stravolto i ritmi della giornata vacanziera rispetto al solito: colazione abbondante e in tarda mattinata, a pranzo solo frutta o poco più e cena tardi, anche alle nove e mezzo. E prima di cena un aperitivo, magari verso le sette. Era la scelta più ‘impegnativa’ della giornata, trovare un posto carino dove soggiornare pigramente prima di cena insieme ad un succo di frutta con una ciotolina di olive oppure un cartoccio di anelli di calamaro fritti con un mini assaggio di vino bianco e frizzante. E questo rito dell’aperitivo prima di cena che fa ancora vacanza ce lo siamo portati a casa. Da ripetere ogni tanto il venerdì sera magari per anticipare l’arrivo del fine settimana o la domenica per prolungare il ritmo vacanziero del week end. In questi casi serve qualcosa di gustoso da preparare in fretta e smangiucchiare chiacchierando prima che la cena sia pronta (oppure da preparare in anticipo come queste pizzette e servire.. quando serve). Quasi come essere ancora in ferie, nelle nostre nuove ‘ferie lente’.


MINI PIZZE PER L’APERITIVO






Ingredienti per una trentina di pizzette:

Per l’impasto:

250 gr di farina 00
140 gr di acqua a temperatura ambiente
5 gr di lievito di birra fresco
20 gr di burro a temperatura ambiente
5 gr di zucchero
5 gr di sale

Per il condimento:

150 gr di passata di pomodoro (per me home made, vedi qui)
1 mozzarella fiordilatte
Origano (se piace io non l'ho messo)
Sale
Olio extravergine di oliva



Per prima cosa metti a scolare la mozzarella in un colino in modo che rilasci l’acqua e non bagni le pizzette.
Sciogli in una piccola ciotola il lievito di birra con la metà dell’acqua e lascia riposare coperto per 15 minuti.
Intanto in una ciotola più grande metti la farina e lo zucchero.
Trascorso il tempo di riposo del lievito, aggiungi alla farina l’acqua con il lievito e inizia ad impastare inserendo gradualmente il resto dell’acqua (potrebbe non servire tutta, l’impasto deve diventare elastico e morbido).
Aggiungi il sale e lavora ancora un po’ l’impasto in modo da farlo assorbire.
Da ultimo aggiungi il burro in piccoli pezzetti e continua ad impastare per una decina di minuti fino a quando la pasta sarà liscia ed omogenea.
Forma una palla, mettila in una ciotola pulita leggermente unta di olio e lascia lievitare fino al raddoppio coperto con pellicola trasparente (io ho impiegato circa due ore).
Quando l’impasto è lievitato accendi il forno a 200 gradi.
Preleva l’impasto dalla ciotola e stendilo prima a mano poi – lievemente – con un mattarello. Per lo spessore della pasta devi fare un po’ di prove, dipende da quanto ‘alte’ vuoi le mini pizze. A me piacciono quando non sono troppo sottili e lascio l’impasto spesso circa mezzo cm.
Con un taglia pasta rotondo ritaglia le pizzette e sistemale su una teglia foderata di carta da forno (lievitano ancora un po’, quindi non metterle troppo ravvicinate).
Su ogni mini pizza metti un cucchiaino di passata di pomodoro e un pizzico di sale e di origano, infine un filo di olio extra vergine di oliva.
Lascia riposare le pizzette coperte da un canovaccio pulito fin quando il forno è in temperatura, quindi inforna per 5/7 minuti (devono gonfiare e colorirsi appena appena).
Nel frattempo taglia la mozzarella a dadini.
Estrai la teglia dal forno, aggiungi su ogni mini pizza una dadino di mozzarella e rimetti in forno per pochi minuti, il tempo per far fondere la mozzarella.
Sono molto buone sia tiepide che fredde.
Si possono congelare da cotte (meglio senza mozzarella) e riscaldare in forno quando serve aggiungendo prima di infornare la mozzarella.

EASY: servile con succo di frutta il pomeriggio per un compleanno o per una merenda …. tra un compito e l’altro.


CHIC: le trovo perfette per un aperitivo con birra artigianale servita freddissima.



lunedì 21 settembre 2015

Non ricetta # 10 - Frozen Yogurt alla pesca ispirato a Donna Hay

Sembrava già arrivato l’autunno qui, invece questo fine settimana è tornato il sole, la luce estiva e le temperature sono state più calde e gradevoli. Così ho fatto per l’ennesima volta quello che è stato il dolce tormentone di questa caldissima estate: frozen yogurt, questa volta al gusto di pesca.
Il frozen yogurt non è una ricetta (o ‘non ricetta’ che sia) ma un metodo o forse  - meglio ancora – un’idea. Per quanto mi riguarda, l’idea viene da Donna Hay e dal suo stranoto frozen yogurt al mango e banana pubblicato qui. Io non amo particolarmente le banane né lo yogurt alla vaniglia che lei consiglia e ho riutilizzato il metodo di DH adattandolo ai miei gusti. Perché quello che conta in ricette come questa è l’idea, appunto. L’idea per realizzare un dessert light e goloso al tempo stesso che parli ancora un po’ di estate. Perfetto – a mio parere - per il rientro in città, per quelle sere in cui gli amici passano per vedere le foto delle vacanze e per scambiarsi qualche racconto. Anche quando non c’è tempo per un vero invito a cena, ma solo per una cena un po’ improvvisata: aperitivo con qualche idea veloce (pasta sfoglia già pronta con la quale ottenere tartine golose aggiungendo fichi, formaggio, prosciutto, fettine di pane nero spalmate di gorgonzola e decorate con pere affettate sottili….) un piatto unico magari anche solo tante verdure e cus cus e un dolce light possibilmente fresco e ‘fruttato’. Come il frozen yogurt appunto, da realizzare con la frutta preferita. E per accompagnare il tutto, è probabile che tra i souvenir della vacanza ci sia una bottiglia di vino bianco frizzante comprata proprio lì dove lo producono ancora in poche bottiglie o un rosé assaggiato per caso come aperitivo a cena e acquistato dal produttore prima di tornare a casa.
Dopo vari esperimenti ho messo a punto la mia ricetta di frozen yogurt utilizzando il metodo di Donna Hay (semplicissimo: far congelare la frutta e frullare con lo yogurt prima di servire). Io uso yogurt greco, lo addolcisco con lo zucchero a velo (meglio di quello semolato, anche di quello finissimo tipo lo Zefiro) e aggiungo la frutta fatta congelare qualche ora in frigo. A mio parere il migliore è quello alla albicocca e mango, ma quest’anno trovare albicocche buone è stato impossibile, almeno qui dove abito io ed ho adottato questa versione alla pesca (anche pesca e mango non è male…). Le dosi della ricetta sono indicative, conviene fare qualche esperimento e trovare la combinazione preferita.
Nella ricetta originale non si parla della proporzione tra frutta e yogurt, ho visto che per me funziona questa: per ogni 100 gr di frutta 80 gr di yogurt e un cucchiaio da minestra abbondante di zucchero a velo (possibilmente non vanigliato). Tutto qui. Il risultato dopo qualche ora in freezer è un dolce leggero, al gusto di frutta, sufficientemente cremoso da poter essere considerato un gelato. A mio parere non conviene ricongelarlo, mangiato dopo un solo – piuttosto breve - passaggio in freezer è più buono, altrimenti cristallizza troppo e perde cremosità.


FROZEN YOGURT ALLA PESCA (ISPIRATO A DONNA HAY)




Ingredienti per 4 persone (le dosi sono indicative):


850 gr di pesche (si devono ottenere circa 500 gr di frutta sbucciata e privata dei noccioli)
400 gr di yogurt greco
4 cucchiai da minestra (abbondanti) di zucchero a velo



Lava le pesche, sbucciale, privale del nocciolo e tagliale in pezzi non molto grandi.
Sistema i pezzi di frutta in una busta di plastica di quelle utilizzate per congelare i cibi e mettili nel congelatore. Fai congelare per almeno 4 ore. Io li ho lasciati in freezer per 6 ore.
Una mezz’ora prima di servire il frozen yogurt, estrai le pesche dal freezer e mettile nel bicchiere del frullatore insieme allo yogurt ben freddo e allo zucchero (il procedimento è analogo a quello del frappè, in cui si usano ghiaccio frutta e gelato, in questo caso la frutta è ghiacciatissima e non è necessario aggiungere altro ghiaccio).
Frulla fino a quando la frutta sarà completamente disfatta e il composto assume l’aspetto cremoso del gelato.
Puoi scegliere di servirlo subito dopo un breve passaggio in frigorifero oppure di farlo rapprendere una ventina di minuti - al massimo - ancora in freezer. Dipende dalla consistenza che desideri avere, io lo servo ben freddo, dopo 15/20 minuti di freezer.


EASY: servilo per merenda ai bambini in coppette, come un gelato di frutta, accompagnato da mini biscottini di frolla.


CHIC: dessert dopo cena: servito in coppe di vetro e accompagnato da un coulis di lamponi.



mercoledì 16 settembre 2015

Confettura di fichi e uva

Ogni anno le nostre vacanze si concludono con un fine settimana lungo in campagna dai miei genitori. Per varie ragioni nei mesi estivi ci vediamo molto poco, quindi prima che ciascuno riprenda le proprie attività ci troviamo tutti insieme lì. Nelle ultime due estati il tempo era stato tremendo: l’anno scorso era già freddo e pieno autunno, abbiamo acceso il camino e fatto finta che fosse novembre. Non siamo riusciti a fare una sola passeggiata, né ad andare a cercare i funghi (da quelle parti se ne trovano di solito), né a fare una qualsiasi attività all’aperto. E’ piovuto sempre: si, va bene,  è molto simpatico e romantico apparecchiare davanti al camino mentre fuori piove a dirotto, stare lì fino alla sera tardi a leggere e chiacchierare, ma non a fine agosto, quando invece vorresti stenderti pigramente al sole e gustare le ultime giornate soleggiate prima del rientro in città.
Quest’anno finalmente c’era il sole, le giornate sono state calde e brillanti di luce. In giardino si stava bene fin dalle prime ore del mattino, abbiamo potuto fare colazione all’aperto, pranzare sotto gli alberi che ci riparavano nelle ore più calde e restare all’aria aperta fino a tardi. Io che qui a Torino non ho nemmeno un piccolo balcone, apprezzo tantissimo la possibilità di mangiare fuori, di apparecchiare sul prato e fare colazione .. con gli occhiali da sole perché la luce è troppo forte!  Abbiamo raccolto l’ultima frutta matura prima di chiudere tutto e andare via e mia mamma ha prodotto come sempre una quantità incredibile di vasetti di marmellata. Io quest’anno ho voluto provare questa nuova ricetta che ho trovato sull’ultimo numero di una rivista francese (Saveurs): confettura di fichi ed uva, anche se l’uva l’ho acquistata lì nei dintorni e non è ‘produzione propria’. L’ispirazione l’ho presa dalla rivista, ma ho modificato le dosi dello zucchero e del limone secondo i miei gusti (tra parentesi nella ricetta riporto le quantità originali della rivista). Non amo le marmellate troppo dolci, perché mi piace che si senta il sapore della frutta e di solito metto pochissimo zucchero, in genere 300 gr per chilo di frutta, in questo caso ho ulteriormente ridotto le dosi perché sia i fichi che l’uva erano davvero dolcissimi.
E’ un pochino noioso eliminare i semini dagli acini d’uva (ma conviene farlo per evitare che la confettura diventi amara e ‘tannica’), ma il risultato finale ripaga appieno della fatica: la confettura è profumatissima, molto gustosa, alcuni acini non si disfano completamente e danno una piacevole consistenza e un colore rosso rubino che di prima mattina a colazione mette decisamente di buon umore.




CONFETTURA DI FICHI ED UVA (ispirata ad una ricetta di Saveurs di Settembre 2015)





(con questa dose di frutta ho ottenuto circa 750 ml di confettura)


500 gr di fichi maturi
500 gr di uva nera da tavola (io ho usato un Moscato di Amburgo)
280 gr di zucchero semolato (io ho usato lo Zefiro superfine) (800 gr nella ricetta originale)
Mezzo limone bio (2 limoni nella ricetta originale)


Lava l’uva preleva tutti gli acini dai grappoli e dividili in due per eliminare i semini interni.
Lava i fichi sbucciali e dividili in quattro spicchi o in sei se sono piuttosto grandi.
Raccogli tutta la frutta in una ciotola di vetro, aggiungi il succo del mezzo limone spremuto (nella ricetta originale si mettevano anche le zeste dei limoni tritate finemente io non le ho messe perché temevo che dessero un gusto troppo accentuato).
Aggiungi anche lo zucchero, mescola bene e metti in frigorifero per due ore coperto da pellicola.
Trascorso il tempo di riposo, versa il contenuto della ciotola in una casseruola che utilizzerai per cuocere la marmellata.
Metti sul fuoco medio, porta a bollore mescolando spesso (eventualmente elimina la schiuma che si forma in superficie) e lascia cuocere fino a raggiungere la consistenza voluta (io ho impiegato 40 minuti).
Al termine della cottura invasa la confettura nei barattolini sterilizzati in precedenza e chiudi con coperchi nuovi.
Lascia raffreddare i barattolini capovolti.
Esegui una seconda sterilizzazione facendo bollire i barattoli avvolti in canovacci puliti in una pentola piena d’acqua per 45 minuti.
Terminata la sterilizzazione, spengi e lascia raffreddare i barattoli all’interno della pentola.
Conserva la confettura al riparo dalla luce.


EASY: A colazione: l’ho trovata molto buona su una fetta di pane integrale lievemente tostata, spalmata di uno strato sottile di burro salato. Mi piace accompagnare con tè nero.






CHIC: Verrina dolce per una cena (ancora) estiva: uno strato di frollini sbriciolati grossolanamente (o granola home made), poca confettura di fichi e uva, uno strato abbondante di yogurt greco molto cremoso e su tutto mezzo fico maturo sbucciato e succoso. E’ molto carina da vedere se gli strati sono disposti con precisione e golosa da mangiare, gustando con un cucchiaino i tre strati tutti insieme. 

lunedì 3 agosto 2015

Non ricetta # 9 - Cioccogelatini

Qui a Torino c’ è un negozio che vende i cappelli di una famosa modisteria di Firenze. Ed è particolarmente simpatico perché è possibile entrare, guardare e provare con una certa libertà (io vado in crisi con le commesse che appena entri ti chiedono cosa vuoi e se possono aiutare, in genere preferisco prima guardare, farmi un’idea e poi eventualmente chiedere). Non ha molta scelta, ma per ogni stagione sono disponibili una decina di modelli. L’altro giorno avevo un po’ di tempo libero e ho deciso di entrare un attimo per dare un’occhiata. Ne aveva di bellissimi alcuni un po’ strampalati ma tutti .. da comprare. Io adoro i cappelli, anche se non vado oltre una cloche di tessuto impermeabile per la pioggia, un cappellino per evitare il sole nelle gite in montagna ed uno di paglia per il mare. Ecco, quello che cercavo era un cappello per il mare. L’idea era un semplice cappello di paglia ma lì ne avevano di bellissimi ... da vacanza in barca o qualcosa di simile. Fatti di un materiale leggero celeste polvere oppure rosa cipria con una tesa larghissima ma non rigida, un po’ morbida e ondulata. Sono stata a un passo dall’acquisto – sono talmente belli che stanno benne a tutti e uno di questi cappelli ti fa sentire immediatamente adatta a qualsiasi vacanza sotto il sole, dalle più sportive in jeans e t-shirt alle più chic con lunghi prendisoli multicolor e sandali gioiello. Poi ci ho pensato bene – un po’ troppo teatrale forse anche se bellissimo - e con grande rimpianto l’ho lasciato lì.
Però mi è tornata in mente una piccola festa che abbiamo fatto un po’ di anni fa – eravamo ancora … giovani e sciocche – con mia sorella e le nostre amiche. Eravamo in campagna dai nostri genitori, in uno dei quei pomeriggi assolati e caldissimi in cui le idee si confondono un po’. Abbiamo deciso di organizzare per il pomeriggio successivo una ‘festa con cappello’ – ispirate dalle foto di una festa speciale che si era tenuta nei giardini botanici di non solo quale grande città USA dove tutte le signore indossavano bizzarri cappelli. La nostra festa prevedeva queste due regole:
1.      Le partecipanti dovevano essere tutte vestite di bianco – jeans bianchi e t-shirt o polo, prendisole di cotone, pantaloncini e top… qualsiasi cosa purché tutto bianco
2.      Indossare un qualsiasi – se possibile buffo – cappello.
Come ogni festa in giardino che si rispetti prevedeva un tavolo apparecchiato – di bianco! – bevande fredde, dolci, gelati e qualsiasi cosa di buono che ognuna di noi volesse portare. Non lo ricordo di preciso, ma sicuramente ci sarà stata una piramide di cioccolatini ripieni di gelato (tipo quelli che presento oggi) perché il gelataio di un paese vicino ne faceva di buonissimi ed io ne mangiavo in quantità.
Il pomeriggio è stato divertentissimo e naturalmente molto goloso e l’inizio di una serie di ‘feste a tema estive’ che abbiamo replicato fino a qualche anno fa. Poi ci siamo sposate, disperse per l’Italia, partite per vacanze più brevi e lontane e l’estate è diventata un po’ diversa da quelle che facevamo ‘da piccole’.

Poche note: per fare questi dolcetti trovo che siano indispensabili gli stampi di silicone o di policarbonato per i cioccolatini. Più buoni sono il cioccolato e il gelato utilizzati, migliore è il risultato finale. Io non ho temperato il cioccolato, ma l’ho sciolto progressivamente – parte sul fuoco, parte fuori dal fuoco - in modo da non aumentare troppo la temperatura del cioccolato.
Ho utilizzato gelato alla vaniglia perché avevo ospiti che non gradiscono la menta ma a mio parere i migliori si ottengono con gelato artigianale al gusto di menta.


CIOCCOGELATINI



(il numero dei ‘cioccolatini’ che si ottengono con queste dosi, dipende dalla dimensione dello stampo. I miei ‘girasoli’ di silicone hanno un diametro di circa 4 cm ed ho ottenuto 20 cioccolatini)

100 gr di cioccolato fondente al 60%
200 gr di gelato artigianale del gusto che preferito, io ho utilizzato la vaniglia


Trita grossolanamente il cioccolato e mettine una metà a fondere in un pentolino a bagnomaria.
Quando il cioccolato è fuso, aggiungi poco per volta fuori dal fuoco l’altra metà e mescola in modo da fonderlo completamente.
Con il cioccolato fuso rivesti le pareti di uno stampo per cioccolatini aiutandoti con un pennello di silicone.
La quantità di cioccolato da utilizzare per il ‘guscio’ dipende un po’ dai gusti. A me piace che sia abbastanza consistente in modo da fare ‘croc’ quando viene assaggiato, se è troppo sottile si percepisce appena.
Metti lo stampo a raffreddare in frigorifero per 5 ore.
Per riempire con facilità i gusci di cioccolato con il gelato, estrai il gelato dal congelatore almeno un quarto d’ora prima, in modo che sia lavorabile con un cucchiaio.
Quando il gelato è morbido e cremoso, estrai lo stampo dal frigo e riempi i gusci di cioccolato con qualche cucchiaino di gelato.
Livella bene la superficie del gelato all’interno di ogni cioccolatino e metti a raffreddare in congelatore per 4/5 ore.
Prima di servire estrai i cioccolatini dallo stampo e sistemali su un vassoio.



EASY: Puoi preparare i cioccogelatini con gelato di vari gusti: pistacchio, nocciola, crema e vaniglia e servirli per una festa di compleanno estiva dopo la torta.




CHIC: Preparali con gelato alla menta e servili con il caffè al termine di una cena all’aperto.