domenica 14 maggio 2017

Fragole con meringa morbida per la festa della mamma

Quando ero piccola ‘investivo’ la mia paghetta mensile nell’acquisto di un numero speciale dei classici di Topolino. Abitavo a Firenze e c’era un vecchio giornalaio non troppo distante da casa che li aveva proprio tutti, anche quelli usciti quando io non ero ancora nata. Ogni mese mi sedevo di fronte allo scaffale dove li teneva in bell’ordine e ne acquistavo uno. Lo leggevo avidamente in poche ore appena arrivata a casa, cercando di non rovinare le pagine e di non spiegazzarlo troppo. Negli anni ho scelto altre letture, ma mi è rimasta l’abitudine di aspettare la fine del mese, acquistare la rivista favorita del momento e sfogliarla in pace da qualche parte. Le mie preferite adesso sono il magazine di Donna Hay e la rivista Elle. La rivista di Donna Hay la compro a Milano, perché qui a Torino non riesco a trovarla. Me la tiene da parte un giornalaio vicino al posto dove lavoro, resisto alla tentazione di sfogliarla in treno tornando a casa e aspetto di avere un pomeriggio più tranquillo per andare alla mia sala da tè preferita: mi siedo su uno dei divanetti, ordino un tè che arriva accompagnato da un piattino con qualche biscotto di frolla e mi dedico alla lettura.
Non sono una appassionata di moda e riviste del genere ma una delle ragioni per cui continuo a comprare Elle è l’editoriale del suo Direttore. E’ una sola pagina, poche righe scritte con il cuore che valgono decisamente l’acquisto e che conservo in uno speciale quaderno dei ritagli, per rileggerli ogni tanto. Ce n’è uno che mi piace moltissimo, dedicato alla sua mamma, di cui copio qui qualche passo, per dedicarlo alla mia di mamma che è una persona speciale come quella descritta qui:
Lo scettro del comando lo detiene saldamente lei, mia mamma nonna di cinque nipoti, capoclan. Lei ha sempre ragione. […]. Le nonne sanno tutto. Hanno visto molto, studiato a memoria poesie in rima, incipit dell’Iliade e leggi della fisica, non hanno mai delegato numeri e parole a un hard disk e non si sono mai fidate di un “search” su Google. E oggi si ricordano le Guerre Puniche e di Indipendenza, i fiumi più lunghi, i movimenti letterari e quelli pittorici, la geometria dei corpi solidi e la chimica delle particelle. Le nonne sanno fare tutto. Posseggono quella manualità innata e quella fiducia nelle proprie capacità pratiche che io attribuisco a epoche più frugali e meno digitali delle nostre. […] Le nonne invecchiano con eleganza perché non hanno mai pensato che i cinquanta fossero i nuovi trenta […].” (Danda Santini)
Mia mamma è così. Ha studiato latino e greco molti anni prima di me e se li ricorda decisamente meglio di me. Ha chiuso la sua laurea nel cassetto senza nessuna frustrazione ed ha dedicato a me e a mia sorella ogni minuto della sua giornata da quando siamo nate. E’ elegante e sempre perfetta e nessuno sospetterebbe che è un elettricista e un idraulico .. di qualità. Smonta e rimonta qualsiasi cosa, zappa il giardino, consulta le ricette di cucina sul tablet (io affogo nei ritagli) ed è capace di fare collegamenti tra Pc e Tv che io nemmeno me li sogno. Qualche anno fa per Natale ha ricevuto una cassetta degli attrezzi ‘professionale’ e credo che lo consideri uno dei regali più belli che le abbiamo fatto. Ha un e-book dal quale non si separa mai ma adora le vecchie porcellane, i mobili antichi e si rifiuta di accettare che il sushi possa essere una delle prelibatezze del momento. Così come non considera una buona idea che le ‘ragazze’ possano ad un certo punto cambiare colore di capelli e trasformare i loro capelli neri in castani mesciati di biondo (vero mamma??).
A lei è dedicato questo dolce di oggi, tanti auguri mamma! La dedica è naturalmente anche per il mio papà, è un tipo straordinario anche lui, un po’ l’intellettuale pensatore della famiglia.

P.S. Qualche difettuccio lo ha anche la mia mamma. Adora l’ordine e in uno dei suoi frequenti repulisti ha buttato via tutta la mia collezione di Topolini faticosamente messa insieme paghetta dopo paghetta. E’ stato un errore d’accordo, ma intanto l’ha fatto. Non l’ho ancora perdonata.

La ricetta è copiata da un dolce di Csaba della Zorza, che lo prepara in una versione più autunnale – ottima - con le mele e il frutto della passione.

FRAGOLE CON MERINGA MORBIDA



Ingredienti per persone:
Per la meringa:
2 albumi
lo stesso peso degli albumi (45 gr circa) di zucchero a velo
lo stesso peso degli albumi (45 gr circa) di zucchero semolato fine, tipo Zefiro

400 gr di fragole
2 cucchiai di zucchero di canna
4 cucchiai di succo di limone
zucchero a velo per servire


Lava le fragole ancora con il picciolo verde, poi elimina il picciolo.
Tagliale a metà se non sono molto grandi, altrimenti in quattro parti e mettile in una casseruola con lo zucchero di canna e il succo di limone.
Falle cuocere a fiamma bassa fino a quando cominceranno a disfarsi.
Non devono disfarsi completamente, solo ammorbidirsi, quindi toglile dal fuoco appena sono pronte e lasciale raffreddare.
Prepara la meringa.
Mescola i due tipi di zucchero, in modo da ottenere un unico mix.
In una ciotola metti gli albumi e inizia a sbattere con l’aiuto delle fruste elettriche o di una planetaria. Appena iniziano a diventare un po’ spumosi aggiungi il composto di zuccheri in tre fasi successive (un terzo alla volta) senza mai smettere di sbattere e utilizzando le fruste o il mix a velocità elevata.
L’obbiettivo è quello di ottenere una meringa soda e compatta, la prova ‘classica’ è verificare che la meringa rimanga attaccata alla ciotola quando questa viene inclinata… o addirittura capovolta!
Quando la meringa è pronta, trasferiscila in un sac à poche e mettila in frigo fino al momento di utilizzarla.
Accendi il grill del forno a 200 gradi.
Quando le fragole sono completamente raffreddate, distribuiscile in quattro coppette o pirofile monoporzione che possano andare in forno.
Con la meringa fai una cupoletta su ogni ciotolina di fragole in modo da ricoprire completamente.
Disponi le coppette su una teglia e mettile in forno sotto il grill, fino a quando la meringa comincia a diventare dorata (circa 10 minuti).
Servile appena sfornate cosparse di zucchero a velo.

EASY: per una festa di compleanno o una merenda di fine scuola in terrazza.




CHIC: per una cena di inizio estate a buffet, preparale utilizzando frutta diversa alcune con le fragole, altre con pesche oppure albicocche utilizzando come contenitore tazzine da caffè tutte diverse (purchè possano andare in forno), risolvono in una sola portata il problema di servire frutta e dolce. Per riconoscerle spolverizzate la meringa sulle albicocche con il cacao, quella con le pesche con un pizzico di cannella, le fragole con lo zucchero a velo.

lunedì 8 maggio 2017

Farinata di ceci

Qualche giorno fa ero con una mia amica, seduta alle panchine di un giardino vicino a casa. Lei ha due bambine piccole, 5 e 7 anni, loro dondolavano sull’altalena, noi con maglione pesante a collo alto e un piumino sottile le sorvegliavamo da lontano. In questa ‘primavera autunnale’ non è possibile adottare un abbigliamento più leggero, non si può rinunciare a calze di lana, scarpe chiuse e giubbotti impermeabili. Gli occhiali da sole servono solo per brevi momenti ed è utile avere un paio di guanti di lana (sottili, d’accordo ma sempre di lana) in borsa.
La mia amica è uno spirito romantico, di quelle che hanno sempre un po’ la testa tra le nuvole e da ragazza credeva nel mondo perfetto. Chiacchieravamo guardando le bambine dondolarsi, senza nemmeno concentrarsi molto sulle parole ma lasciandole cadere nel vento che in questi giorni non si ferma mai. Mi diceva che vorrebbe che le bambine non assomigliassero a lei, ma fossero più concrete e decise nei confronti della vita. Lei si coccola con i ricordi di quando era piccola e ha la testa piena di sogni più o meno realizzabili, in sostanza non vive mai nel presente, è sempre sospesa tra passato e futuro. Io lì per lì le ho dato ragione, in fondo non sono molto diversa da lei e capisco che a volte siamo lontane dalla realtà, col rischio di non capire dove stiamo andando. Poi ci ho ripensato, comunque vadano le cose non potrei mai rinunciare ai miei sogni piccoli e grandi, sono convinta che i sogni e i progetti (a volte irrealizzabili) siano parte di me e per qualche strana alchimia rendano la vita più bella. Smettere di sognare vuol dire diventare improvvisamente vecchi, anche a 20 anni. Quindi auguro alle sue bambine di avere sogni grandi e grandi progetti, che diano un senso alla loro vita perché senza sogni… non si va da nessuna parte.

Come dicevo, dato il tempo che fa qui, la farinata è ancora un piatto molto gradito. Ci sono tantissimi modi di farla, modificando le proporzioni tra acqua e farina. Questa è la mia ricetta, a me piace non troppo sottile, poco unta e dalla consistenza un po’ morbida. Se la preferite più croccante aumentate l’acqua (anche fino a 4 volte la quantità di farina) e fatela più sottile. Qualunque sia la proporzione tra acqua e farina è molto importante far riposare a lungo la pastella, almeno 3/ 4 ore. Quando la faccio per pranzo la domenica la preparo la mattina prestissimo (intorno alle 7) e la cuocio all’una subito prima di andare a tavola,
In genere la farinata si gusta con una generosa quantità di pepe nero macinato al momento. Io non amo molto il pepe e lo sostituisco con sale nero, per mantenere lo stesso ‘effetto colore’.
E’ molto buona servita caldissima con una piccola burrata sopra o per una versione più light qualche fetta di primo sale. 



FARINATA DI CECI



Ingredienti per una teglia diametro 28 cm:

200 gr di farina di ceci
400 gr di acqua
2 cucchiai di olio extra vergine di oliva
Sale

Per servire:
sale nero macinato al momento
burrata o primo sale (ma anche lardo di Colonnata)


Metti la farina di ceci in una ciotola e versa sopra lentamente tutta l’acqua, mescolando continuamente.
Fai attenzione a non formare grumi; in ogni caso, lasciando riposare la pasta e mescolando spesso, i grumi poco a poco spariscono da soli (sembra incredibile ma è così).
Lascia riposare la pastella per almeno 3 / 4 ore, mescolando ogni tanto (almeno ogni 20 minuti) per ottenere alla fine una pastella densa e vellutata. In ogni caso più riposa, meglio è.
E’ un piatto da fare nelle domeniche di pioggia, quando si trascorre la mattinata in casa in modo da avere il tempo di .. seguirla un po’.
Trascorso il tempo di riposo della pastella accendi il forno a 200.
Aggiungi alla pastella l’olio extra vergine di oliva, un cucchiaino di sale fino e amalgama bene.
Io non ho la teglia in rame necessaria per la farinata, ne uso una di acciaio foderata di carta da forno, ammetto che non sia la stessa cosa, se la teglia è di rame, la farinata è certo più autentica.
Versa la pastella nella teglia eventualmente foderata di carta da forno e cuoci in forno già caldo per 30 minuti. Con questa dose e una teglia di 28 cm di diametro si ottiene una farinata piuttosto spessa, se piace più sottile, si possono fare due teglie da 18 cm.
La farinata è pronta quando la superficie è di colore dorato e lievemente scura ai bordi.
Servi calda, tagliata a fette con sale nero (o pepe) macinato al momento. Si accompagna molto bene con burrata o lardo di Colonnata.


EASY: per un pranzo leggero di domenica, servita molto calda con una burrata e un’insalatina fresca.

CHIC: preparala come antipasto per una cena tra amici, servila tagliata a piccoli spicchi e metti in tavola ciotoline con fette di lardo di Colonnata, fettine di primosale, patè di olive e una buona qualità di olio extravergine di oliva, in modo che ognuno possa scegliere il condimento che preferisce, anche solo olio e pepe.


domenica 30 aprile 2017

Riso al forno con asparagi

In molte riviste e libri di cucina stranieri questo modo di cuocere il riso – in forno, completamente ricoperto di brodo – è etichettato come ‘baked risotto’; la versione base di Donna Hay è una delle mie preferite. Io non me la sono sentita di chiamarlo risotto in quanto il risultato finale non ha la consistenza cremosa e vellutata di un vero risotto. Il riso resta più croccante, ‘schiccato’ e meno amalgamato alla verdura che si è deciso di utilizzare. E’ comunque – a mio parere - molto buono, saporito e gustoso, una versione forse meno comfort food ma più primaverile e fresca del vero risotto. E poi è molto comodo da fare perché non richiede di essere seguito come un vero risotto, si fa tostare il riso in una pentola come per un normale risotto (in genere il baked risotto non prevede questo passaggio ma io lo faccio sempre) poi si trasferisce in una teglia che possa andare in forno, si uniscono le verdure che si è scelto di utilizzare, si copre di brodo e si lascia lì 40 minuti. Finito. Nel frattempo ci si può dedicare ad altro.
Molto comodo per un invito improvvisato a cena. Quando un’amica che è venuta per fare due chiacchiere nel tardo pomeriggio, decide di fermarsi anche a cena. Si va in cucina e si continua a chiacchierare, mentre si spalmano dei crostini per l’aperitivo (improvvisati anche quelli con il philadelphia e qualche erbetta) il riso si prepara praticamente da solo. Si parla di tutto, erano secoli che non ci vedevamo e interrompere i racconti per preparare una cena vera sarebbe davvero un peccato, si continua a sorseggiare il tè, ma chi vuole può scegliere un calice di prosecco bello freddo. Decidiamo di mangiare in cucina e si apparecchia molto semplicemente, due runner ma uno dei miei serviti di piatti preferiti. Mi ha portato cinque peonie dal suo giardino e le sistemiamo in una caraffa di vetro al centro del tavolo. Ad una riunione così mancava solo mia sorella che però abita a circa 600 km da qui e certo non poteva raggiungerci. Ma, magia di skype, in qualche modo ha partecipato anche lei per un po’ alla nostra chiacchierata.

RISO AL FORNO CON ASPARAGI



Ingredienti per 4 persone :

320 gr di riso Carnaroli
750 gr di asparagi
1 cipolla di Tropea piccola
100 ml di vino bianco secco
500 ml di brodo vegetale
100 gr di parmigiano grattugiato
olio extra vergine di oliva
sale


Per prima cosa prepara gli asparagi.
Elimina la parte finale del gambo, quella più legnosa.
Taglia le punte e mettile da parte, poi pela i gambi in modo da eliminare la parte più fibrosa.
Metti i gambi degli asparagi in una pentola di acqua fredda leggermente salata e lasciali cuocere per 10 minuti da quando inizieranno a bollire. Poi scolali, tagliali a pezzetti e uniscili alle punte lasciate da parte.
Accendi il forno a 180 gradi.
Affetta la cipolla sottilmente e falla soffriggere in una casseruola a fiamma moderata con 2 cucchiai d'olio extra vergine di oliva e due cucchiai di acqua.
Aggiungi il riso nella casseruola con la cipolla e lascialo tostare qualche minuto.
Versa nella casseruola il vino bianco e lascia evaporare.
A questo punto aggiungi gli asparagi, punte e gambi, mescola per amalgamarli al riso e lascia insaporire un minuto.
Trasferisci il tutto in una pirofila da forno, copri con il brodo bollente, copri la pirofila con un foglio di carta di alluminio e metti in forno già caldo per 40 minuti.
Trascorsi i primi 25 minuti, controlla la cottura, elimina il foglio di alluminio, assaggia di sale (il brodo che faccio io non è molto saporito, quindi aggiusto di sale se necessario) e lascia cuocere scoperto gli ultimi 15 minuti.
Terminata la cottura togli la pirofila dal forno, aggiungi il parmigiano e amalgama bene. Servi il riso subito.
Se preferisci che gli asparagi rimangano più croccanti, tieni separati fin dall’inizio gambi e punte. Aggiungi nella pirofila subito solo i gambi, le punte le metterai nel riso solo negli ultimi 15 minuti di cottura, magari dopo un rapido passaggio in padella con un filo di olio per dare più gusto.



EASY: diventa un piatto unico per una cena infrasettimanale se servito accompagnato da uno spiedino di gamberoni cotti rapidamente alla griglia e spennellati con olio extra vergine di oliva aromatizzato con un rametto di maggiorana fresca.


CHIC: in genere il risotto non è considerato un ‘piatto da invito’ perché non può essere abbandonato sul fuoco, preparato così, invece, può diventare il primo piatto di una ‘cena con invitati’. Si può servire anche ad una cena a buffet, in piccole ciotoline, portato caldo dalla cucina appena è pronto e accompagnato da una cremolata di parmigiano e zeste di limone.




domenica 2 aprile 2017

Tarte au citron meringué

Da quando abitiamo a Torino fare una gita oltre confine in Francia non è poi così difficile. In auto si fa prima ad arrivare in Provenza o nel Luberon che a Roma. Così ogni tanto, approfittando di un fine settimana lungo o di un ponte ci regaliamo un giro nella campagna francese. Evitiamo con cura la Costa Azzurra e procediamo verso le dolci colline francesi, punteggiate di piccoli mas in pietra con le persiane color pastello e illuminate da un cielo di un azzurro speciale. Gli obbiettivi di queste piccole gite sono sempre gli stessi: passeggiare nel verde respirando aria pulita e profumata – Torino è davvero tanto inquinata alla fine dell’inverno, scoprire qualche oggetto vecchio nei mercatini di bric à brac da portare a casa come souvenir, fare tante foto e trovare un posto carino per la cena. Di solito al pranzo non dedichiamo mai troppo tempo, spesso acquistiamo una baguette croccante un sacchetto di olive e formaggio fresco da spalmare sul pane, cercando di non fare troppi pasticci. Ma la cena fatta ‘come si deve’ è parte integrante della vacanza.
Una delle cose che mi stupisce sempre è quanta attenzione dedichino i francesi a fare in modo che mangiare sia un vero piacere anche per gli occhi. Non sono un'appassionata di cucina francese, a mio modestissimo parere il cibo italiano, quando è fatto bene è decisamente migliore, ma in una cosa ritengo i francesi insuperabili: nel modo assolutamente affascinante e curato con cui sanno sistemare la tavola e presentare i loro piatti. Anche nel più piccolo locale sperduto nella campagna si trovano tavole apparecchiate con grazia: magari senza tovaglia, con semplici stoviglie di coccio, ma i bicchieri – ad esempio – non sono mai messi a caso, ma scelti in un colore a contrasto con le stoviglie oppure ci sono fiori freschi in tavola o rametti di erbe profumate legate da un filo di rafia e appoggiate con disinvoltura sui tovaglioli, perfettamente piegati e appoggiati alla sinistra del piatto. Il menu, se previsto è scarabocchiato con il gesso su una lavagna appesa alle pareti, più spesso è recitato a memoria dal cameriere che viene a prendere le ordinazioni. In genere solo pochi piatti, rigorosamente preparati con prodotti del territorio: qualche antipasto, due o tre piatti principali a base di carne o pollo e l’immancabile dessert. I piatti arrivano in tavola sempre ben curati, mi colpisce ogni volta l’attenzione che i francesi dedicano ai particolari, si ha l’impressione che anche nelle cucine di questi piccoli locali a gestione familiare – paragonabili alle nostre trattorie di campagna – ci siano chefs che hanno studiato a Parigi, invece che semplici cuoche di campagna. Le verdure sempre tagliate in pezzi regolari e tutti uguali, se ordinate una vellutata sarà guarnita con un ricciolo di crème fraiche perfettamente riuscito…insomma sono proprio bravi. E danno il meglio nei dessert, per i quali mi sembra perfetta la definizione presa a prestito dagli inglesi di ‘decadent dessert’, in poche parole… irresistibili. La lingua francese sembra fatta apposta per rendere goloso il nome dei dolci ‘molleux au chocolat’ è molto più attraente di ‘morbido al cioccolato’, ‘tarte aux fraises’ suona più croccante e zuccherino di crostata alla fragole e così via. Qualunque cosa ordiniate vi arriverà un piccolo gioiello, da fotografare prima di mangiarlo. Uno dei miei dessert preferiti è questa tarte au citron, in genere la pasta è una brisée leggerissima che scrocchia quando si rompe con il cucchiaino, la crema ha il gusto pungente del limone vero, non dell’essenza di limone e il ciuffo di meringa è talmente perfetto che è quasi un peccato romperlo.

La mia versione di questa torta è fatta con una frolla sottile perché non ho una buona ricetta per fare la pasta brisée, mi viene sempre insipida. Per la crema preferisco usare succo di limone, invece dell’essenza che – mi sembra - dà alla crema un aroma eccessivo e un po’ artificiale, ma qui dipende dai gusti.
Questa tarte è dedicata alla mia amica, quella che abbiamo soprannominato ‘la Principessa’: venerdì 31 era il suo compleanno.



TARTE AU CITRON MERINGUE


Ingredienti per 4 crostatine (diametro degli stampi 8 cm circa):


Per la base di pasta frolla:
90 gr di farina 00
40 gr di burro freddo
40 gr di zucchero a velo non vanigliato
1 tuorlo d’uovo
1 pizzico di zenzero in polvere (pochissimo, la punta di un cucchiaino)


Per la crema al limone:
300 ml di latte intero
2 tuorli d'uovo
100 gr di zucchero semolato fine tipo Zefiro
30 gr di farina ‘00’
1 limone bio (succo e buccia)


Per la meringa:
1 albume
lo stesso peso dell’albume (20 gr circa) di zucchero a velo
lo stesso peso dell’albume (20 gr circa) di zucchero semolato fine, tipo Zefiro

Prepara per prima la pasta.
In una ciotola mescola con un cucchiaio di legno lo zucchero a velo e il burro a pezzetti.
Appena il composto è amalgamato, aggiungi il tuorlo e per ultima la farina setacciata e impasta fino a quando tutti gli ingredienti sono ben amalgamati, ma senza scaldare troppo la pasta con le mani.
Togli l’impasto dalla ciotola, forma una palla, avvolgila nella pellicola e lascia riposare in frigorifero per due ore.
Mentre la pasta riposa prepara la crema.
Metti a scaldare il latte in una casseruola con la scorza del limone, lavata e asciugata e tagliata grossolanamente facendo attenzione non asportare la parte bianca.
Togli dal fuoco prima che inizi a bollire e lascia intiepidire il latte.
Utilizzando una forchetta, sbatti i tuorli con lo zucchero.
Quando il composto è spumoso, unisci la farina setacciata. Amalgama con una frusta. Filtra il latte per eliminare la buccia di limone e aggiungilo a filo al composto di uova, facendo attenzione e non formare grumi.
Versa di nuovo tutto nella pentola e metti sul fuoco a fiamma dolce continuando a mescolare con la frusta, fino a quando la crema comincia ad addensarsi (non deve essere troppo compatta).
Fuori dal fuoco aggiungi 5 o 6 cucchiai di succo di limone (assaggia e regola secondo il tuo gusto), lascia intiepidire la crema e copri con pellicola a contatto, fino al momento di utilizzarla. Appena fredda puoi metterla a riposare in frigorifero.
Prepara la meringa.
Mescola i due tipi di zucchero, in modo da ottenere un unico mix.
In una ciotola metti l’albume  e inizia a sbattere con l’aiuto delle fruste elettriche o di una planetaria. Appena l’albume inizia a diventare un po’ spumoso aggiungi il composto di zuccheri in tre fasi successive (un terzo alla volta) senza mai smettere di sbattere e utilizzando le fruste o il mix a velocità elevata.
L’obbiettivo è quello di ottenere una meringa soda e compatta, la prova ‘classica’ è verificare che la meringa rimanga attaccata alla ciotola quando questa viene inclinata… o addirittura capovolta!
Quando la meringa è pronta, trasferiscila in un sac à poche e mettila in frigo fino al momento di utilizzarla.
Trascorso il tempo di riposo della pasta, accendi il forno a 160 gradi.
Stendi la pasta tra due fogli di carta da forno e rivesti 4 stampini monoporzione (i miei hanno diametro cm 8).
Bucherella il fondo di pasta con una forchetta e fai cuocere in forno i gusci di pasta per 20 minuti, sfornali e lasciali raffreddare (non toglierli subito dagli stampini perché rischiano di rompersi).
Poco prima di servire, accendi il grill del forno a 200 gradi.
Riempi i gusci di pasta ormai freddi con una dose generosa di crema al limone, completa ogni crostatina con un ciuffo di meringa e passalo sotto il grill per 10 minuti o fino a quando la meringa comincia a prendere un bel colore dorato.
In alternativa all’uso del grill, puoi brunire la meringa con una torcia da pasticcere, quelle che si usano per caramellare lo zucchero.
Servi tiepide o a temperatura ambiente.






EASY: mi piacciono molto servite come dessert per il pranzo di Pasqua, accompagnate da un bel pezzo di cioccolato fondente che proviene dalla apertura dell’uovo di Pasqua.


CHIC: uno dei miei pasticceri torinesi preferiti le fa piccole come friandises, sono un’idea carina per il tè del pomeriggio di pasquetta, se piove e si è costretti a stare in casa (e per qualsiasi altro pomeriggio di tè in primavera).