domenica 19 febbraio 2017

Composta di frutta cotta e melagrana

Hygge. Da qualche mese questa parola si legge un po’ ovunque: sui blog (di lifestyle, cucina, arredamento e design…), sulle riviste e sui quotidiani, sugli scaffali delle librerie, in cui compaiono di continuo nuovi libri dedicati all’hygge. Hygge, lo dicono tutti lo ripeto anche io è una parola danese difficile da tradurre – a me viene in mente coziness, ma forse non è la stessa cosa – indica una filosofia di vita che spiega perché i danesi sono uno dei popoli più felici della terra – almeno secondo le statistiche. Hygge è la capacità di apprezzare i piccoli piaceri lenti della vita, quelli legati alla sfera della famiglia, della casa, delle amicizie e trovare in questi una fonte di serenità. Tanto per fare qualche esempio: hygge è una cena ben apparecchiata con tante candele accese sulla tavola, hygge è una tazza di tè e un libro in un pomeriggio piovoso, hygge è fare due chiacchiere con un’amica con una fetta di torta e una tazza di cioccolata calda, un pic nic a due sulla riva di un fiume per festeggiare l’inizio della primavera, raccogliere conchiglie passeggiando sulla spiaggia in un pomeriggio ventoso di autunno. Per me hygge è anche impastare il pane o preparare un dolce profumato di vaniglia nel silenzio totale della mia cucina, cosa di cui – il silenzio – ho spesso immenso bisogno quando torno a casa.
Naturalmente un libro sull’hygge (anzi due) l’ho acquistato anche io perché ero curiosa. All’inizio mi sembrava un po’ ingenuo, ricco di immagini di tazze fumanti, plaid soffici dai colori tenui fotografati sui divani, camini accesi in stanze dalle cui finestre si intravedono giardini innevati. Ci sono indicazioni di cose da fare per sentirsi hygge in ogni stagione, addirittura ricette hygge, una specie di manuale della felicità a portata di tutti, in cui, pare, le parole più gettonate sono candele, camino e cioccolata. Poi ci ho pensato bene, al di là di questa apparente ingenuità, c’è davvero qualcosa da imparare. Per come la vedo io non esistono cose o situazioni hygge: di per sé una tazza di tè non è hygge, per quanto deliziosa sia la miscela scelta, hygge è riuscire a vivere quell’attimo del pomeriggio come un momento di pace totale da dedicare a se stessi o da condividere con mamma e sorella o con l’amica del cuore. Certo l’hygge non può essere una via per la felicità – sarebbe troppo facile – ma un suggerimento molto utile per non farsi sopraffare dai problemi della vita quotidiana, ogni tanto rallentare il ritmo, concedersi qualche piacere slow e sentirsi davvero soddisfatti nel farlo. A questa ricetta tutta danese di candele accese (per quanto io le adori!) aggiungerei qualcosa di più mediterraneo come un pizzico di ironia e di spensieratezza, ingredienti a mio parere indispensabili per affrontare la giornata con un po’ di leggerezza.
Naturalmente è hygge qualsiasi comfort food e divertirsi nel cucinarlo, magari in compagnia. Questa composta di frutta è ispirata ad una ricetta di Elle a Tavola che ho adattato ai nostri gusti. La ricetta originale utilizzava ‘frutta antica’ e un po’ di Marsala, niente zucchero. Io ho aggiunto gli alchechengi e le arance pelate al vivo Divertitevi a speziarla con gusti diversi, anice stellato, chiodi di garofano, cardamomo o cannella, da scegliere in base all’umore della giornata o mischiandoli tutti insieme. Trovo che sia molto buona servita tiepida come dessert a fine pasto. Con o senza candele accese.


COMPOSTA DI FRUTTA COTTA E MELAGRANA




Ingredienti per 4 persone:

2 mele renette
2 pere decana
4 arance
20 alchechengi (se piacciono e se li trovate)
2 cucchiaini da caffè di zucchero di canna
2 stecche di cannella
mezza melagrana

Spremi due delle arance e metti il succo filtrato in un pentolino con lo zucchero di canna e le stecche di cannella.
Lava gli alchechengi e privali delle foglie (è un peccato, lo so, sono bellissimi; al limite puoi tenerne qualcuno da non cuocere e aggiungere per la decorazione finale).
Lava e sbuccia le mele e le pere, privale del torsolo e taglia la polpa a pezzi (non troppo piccoli) di dimensioni simili, in modo che cuociano in maniera uniforme.
Sbuccia le altre due arance e pelale al vivo, eliminando tutte le parti bianche i semi e i filamenti. Taglia ogni spicchio in due parti.
Aggiungi tutta la frutta, tranne le arance, nella pentolina con il succo di arancia e fai cuocere coperto per 5 minuti a fuoco basso.
A questo punto aggiungi anche le arance e lascia cuocere a fuoco lento fin quando la frutta sarà tenera (circa 10/15 minuti).
Mentre la composta cuoce preleva i chicchi dalla mezza melagrana.
Quando la frutta è pronta, togli dal fuoco, lascia intiepidire e servila con i chicchi di melagrana.



EASY: mi piace prepararla per la colazione della domenica. Fatta la sera prima e servita tiepida. In questo caso sostituisco la melagrana con qualche prugna essiccata che faccio cuocere con il resto della frutta.




CHIC: servita come dessert a fine pasto, accompagnata da un cucchiaio di crema inglese aromatizzata con la scorza di un limone bio. Servite la frutta nelle coppette e lasciate la crema in una salsiera in modo che ognuno possa aggiungerla a suo gusto.


domenica 5 febbraio 2017

Cavolfiore gratinato con olive

E’ facile, basta guardare qui, poco più in basso a destra, per leggere che nel 2016 ho inserito su questo blog solo 24 ricette. Pochissime, davvero troppo poche, almeno rispetto a quanto mi piacerebbe fare. L’anno scorso ho avuto poco tempo da dedicare a questo piccolo hobby, presa in altre cose troppo impegnative e assai poco soddisfacenti. Questo non mi ha impedito di cucinare e di fare svariati esperimenti. Abbiamo gustato torte farcite con una soffice crema al cioccolato (ne ho fatte tante….dovevo trovare la formula giusta), nuovi biscotti con uno strano mix di farine, crackers e grissini fatti in casa, zuppe vellutate per cena e insalate preparate con frutta, verdura, formaggi e quadrotti di pane croccante. Ogni tanto abbiamo aperto una bottiglia di vino per brindare al fine settimana e pranzato qualche domenica con tagliatelle fatte in casa, spesse come piacciono a noi, condite con gli ingredienti di stagione: pomodorini profumati appena saltati in padella con un filo di olio e basilico in estate, una salsa vellutata con i funghi ad autunno inoltrato. Ma non ho avuto il tempo di fotografare niente (o quasi) né tantomeno l’ispirazione giusta per scrivere due righe da mettere sul blog. Perché, chi legge lo sa meglio di me, ci vuole tempo per trasformare una pietanza preparata per cena in qualcosa da mettere qui. Serve il tempo per fotografare, rifotografare, scrivere e rileggere, serve l’idea giusta o almeno quella che ti sembra essere quella giusta
E pensando a tutto questo ho capito che non è stata solo mancanza di tempo. In parte la colpa è di quello che ho chiamato il ‘blocco-da-pinterest’. Pinterest è una miniera di immagini bellissime: case da sogno, abiti da principessa e una quantità di foto di ricette creative, nuove, presentate in modo perfetto. Così ogni volta che guardavo un mio piatto pensavo che, si, magari era buono da mangiare – o almeno a noi è piaciuto – ma come potevo mettere la ricetta qui? Troppo semplice, troppo vista, foto bruttina, piatto confezionato malissimo.. insomma ce n’era sempre una. Ma possibile che mi devo stressare anche per questo che dovrebbe essere solo puro divertimento? A me piace cucinare scrivere e fotografare, questo è un bel modo di impiegare un po’ del tempo libero e allora..pazienza se non è tutto perfetto e bello come vorrei. La ricetta che segue infatti ha ben poco di originale, il classico cavolfiore gratinato con l’aggiunta di una manciata di olive nere e qualche fettina di groviera. Si può preparare con il cavolfiore bianco o mettendo insieme quello bianco e il cavolfiore viola, che ha un colore meraviglioso. Quello che avevo acquistato era talmente bello che.. l’ho usato come centrotavola, sistemato su un sottopiatto di vetro e accompagnato da fresie bianche e una manciata di foglie verdi.  


CAVOLFIORE GRATINATO




Ingredienti per 4 persone:

1 cavolfiore bianco (oppure mezzo bianco e mezzo viola) di circa 500 gr
200 gr di olive (io ho usato le taggiasche, ma sono perfette anche quelle greche)
50 gr di groviera
Sale

Per la besciamella:
40 gr di burro
40 gr di farina 00
500 ml di latte intero
20 gr di parmigiano grattugiato
Sale
Noce moscata

Per finire:
Olio extra vergine di oliva
Pangrattato


Pulisci il cavolo privandolo delle foglie e lavalo.
Suddividilo in cimette e mettilo a cuocere in acqua bollente leggermente salata per circa 10 minuti.
Il cavolo si deve lessare ma deve rimanere croccante quindi controlla con una forchetta per capire quando è pronto: il cavolo deve essere morbido abbastanza da poter essere ‘inforchettato’ facilmente ma non si deve disfare.
Se i pezzetti che hai fatto sono piuttosto piccoli impiegherà poco a cuocere restando più saporito.
Mentre il cavolo cuoce inizia a preparare la besciamella.
In un pentolino fai scaldare il latte con un pizzico di sale. Non deve bollire.
In un’altra casseruola metti il burro e lascialo fondere a fuoco bassissimo, facendo attenzione che non inizi a friggere. Appena il burro è sciolto unisci la farina e fai tostare il mix di farina e burro sul fuoco, mescolando in modo che il composto non si attacchi al fondo della pentola.
Quando hai ottenuto una pastella solida e compatta togli dal fuoco e aggiungi qualche cucchiaio di latte tiepido in modo da diluire il composto, quindi aggiungi in una volta sola il latte restante, unisci una grattata di noce moscata (se la usi) e rimetti tutto sul fuoco – moderato – mescolando continuamente con una frusta e facendo attenzione a non formare grumi.
Fai cuocere la besciamella sul fuoco, deve addensarsi ma non diventare troppo compatta. E’ pronta quando vela il cucchiaio come una crema.
Fuori dal fuoco aggiungi il parmigiano grattugiato e aggiusta di sale se necessario.
Accendi il forno a 180 gradi.
Quando anche il cavolo è pronto scolalo e mettilo in una ciotola. Condiscilo con le olive snocciolate e tagliate in pezzi (se sono grosse) e il groviera grattugiato grossolanamente.
Copri il fondo di una pirofila o di una teglia che possa andare in forno con qualche cucchiaio di besciamella e aggiungi la restante al cavolo. Mescola bene e versa il composto all’interno della pirofila.
Metti sul cavolo una spolverata di pangrattato, condisci con un filo di olio e metti in forno caldo per 30 minuti.



EASY: per una cena veloce: accompagnalo con un’insalata di radicchio rosso valeriana e pezzetti di pera. E per concludere quadretti di cioccolata fondente e pane croccante per dessert.




CHIC: è un piatto piuttosto rustico e può essere ingentilito preparandolo in porzioni individuali utilizzando cocotte di coccio da portare direttamente in tavola. Magari aggiungendo una bottiglia di buon vino rosso e un po’ di riso pilaf al posto del pane. 


venerdì 20 gennaio 2017

Pane quasi integrale con i semi

La settimana scorsa qui a Torino è arrivata la prima neve della stagione. Una nevicata lieve, della quale il giorno dopo non c’era quasi più traccia. Niente a che vedere con la tragedia infinita che sta tormentando in questi giorni le regioni del centro Italia. Anche la neve in apparenza così soffice e innocua può diventare un terribile incubo.
Per quanto la neve in città sia considerata da molti una vera seccatura.. a me piace. Mi piace veder nevicare: ha iniziato intorno a mezzogiorno, prima pochi timidi fiocchi, poi una nevicata sempre più consistente. Ero a casa in ferie e dalle finestre della mia cucina vedevo una girandola leggera di fiocchi fittissimi che cadevano mollemente sui tetti. Sarà solo un’impressione ma mi sembra che quando nevica il mondo diventi più silenzioso e tranquillo.
In una giornata così avevo due possibilità. La prima. Uscire sotto la neve, tanto quando nevica non è mai troppo freddo, per passeggiare lungo le strade e nei giardini che diventano poco a poco bianchissimi; dedicare un’oretta di tempo prima che diventi buio a fare un bel pupazzo, di quelli che si vedono nei disegni dei bambini con una carota come naso e due grossi bottoni tondi per occhi. Qui dove abito c’è un piccolo giardino condominiale perfettamente quadrato con un albero di magnolia al centro e negli angoli due piccole panchine di ferro battuto, che erano diventati sinuosi arabeschi bianchi. Ma temo che gli altri condomini (tutti piuttosto seri e severi) non avrebbero gradito un pupazzo proprio al centro del prato e quindi ho rinunciato e sono passata all’opzione due. Ovvero: restare in casa e dedicare il pomeriggio a preparare una cena fatta di pietanze calde, confortevoli e a lenta cottura, di quelle che si possono preparare – almeno questo vale per me – solo in un pomeriggio di ferie. Una vellutata come primo piatto e un arrosto ricco con qualche verdura. Piatti che mentre cuociono diffondono in cucina un piacevole calore e profumo di cose buone. E poi un pane fatto in casa: un mix di farine diverse e gli avanzi di alcuni barattoli di semi (lino sesamo e girasole) che erano rimasti da alcune preparazioni natalizie. Ci è servito come antipasto in attesa che la vellutata si freddasse un po’ e diventasse commestibile: appena sfornato tagliato in strisce sottili e condito sul momento con olio extra vergine di oliva e sale nero di Cipro. Sulla tavola tovaglia e piatti bianchissimi in omaggio alla neve che continuava a cadere e candele verde bosco per … cambiare un po’!!


PANE QUASI INTEGRALE CON I SEMI


Ingredienti per una pagnotta: 

250 gr di farina integrale
120 gr di farina ‘00’
80 gr di farina grano saraceno
300 gr di acqua
7 gr di lievito di birra fresco
1 cucchiaino da caffè colmo di miele di acacia
30 gr di semi di girasole
30 gr di semi di lino
10 gr di semi di sesamo
5 gr di sale fino

In una brocca sbriciola il lievito e aggiungi 150 gr di acqua appena tiepida e tutto il miele. Lascia riposare 10 minuti.
Nel frattempo setaccia in una ciotola le tre farine, aggiungi i semi e l’acqua con il lievito.
Inizia ad impastare aggiungendo gradualmente l’acqua rimasta (potrebbe non servire tutta).
Appena l’impasto è lavorabile con le mani, aggiungi il sale e trasferisci l’impasto su una superficie infarinata.
Impasta almeno una quindicina di minuti, devi ottenere una pasta elastica (con la planeteria sarebbe necessario meno tempo ma io ho preferito fare a mano).
Terminata la fase di impasto, forma una palla e metti il panetto a lievitare in una ciotola pulita, coperta con un sacchetto di plastica che lasci alla pasta lo spazio per crescere e lievitare (quindi la plastica non a contatto con l’impasto).
Lascia lievitare in un luogo riparato fino al raddoppio (io ho impiegato circa tre ore).
Trascorso il tempo di questa lievitazione, preleva la pasta dalla ciotola e dai al pane la forma che preferisci. Io non sono molto brava e faccio solo pagnotte tonde con qualche taglio qua e là, ma si possono ottenere forme bellissime.
Appoggia la pagnotta in una teglia che possa andare in forno, foderata di carta da forno, copri con un canovaccio pulito e lascia lievitare ancora un’oretta.
Dopo una mezz’ora accendi il forno a 220 gradi in modo che il forno sia caldo quando la pagnotta è pronta per essere cotta.
Cuoci il pane a 220 gradi per circa 45 minuti (dipende dal forno quindi dopo 35 minuti comincia a controllare la cottura). Io lo copro con un foglio di alluminio, in modo che non si scurisca troppo in superficie, il mio forno tende a bruciare. Negli ultimi dieci minuti elimino l’alluminio e faccio dorare la pagnotta.
Sfornala e lasciala raffreddare su una griglia.
E’ molto buona e croccante il giorno in cui viene preparata, a mio parere resiste bene, senza essere congelata anche per i tre giorni successivi, perde un po’ di croccantezza ma resta morbida e gustosa.



EASY: come aperitivo improvvisato come abbiamo fatto noi, condita semplicemente con olio e sale.


CHIC: puoi utilizzarlo come base per delle tartine: spalma delle sottili fette di pane con poca robiola, aggiungi sopra un ciuffo di cipolle caramellate e pezzetti di nocciole tostate. Servi queste tartine con vino bianco frizzante.



venerdì 6 gennaio 2017

Sorbetto al Mandarino

Non ho mai considerato il 31 dicembre una vera festa e non mi piacciono le feste di capodanno, quelle con i cappellini, la musica a tutto volume e i giochi da tavolo. La mia festa di capodanno ideale sarebbe una cena a due con una tavola apparecchiata come piace a me, una musica lieve in sottofondo e tante candele accese. Da qualche anno trascorriamo capodanni molto tranquilli in compagnia dei soliti quattro amici, una cena a casa, per la quale ognuno prepara qualcosa. In montagna davanti ad un grande camino acceso oppure in città, l’occasione per noi ‘ragazze’ per divertirsi a indossare un abito un po’ più aggraziato e leggero al riparo del caldo dei termosifoni, invece dei soliti jeans e maglioni pesantissimi.
Quest’anno cena in città, appuntamento per le nove, eravamo invitati quindi liberi fino a quell’ora. Abbiamo fatto una passeggiata in centro, in una città insolitamente silenziosa e tranquilla per essere sabato sera. Non c’era quasi nessuno per le strade e ci siamo divertiti ad indovinare quali case ospitavano una festa: alcune finestre erano solo debolmente illuminate, da altre si intravedevano alberi decorati di mille lucine, altre ancora avevano luci intermittenti sui terrazzi e l’eco di musica e chiacchiere. Quella cui eravamo diretti noi aveva le finestre riparate da tende pesanti dietro le quali si intravedeva il lampadario acceso e una piccola ghirlanda di rami di abete e lucine brillanti appesa al balcone. Abbiamo iniziato a cenare alle nove in punto, aperitivo in piedi, poi una cena lenta e molto piacevole in assoluto relax. Poco prima di mezzanotte abbiamo spento lampadari e abat jour e la stanza è rimasta illuminata solo dalle luci bianchissime che avvolgevano l’albero di natale e da una quantità di candele sparse ovunque sulla tavola e vicino ai divani. A mezzanotte sono comparsi un vassoio di marrons glacés, uno di cioccolatini – in queste feste ho mangiato una quantità di cioccolato.. oltre ogni limite – e una bottiglia di prosecco. Abbiamo stappato, brindato con il rituale cin cin e scambio di baci sotto il vischio e fatto gli auguri a quelli a cui vogliamo bene, che festeggiavano lontani da noi. Anche quest’anno avevamo una piccola scorta di palloncini bianchi cosparsi di polvere argentata che abbiamo lasciato volare nel vento con i nostri desideri, piccoli o grandi, ognuno i suoi. All’una eravamo a casa. Il mio contributo alla cena sono stati gli antipasti e questo sorbetto al mandarino cosparso di chicchi di melagrana che sono bellissimi da vedere e – dicono – beneauguranti.
Buon anno a tutti e un bacio speciale al mio papà perché oggi è il suo compleanno!!


SORBETTO AL MANDARINO


(le dosi sono per circa 300 gr di sorbetto)

250 ml di succo di mandarino (per ottenerlo io ho spremuto 700 gr di mandarini)
100 gr di zucchero semolato
100 ml di acqua

In un pentolino metti l’acqua e lo zucchero e fai sciogliere sul fuoco a fiamma bassissima in modo da ottenere uno sciroppo fluido. Lo zucchero deve sciogliersi completamente ma non deve mai arrivare a bollire. Appena è pronto togli dal fuoco e lascia raffreddare.
Mentre lo sciroppo si raffredda, spremi i mandarini e misura 250 ml di succo. Filtralo e quando lo sciroppo di acqua e zucchero è freddo, aggiungilo al succo di mandarino filtrato. Mescola e versa tutto in un recipiente che possa andare nel congelatore.
Copri con pellicola e metti il mix di succo e sciroppo ne congelatore.
Ogni due ore estrailo, mescola in modo che on si formino cristalli di ghiaccio troppo spessi e rimetti nel congelatore.
Dopo 8 ore e .. 4 mescolate il sorbetto è pronto.
E’ più buono se prima d servirlo sta una 10 / 15 minuti a temperatura ambiente, in modo da tornare più cremoso.

EASY: puoi servirlo nel pomeriggio a chi non gradisce il tè. Prepara dei mezzi mandarini, privandoli della polpa interna e utilizzando le mezze scorze come ciotoline: servi il sorbetto all’interno dei mezzi mandarini cosparso di chicchi di melagrana.



CHIC: a fine pasto come dessert molto light. Mi piace servirlo all’interno dei calici da spumante con sopra, se piace, poco prosecco insieme ai chicchi di melagrana.