lunedì 31 ottobre 2016

Muffins neri con ragnatele di meringa

Più passa il tempo e più mi convinco che la vita debba essere affrontata con leggerezza e un pizzico di ironia. Non parlo dei problemi veri e importanti che tengo fuori dai discorsi frivoli e piuttosto sciocchi di questo blog. Mi riferisco ai piccoli contrattempi di ogni giorno che, se presi troppo sul serio, possono rendere la vita una specie di corsa a ostacoli difficilissima. Facevamo questa considerazione qualche sabato fa con una mia amica, sedute di fronte alla solita tazza di tè… beh solita per modo di dire. Tazze e teiera erano appoggiate su tre pile di libri di altezze diverse, io ero seduta su una poltrona di rattan che starebbe benissimo nell’angolo di un giardino invece che in una grande stanza completamente invasa di scatole di cartone mezze vuote e lei era riuscita a recuperare una vecchia sedia di cucina con il sedile di paglia quasi consumato. A maggio lei e il marito hanno deciso di lasciare la città e trasferirsi in campagna, non toppo lontano, quel tanto che basta per avere un po’ di aria pulita e spazio sufficiente a far crescere tre bambini. La casa che hanno scelto non era proprio in buone condizioni ma l’architetto e una squadra di operai molto convincenti le avevano assicurato che tre mesi di lavoro intenso l’avrebbero resa perfetta. Bastava rinunciare alle vacanze e impegnarsi a fondo. Così è stato. Di mesi ne sono passati cinque e la casa è ancora in condizioni scoraggianti. Le mattonelle soggiornano ancora nelle loro scatole, sparse un po’ ovunque, qua e là ci sono secchi di vernice ancora intatti, l’imbiancatura è lontana e mucchi di calcinacci invadono il giardino. Nel frattempo il marito è stato trasferito per un anno all’estero, così lontano che non riesce a rientrare più di una volta al mese. Lei il venerdì sera dopo una settimana di lavoro, treni, asili, scuole e impegni vari suoi e dei bimbi, carica la macchina con tre figli – il più ‘grande’ ha sette anni -, qualche scatolone di attrezzi, una buona dose di cibo quasi pronto, qualche giocattolo indispensabile e si trasferisce lì, per un fine settimana all’insegna della lotta con gli operai. Che, pare, non hanno ben chiaro che la proprietaria è lei e insistono a fare come vogliono.
"E' l'anno giusto per festeggiare Halloween" - mi ha detto. Fino ad ora aveva cercato di resistere e spiegare ai bambini – piuttosto delusi -  che Halloween non è una festa della nostra tradizione e che per vestirsi da strega o fantasma dovevano aspettare Carnevale. Quest’anno ha ceduto, un po’ per la stanchezza (‘non posso combattere anche con loro tre’) un po’ .. chissà.. magari nella notte delle streghe qualche strega di quelle ‘serie’ o un fantasma amante dei veri ruderi decide di fermarsi .. e dare una mano! L’idea mi è sembrata pienamente convincente e poiché anche a me in questo momento farebbe comodo un po’ di magia ho deciso per la prima volta anche io di festeggiare Halloween. Niente di che, certo non vado in giro con il cappellone nero a punta e una veletta nera cosparsa di ragni finti, ma ho comprato una dose generosa di candele bianche e arancioni, zucche ornamentali da spargere qua e là sulla tavola e preparato per cena un menu stregato. Per colazione questi muffins neri con le ragnatele di meringa. Certo le ragnatele sono tutt’altro che perfette e ho cercato inutilmente dei ragni di glitter argentato per completare la decorazione, ma ho deciso proprio all’ultimo momento e il tempo per organizzarsi bene e fare qualche prova-ragnatela in più non c’è stato.
In omaggio a ragnatele e fantasmi, leggeri ed evanescenti questi muffins sono davvero light: niente burro, solo un po’ di olio e un solo uovo.


MUFFINS NERI CON RAGNATELE DI MERINGA



Ingredienti per 8 muffins medi o 6 muffins grandi

Per i muffins:

125 gr di yogurt bianco intero
30 gr di olio extra vergine di oliva dal gusto delicato (io ho utilizzato un olio ligure)2
100 gr di latte intero
1 uovo
180 gr di farina “00”
180 gr di zucchero semolato
20 gr di cacao amaro
2 cucchiaini da caffè di lievito per dolci

Per le ragnatele di meringa:

40 gr di albume d’uovo
40 gr di zucchero a velo
40 gr di zucchero semolato.

Prepara anche il giorno prima le ragnatele di meringa.
Scalda il forno a 100 gradi.
Rivesti una teglia con carta da forno, ungila appena appena con un filo di olio di semi insapore.
Mescola insieme i 2 tipi di zucchero e suddividi il composto di zucchero in due parti.
Metti in una ciotola gli albumi e inizia a montare con un frullino o un mixer. Dopo qualche minuto aggiungi la metà del composto di zucchero e continua a montare fino a quando gli albumi saranno a neve ben ferma.
A questo punto incorpora a mano l’altra metà dello zucchero agli albumi montati, utilizzando una spatola di silicone e facendo attenzione a non smontare il composto.
Quando lo zucchero è tutto incorporato, riempi con la meringa una tasca da pasticcere e forma direttamente sulla teglia le ragnatele. Ci vuole un po’ di pratica, ammetto che le mie siano venute piuttosto male.
Cuoci in forno a 100 gradi 30 / 40 minuti (il tempo di cottura dipende un po’ dal forno). Lascia raffreddare le ragnatele prima di utilizzarle, si rompono molto facilmente.
Con questa dose di albumi otterrai molte ragnatele, alcune servono ‘di scorta’, con il resto della meringa puoi preparare mini meringhe con una bocchetta a stella oppure delle meringhette a forma di fantasmino per restare in tema.

Per preparare i muffins:
Prepara gli stampini, io utilizzo gli usa e getta di alluminio e all’interno inserisco i pirottini di carta.
Scalda il forno a 180 gradi.
La tecnica è sempre la stessa: si mescolano da una parte tutti gli ingredienti liquidi, dall’altra tutti i solidi e poi si uniscono i due composti (i solidi nei liquidi) mescolando il meno possibile per ottenere muffins soffici. Sembra strano ma è così.
Setaccia in una ciotola la farina con il cacao, unisci lo zucchero e il lievito e mescola in modo da amalgamare gli ingredienti.
In un’altra ciotola inserisci gli ingredienti umidi: yogurt, latte, olio e l’uovo appena sbattuto. Mescolali fino ad ottenere una miscela omogenea. 
Versa il mix di farina e zucchero nella ciotola con  gli ingredienti umidi ; mescola rapidamente, quel tanto che basta ad amalgamare i due composti.
Riempi gli stampini che hai preparato e cuoci in forno già caldo a 180 gradi per 20 minuti.
Quando i muffins sono freddi, decorali con le ragnatele di meringa e qualche cioccolatino a forma di zucca.


EASY: per una colazione o una merenda ‘spaventosa’, servili accompagnati da una tazza di tè aromatizzato all’arancia e una coppettina di panna (non dolcificata, c'è già la meringa) per chi proprio ha voglia di esagerare.






CHIC: confeziona ogni muffin in una bustina di plastica per alimenti, aggiungi una ragnatela di meringa e un cioccolatino a forma di zucca. Chiudi con un nastro arancione e la sagoma di una strega ritagliata in cartoncino nero. Sistemali su un bel vassoio e distribuiscili ai bambini questa sera.



domenica 23 ottobre 2016

Risotto al limone con la zucca

Mi capita molto spesso di cenare da sola. Per questo, penso, rinuncio quasi sempre all’opzione ‘cena-improvvisata’: in pigiama, sul divano, con un libro una fetta di torta cioccolatosa e una tazza di tè. Ammetto che ogni tanto sia molto piacevole, rilassante e abbia perfino un pizzico di magia, specialmente in questa stagione, se la luce nella stanza è soffusa al punto giusto,  si appoggiano le gambe su un puff e si aggiunge un plaid; il mio preferito, ormai quasi consumato ma ancora caldissimo, è a quadri beige carta da zucchero e azzurro cielo. Ma se mangiare da soli è cosa di tutte le sere – o quasi – l’opzione di cui sopra ripetuta all’infinito diventa vagamente malinconica, oltre che dannosa per la salute, visto che la torta cioccolatosa tutte le sere proprio non si può. E poi ne va della qualità della vita che, anche se una mia amica per questo mi prende sempre in giro, per me è una cosa importante. Pigiama e divano tutte le sere per i miei gusti non vanno. Per questo preparo sempre una cena vera, in genere un piatto unico: pesce e riso basmati, uova in camicia con verdure, un ricco risotto come quello di oggi e posso esagerare anche fingendo un mini party a base di salsine di verdura, creme di formaggio crackers e grissini, perché no?! Cenare da soli è anche l’occasione per sperimentare qualche ricetta paradossale che sarebbe improponibile cucinare direttamente per qualcun altro senza aver prima provato in solitudine se la cosa è commestibile. A volte da questi esperimenti nasce qualcosa di buono, altre invece.... Oppure è l’occasione per cucinare qualcosa che so di certo che piace solo a me, ad esempio un pasticcio (nel senso vero del termine) di cavolfiore lesso e riso basmati. Io ho il vizio di cenare con la radio accesa e sfogliando una rivista, lo so che non si fa, ma fa compagnia. L’importante anche in questo caso è non trascurare i dettagli e apparecchiare la tavola con cura. Tovaglia colorata a fiori e piatti bianchissimi o viceversa un runner di colore grezzo, stoviglie dai colori autunnali (io adoro un servito di piatti color prugna che mio marito non sopporta) e un bicchiere colorato. Fa la differenza tra cenare da soli e cenare con se stessi, non ricordo dove l'ho letto, ma mi sembra perfetto.



RISOTTO AL LIMONE CON LA ZUCCA




Ingredienti per 4 persone:

320 gr di riso (ho utilizzato un riso Carnaroli)
500 gr di zucca butternut già pulita
1 piccola cipolla rossa di Tropea
2 dl di vino bianco secco
1 litro di brodo vegetale
1 limone bio
olio extra vergine di oliva
sale
sale nero di Cipro


Prepara prima la zucca.
Privala della buccia esterna, lavala e taglia la polpa a cubetti regolari, per facilitarne la cottura uniforme.
Metti qualche cucchiaio di olio extra vergine di oliva in una ampia padella antiaderente e lascialo scaldare.
Quando l’olio è caldo aggiungi i cubetti di zucca, un pizzico di sale e lasciali cuocere, scuotendo la padella di tanto in tanto.
Se si attaccano, bagna con poco brodo caldo (quello con il quale cuocerai il risotto).
I cubetti di zucca sono pronti quando sono teneri, ma ancora interi e non disfatti. Io ho impiegato circa 15 minuti, ma dipende dalla dimensione dei pezzetti.
Quando la zucca è pronta, c’è un’ultima operazione prima di preparare il risotto.
Lava e asciuga il limone e grattugia finemente la buccia (servirà per decorare alla fine), quindi spremilo e conserva il succo.
A questo punto prepara il risotto.
Lava e affetta la cipolla molto sottile.
Falla stufare in una casseruola con 4 cucchiai di olio extra vergine di oliva e 4 cucchiai di acqua fredda.
Quando è morbida e ben rosolata, aggiungi il riso e fallo tostare fino a quando diventa traslucido.
Bagna con il vino bianco, lascia evaporare e e porta il riso a cottura, unendo poco alla volta il brodo vegetale (potrebbe non servire tutto).
Dopo una decina di minuti – quindi più o meno a metà cottura del riso – aggiungi al risotto 8 cucchiai di succo del limone spremuto e termina la cottura del riso aggiungendo il brodo quando serve.
Quando il risotto è pronto, toglilo dal fuoco, aggiusta di sale se necessario e servilo decorando ogni piatto con qualche cucchiaio di cubetti di zucca, le zeste di limone e una piccola macinata di sale nero, il gusto forse non cambia granchè, ma l’effetto decorativo è molto carino.

EASY: quasi un piatto unico perfetto per una cena solitaria. Aggiungi una porzione di frutta cotta e speziata (perfette in questa stagione le mele al forno con la cannella e il limone).



CHIC: qualche cena fa ho provato una variante, aggiungendo insieme alla zucca dei piccoli gamberetti appena scottati in una padella antiaderente. L’ho servito con un vino bianco e frizzante e ci è piaciuto così.


venerdì 14 ottobre 2016

Pavlova di fine estate .. molto in ritardo (con ricotta e pesche tardive)

Non sono affatto tecnologica, non uso facebook né twitter, non ho whatsApp e neppure uno smartphone, ma un telefonino ‘vintage’ che conservo gelosamente (perché se si rompe…non esistono più in giro cose simili!) e che serve solo per telefonare, non credo che faccia nemmeno le foto o almeno non ci ho mai provato.
L’unica concessione al mondo digitale sono questo blog e un account su pinterest che mi serve per collezionare immagini meravigliose di cose desiderate e sogni irraggiungibili. Basta. Per il resto adoro la carta, i libri con pagine che scricchiolano quando leggi, le vecchie cartolerie che hanno collezioni di biglietti di auguri, cartoncini colorati e quaderni. Continuo a scrivere tantissimo e per prendere appunti (su tutto, dalle ricette, ai troppi appuntamenti della settimana, alla lista della spesa) ho una piccola agendina con la copertina rosa shocking che ho sempre con me, in borsa. Ha gli anelli e quindi posso aggiungere tutte le pagine che voglio. Al momento è talmente piena che fa fatica a stare chiusa.
Uso il PC solo quando proprio non ne posso fare a meno. In treno sono una delle poche che legge libri e riviste di carta e che non porta mai con sé un tablet. Lo so, è un atteggiamento un po’ paradossale e fuori dal tempo, ma non mi impegno più di tanto a correggerlo. La cosa terribile è che ho una calligrafia bruttissima, disordinata e difficile da leggere al punto che io stessa spesso fatico a capire cosa ho scritto. Mi piacciono da matti le penne stilografiche ma non le posso utilizzare perché ho un modo di tenere in mano la penna talmente strampalato che per scrivere sono costretta a premere molto sul foglio e i pennini - delicatissimi - delle mie adorate penne si spaccano nel giro di poche settimane.
Mi dispiace molto che si sia persa – quasi del tutto credo -  l’abitudine di scrivere biglietti di auguri per i compleanni, per gli anniversari di matrimonio e per gli auguri di Natale. Non so se i bimbi a scuola preparino ancora le letterine per i genitori, con disegni improbabili e calligrafie stentate. Io conservo ancora la prima letterina che mi scrisse mia cugina che ha 5 anni più di me quando ho iniziato la prima elementare. E’ in una scatola di latta insieme ad altri ricordi di carta. Preferivo collezionare bigliettini che sms. Allora ogni tanto per vezzo compro un pacchetto di cartoncini di colore pastello, azzurro chiaro, lilla, crema… dipende dall’ispirazione e li utilizzo per invitare a cena le mie amiche. Fa un po’ sorridere lo so, ma ognuno ha le sue piccole debolezze.
Così è stato quando una quindicina di giorni fa abbiamo festeggiato la fine dell’estate. Il cartoncino per l’invito era verde chiarissimo, la cena per otto persone, solo un antipasto un primo piatto sostanzioso di pesce, frutta e questa pavlova, farcita con una crema di ricotta e robiola e qualche spicchio di pesca. La posto con grande ritardo, lo so e in un momento in cui qui a Torino almeno sembra già autunno inoltrato. Tra l’altro avrei voluto utilizzare dei fichi invecec he le pesche tardive, ma non ne avevo trovati di buoni al mercato ed ho rimediato così. Con i fichi a mio parere è ancora più buona.

P.S. La ricetta per la meringa della pavlova è di Csaba dalla Zorza.


PAVLOVA CON RICOTTA E PESCHE TARDIVE



Ingredienti per 4 pavlove ‘da porzione’ o 8 mini pavlove :


Per la meringa:
50 gr di albumi (circa 2 bianchi d’uovo)
50 gr di zucchero semolato (ho utilizzato lo zucchero Zefiro)
50 gr di zucchero a velo

Per la crema di ricotta del ripieno:
150 gr di ricotta vaccina
150 gr di robiola fresca
80 gr di zucchero a velo

Per decorare:
2 pesche tardive
2 cucchiai di zucchero di canna
Qualche goccia di succo di limone
Zucchero a velo

Prepara le pavlove.
Scalda il forno a 100 gradi.
Rivesti una teglia con carta da forno. Disegna sulla carta dei cerchi che saranno le pavlove che vuoi realizzare: 4 del diametro di circa 8 cm oppure 8 più piccole (diametro 5 cm), sono di aiuto per fare pavlove più regolari.
Gira la carta in modo che il disegno resti sotto e imburra leggermente e infarina la parte dove appoggerai le pavlove.
Mescola insieme i 2 tipi di zucchero e suddividi il composto di zucchero in due parti.
Metti in una ciotola gli albumi e inizia a montare con un frullino o un mixer. Dopo qualche minuto aggiungi la metà del composto di zucchero e continua a montare fino a quando gli albumi saranno a neve ben ferma.
A questo punto incorpora a mano l’altra metà dello zucchero agli albumi montati, utilizzando una spatola di silicone e facendo attenzione a non smontare il composto.
Quando lo zucchero è tutto incorporato, riempi con la meringa una tasca da pasticcere e forma direttamente sulla teglia le pavlove seguendo il disegno che hai tracciato. Sovrapponi 3 cerchi di meringa per ogni pavlova, in modo da formare dei cestini alti con un incavo al centro.
Cuoci in forno a 100 gradi per un’ora e mezzo (il tempo di cotture dipende un po’ dal forno e dalla dimensione delle pavlove, per quelle più grandi occorrono anche due ore). Lascia raffreddare le pavlove prima di utilizzarle.

Nel frattempo prepara la crema di ricotta.
In una ciotola metti la ricotta la robiola e lo zucchero a velo indicato nelle dosi per la crema (80 gr). Con questa dose di zucchero si ottiene una crema appena dolce. A me piace così, la meringa è già molto dolce di suo, ma ognuno può regolarsi secondo i propri gusti.
Monta i formaggi con un frullino come faresti con la panna, in modo da ottenere un composto soffice e ben amalgamato.
Lascia riposare in frigo questa crema fino al momento di utilizzarla.

Lava le pesche, privale della buccia e suddividile in 6 / 8 spicchi dipende da quanto sono grandi.
Metti gli spicchi in un pentolino con lo zucchero di canna, 4 cucchiai di acqua, qualche goccia di succo di limone e fai scaldare sul fuoco fino a quando lo zucchero sarà sciolto, formando uno sciroppo profumato. Scuoti il pentolini invece di girare le pesche con un cucchiaio in modo da non rovinare gli spicchi che nello sciroppo si ammorbidiscono molto.

Lascia raffreddare le pesche prima di montare le pavlove.

Prima di servire, metti la crema di formaggio all’interno delle pavlove, completa qualche spicchio di pesca e una spolverata di zucchero a velo.


EASY: servite come dessert dopo cena, in questa stagione sostituendo le pesche con scaglie di mandorle abbrustolite.




CHIC: a me piace farle piccole, in modo da inserire all’interno solo un cucchiaino di crema, una grattatina di cioccolato fondente (in estate uno spicchio di fico appunto) e servirle con il caffè dopo cena al posto dei soliti cioccolatini.

venerdì 30 settembre 2016

Penne con fiori di zucchina e pomodori

L’anno scorso avevamo fatto vacanze brevissime e molto tranquille fatte solo di libri e di ore trascorse in un bellissimo giardino sotto il sole. Quest’anno siamo ritornati alla nostra ‘vacanza tradizionale’, lunga e piuttosto ..intensa. Tante camminate – anche faticose talvolta – alla scoperta di posti nuovi, qualche ora dedicata alla lettura, rinuncia a .. qualsiasi forma di vita sociale! Abbiamo di proposito evitato le città e ci siamo limitati a paesini talmente minuscoli che a volte quando uscivamo dopo cena in giro c’eravamo solo noi e qualche signora che passeggiava con il cane, con indosso un pesante maglione di lana e stivali di gomma. Abbiamo fatto una quantità esagerata di fotografie, chilometri di passeggiate, preso tanta pioggia e gustato il silenzio, lontani da macchine, negozi e dai rumori che di solito circondano le nostre giornate. Si scopre una dimensione di vita diversa dalla nostra, in cui i tempi della giornata sembrano dilatarsi e c’è spazio per tutto: una normale giornata di lavoro, tempo per cucinare, per passeggiare, curare il giardino, leggere …. fare quello che si vuole insomma e per stare in compagnia chiacchierando piacevolmente invece che stanchi e stressati da giornate faticose. E ogni volta al ritorno da una vacanza mi ripropongo di portare questo come souvenir (oltre a qualche libro, naturalmente, quest’anno un bel libro di cucina dedicato al Natale ricco di foto meravigliose): imparare a vivere con più calma, non impiegare necessariamente ogni minuto della giornata per ‘fare qualcosa’ , concedersi minuti di sosta e di ‘dolce far niente’. E invece appena rientrata in città, ho ricominciato tutto come prima, mi faccio coinvolgere anche troppo dal lavoro assurdo che sto facendo in questo periodo e non mi rimane spazio per niente altro. C’ è solo una cosa alla quale continuo ad aggrapparmi come alla mia isola di vita normale: cucinare una cena vera, apparecchiare con calma, accendere una candela appena le serate diventano poco più fresche e sedersi a tavola anche un’ora per mangiare lentamente (a volte poi purtroppo, riprendo a lavorare fino a dopo le undici).
Una di queste sere ho preparato per primo piatto questa pasta con gli ultimi fiori di zucca ancora disponibili al mercato: l’avevo sperimentata a giugno, prendendo la ricetta dal blog Fragole a merenda e ci era piaciuta moltissimo. Ho apportato solo alcune modifiche alla ricetta originale che trovate qui (ho utilizzato due diverse varietà di pomodori e un cucchiaino di concentrato, scolato la pasta molto al dente per farla cuocere ancora qualche minuto in padella con il sugo e un po’ della sua acqua e aggiunto il parmigiano alla fine). La ricetta originale la trovate qui, sotto la mia.

PASTA CON FIORI DI ZUCCHINA E POMODORINI




Ingredienti per 4 persone:

320 gr di pasta (io ho usato delle penne ma va bene qualsiasi formato che raccolga bene il sugo)
30 pomodorini varietà ciliegino
10 pomodorini varietà Piccadilly molto maturi
2 cucchiaini di concentrato di pomodoro
20 fiori di zucchina
2 cipollotto freschi
10 cl di vino bianco secco
3 cucchiai di olio extra vergine di oliva
qualche foglia di basilico fresco
parmigiano grattugiato al momento
sale

Lava i cipollotti e tutti i pomodori.
Togli il gambo e il pistillo ai fiori di zucchina e passala rapidamente sotto l’acqua.
Prepara i pomodorini: togli il picciolo e taglia a metà i ciliegini, in quattro i Piccadilly se sono un po’ più grandi ed elimina i semi il più possibile.
Intanto metti a bollire l’acqua nella quale cuocerai la pasta.
Affetta i cipollotti molto sottili e mettili a stufare dolcemente in una larga padella (perfetto anche un wok) con i tre cucchiai di olio e due cucchiai di acqua.
Quando i cipollotti cominciano a diventare trasparenti aggiungi tutti i pomodori, alza la fiamma e fai insaporire. Aggiungi i fiori di zucca tagliati a listarelle ampie e fai cuocere qualche minuto scuotendo la padella.
Bagna con il vino bianco, abbassa la fiamma e aggiungi il concentrato di pomodoro diluito in poca acqua calda.
Sala secondo il tuo gusto e lascia sobbollire, mescolando spesso (meglio se lo fai scuotendo la padella invece che usando un mestolo). Se il sugo si asciuga troppo, aggiungi qualche cucchiaio di acqua calda. Spengi quando i pomodorini sono disfatti.
Appena l’acqua bolle, aggiungi il sale e cuoci la pasta.
Scolala molto al dente conservando un po’ dell’acqua di cottura.
Aggiungi la pasta nella padella con il sugo di verdure e termina la cottura aggiungendo a più riprese l’acqua che hai messo da parte. La pasta deve ‘risottare’, così resta lucida e il sugo leggermente cremoso.
Prima di servire aggiungi fuori dal fuoco abbondante parmigiano grattugiato e il basilico lavato asciugato e spezzettato con le mani.

EASY: Pranzo in terrazza, fai precedere questa pasta da un aperitivo a base di olive formaggi e focaccia croccante. Per concludere è sufficiente frutta fresca e una pallina di gelato.



CHIC: E’ un piatto rustico dal sapore intenso e gustoso, ma può diventare speciale se servito a cena con una candela accesa, un calice di prosecco fresco e frizzante e la tavola apparecchiata con stoviglie bianchissime.